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Discussione: rifugi antiaerei

  1. #161
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    Re: rifugi antiaerei

    http://i41.tinypic.com/34xgdad.jpg
    sotto all' arengario in piazza duomo a milano c' era un rifugio antiaereo ?
    secondo l' immagine , si vede una porticina a fianco del passaggio dei tram con su scritto "ricovero" .
    per i forumisti made in milan , cosa c' e' adesso ?

  2. #162
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    Re: rifugi antiaerei

    Bellissima immagine! Sotto piazza Duomo venne costruito un grande ricovero antiaereo. Attualmente è utilizzato dall'ATM Point in metropolitana. L'unica cosa che è possibile vedere sono le colonne portanti.

  3. #163
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    Re: rifugi antiaerei

    La "F" di Genova potrebbe stare per "fossato"?

  4. #164
    Moderatore L'avatar di maxtsn
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    Citazione Originariamente Scritto da Unternehmen_Bernhard Visualizza Messaggio
    La "F" di Genova potrebbe stare per "fossato"?
    Riapro questo topic per dare alcune indicazioni sul significato di alcune segnalazioni
    I= idrante
    US= uscita di sicurezza
    R= rifugio
    P= pozzo (d'acqua)
    F= fonte (d'acqua)
    __________________________________________________ __________________________________________________ __

    Max

    Frangar non flectar

  5. #165
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    Nel Tunnel - Vita e vite nella Galleria Rifugio di Monfalcone 1943-45

    Mostra fotografica documentale
    da mercoledì 11 maggio fino all'11 giugno 2016 orario 9-13/17-20
    Società Monfalconese di Mutuo Soccorso, via Barbarigo 26, Monfalcone (GO)


    Da più di settant’anni è una presenza appartata e a tratti inquietante: silenziosa e oscura come la sua volta di cemento sgocciolante umidità e calcare. Lontana nella memoria eppure ancora viva nei racconti di chi l’ha vista allora: racconti di terrore e fatti drammatici intessuti in quella che con il tempo si è trasformata in una vera e propria leggenda metropolitana monfalconese. È la galleria rifugio di Salita Granatieri, costruita nel tardo 1943 per offrire protezione agli abitanti della Città dei Cantieri che di lì a breve diverrà bersaglio dei bombardieri alleati. Centinaia e centinaia di vite si sono convogliate in essa e qui hanno conosciuto una nuova realtà macabra e kafkiana: la paura di quelle ore snervanti in cui tutto poteva essere stato ridotto in macerie, rinchiusi nei sei metri per quattro di pietra e cemento del tunnel in una paradossale modernità preistorica. Vite traslate in un luogo assurdo e al tempo stesso razionale, dove tutti a loro modo cercavano di ricreare una quiete domestica a tratti forzata e a tratti indispensabile tra il suono di una sirena d’allarme e l’altra: tutto questo sotto lo spettro del bombardamento aereo.
    Vite diverse per estrazione sociale, censo, età, nazionalità, abito e divisa, tutte giunte in quel luogo che tutto assorbiva e tutto amalgamava. Vite in cerca di protezione e vite spezzate. Vite che hanno lasciato testimonianze, alcune delle quali ancora nitide quasi fossero fotografie quadrimensionali di quei momenti. I casi sono moltissimi e ci delineano le storie di uomini e donne a volte diversissime tra loro e separate da nette contrapposizioni. Vite di giovani, anziani e bambini. Vite di civili, e militari, siano stati essi italiani o tedeschi e, dopo il 1° maggio del 1945, truppe del Commonwealth ma già non c’erano più gli allarmi aerei e la galleria era diventata un deposito di memorie. In questa ci fu la presenza contemporanea dei più divergenti ideali politici: cattolici e comunisti, così come truppe di occupazione tedesche e membri di organizzazioni fasciste, riunite in un grande caleidoscopio di esistenze che può divenire un vetrino di esperimento per analizzare il nostro territorio durante il più grande incubo della sua storia travagliata.
    Quasi ogni aspetto di quel periodo può trasparire dalle testimonianze del tunnel: dal 1944, anno della sua apertura e dei primi sanguinosi bombardamenti aerei su Monfalcone,passando per i venti drammatici mesi della famigerata Operationszone Adriatisches Küstenland, fino ai giorni subito successivi alla Liberazione e al passaggio della città sotto il Governo Militare Alleato. Proprio in questo periodo, a guerra conclusa, avvenne infatti l’ultimo drammatico atto della storia che il tunnel ci permette ancora oggi di analizzare: la morte di alcuni recuperanti.
    La mostra “Nel Tunnel: vita e vite nella Galleria Rifugio di Monfalcone 1943-45”, ospitata e promossa dalla Società Monfalconese di Mutuo Soccorso e patrocinata dal Comune di Monfalcone, per la prima volta si prefigge di raccontare questa storia. Dopo un approfondito studio documentaristico svolto presso l’Archivio Storico del Comune di Monfalcone e condotto in collaborazione con lo storico e speleologo del Club Alpinistico Triestino Maurizio Radacich che introdurrà la mostra, Pietro Commisso cercherà di ricostruire un quadro umano e psicologico delle ore vissute dai monfalconesi all’interno della Galleria Rifugio. Analisi condotta attraverso i numerosi e interessanti reperti rinvenuti durante il lungo studio svolto sul campo e confermata da testimonianze storiche documentaristiche e da quelle dei testimoni oculari. A corredare questo viaggio nella memoria vi saranno numerose fotografie e documenti inediti, oltre all’esposizione di tutti i reperti rinvenuti. L’inaugurazione della mostra si terrà presso la sede della Società Monfalconese di Mutuo Soccorso in via Barbarigo 26 a Monfalcone, alle ore 18 di sabato 7 maggio.
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    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

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