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Discussione: S.T. Barbadoro Sergio

  1. #1
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    S.T. Barbadoro Sergio

    Qto è un racconto dettagliato sull'eroica resistenza di un gruppetto di artiglieri italiani contro le forze americane in avanzata verso Palermo.Penso che il gesto eroico del gruppo e che costò la m.a.v.m. al S.t. barbadoro valga la pena di essere riportata.

    ".... Palermo, in codice "Difesa Porto "N"", è affidata al gen. Giuseppe Molinero. Non eccessivamente consistenti le forze a sua disposizione, cui tuttavia viene aggregato in rinforzo sin dai primi di luglio anche il I gruppo da 100/17 del 25° Rgt. art. "Assietta", inizialmente dislocato nella zona presieduta dall'omonima divisione tra Partanna e S. Ninfa. L'arco difensivo disposto intorno alla città* è piuttosto vasto e comprende più paesi che, da est verso ovest, sono: Isola delle Femmine - Capaci - Carini - Monreale - Altofonte - Belmonte Mezzagno - Gibilrossa - Misilmeri - Altavilla Milicia.
    In questo marasma generale, il S. Ten. Barbadoro è comandato di predisporre un piccolo caposaldo a Portella della Paglia, così da sbarrare per quanto più sia possibile il passaggio al nemico, che rapidamente giunge dall'entroterra. Così quel manipolo di soldati, come ordinato, prende posizione, pronto ad assolvere una disperata difesa dal sapore aristocraticamente antico. Corre subito alla mente, infatti, il memorabile episodio in cui Leonida I, re di Sparta, con soltanto 300 dei suoi opliti nel 480 a.C. seppe infliggere notevoli perdite e frenare a lungo alle Termopili la soverchiante forza del temibile esercito persiano di Serse.
    Il cannone ippotrainato da 100/17 viene posizionato nel punto migliore. L'ufficiale sa bene usare l'arma affidatagli, ma è la responsabilità* della vita dei suoi soldati che maggiormente lo preoccupa....Il punto da presidiare è strategicamente ottimo per la difesa.... Nello specifico, il teatro circostante è caratterizzato da una cruda vegetazione, due alte cime ai lati che fanno da cornice ad un'ampia vallata che si distende a perdita d'occhio. Fra le ripide pareti di questa gola rocciosa si snoda una piccola strada che, serpeggiando prima di passare per la strettoia della portella in direzione del capoluogo, si presta da quel punto ad un efficace tiro di artiglieria. Se a questi dati tecnici si aggiunge la fede che l'ufficiale deve aver evidentemente trasfuso nei suoi sottoposti, allora è facile concludere che in quei momenti qualcosa di grande deve essere accaduto, rendendo quel luogo come tempio munito, una fortezza mistica, una roccaforte armata da una comunione d'intenti, un incendio di spiriti
    ...Poco dopo il tramonto, mercoledì 21 luglio 1943, il magg. Francesco Morelli riceve l'ordine dal gen. Molinero di compiere un'accurata ricognizione informativa lungo la linea predisposta a difesa della città* in direzione sud. Presa dunque la via su di una camionetta con due soldati, l'ufficiale d'ispezione giunge al varco dove Sergio vigila con i suoi. Così Morelli scrive nel suo rapporto: "Raggiunta la linea predetta nella zona di Portella della Paglia trovai un pezzo anticarro.... a sbarramento delle provenienze da S. Giuseppe Jato... comandato dal sottotenente Barbadoro Sergio del I gruppo del 25° artiglieria "Assietta".... Il piccolo presidio dal punto di vista difensivo è ottimo, domina tutta la valle ed è l'unica strada da questo versante che possa consentire la discesa per Palermo. In più, la carreggiata è così stretta da costringere qualsiasi autocolonna a procedere in fila indiana e da rendere i mezzi in testa facile bersaglio....Prima di andar via Morelli ha la conferma della stoffa di cui è fatto il Nostro: "Il sottotenente Barbadoro, con il quale mi soffermai cordialmente a parlare, mi sembrò molto rincuorato, e nello stesso tempo potetti scorgere dalle sue parole che aveva effettivamente del coraggio e possedeva nobili sentimenti di amor proprio". Non un cieco temerario dunque ha di fronte il Maggiore in quella notte, ma un uomo ben consapevole dell'effettivo pericolo e nonostante ciò pronto a tutto pur di eseguire quanto gli è stato ordinato. Il tempo passa, e sono già* le 4 del mattino. "Assicuratomi - continua il rapporto - che tutti gli elementi della difesa erano perfettamente a posto, mi accinsi a partire. Il sottotenente mi si avvicinò e stringendomi la mano mi disse: "Signor Maggiore stia tranquillo che di qui non passeranno, farò io stesso il puntatore e con i miei soldati non molleremo""
    ....Sono da poco passate le ore 9. Ben appostati e silenziosi i nostri attendono che il nemico si faccia avanti il più possibile, fino a quando non si offra nitidamente al congegno di puntamento dell'obice da 100/17. La tensione sale ai massimi livelli, la mente sgombra da pensieri superflui.
    Dopo aver percorso diversi chilometri....gli Americani sono quasi arrivati al punto d'impatto. Ma non è stata certo una passeggiata inerpicarsi fin lassù, " perché la strada per Palermo - scrive un ufficiale italo-americano - attraversava uno dei terreni più tortuosi della Sicilia, dove le montagne raggiungevano i 1200 metri e oltre, e le pessime strade erano piene di vertiginose curve a zigzag e di ponti dove imboscate e sabotaggi potevano facilmente rallentare l'avanzata e infliggere considerevoli perdite".
    Ci siamo. Da lontano si scorgono le prime imponenti sagome dei carri armati, terrificanti. Ma Sergio rimane fermo. Al suo posto. Niente e nessuno lo può distogliere dal restare sul suo pezzo. In piedi! Il nemico è arrivato, è lì, e deve sapere che c'è ancora qualcuno disposto a non cedere nemmeno di un passo. Tutta una vita scorre davanti, mentre all'avvicinarsi il metallico procedere dei cingoli avversari rumoreggia minacciosamente. Avanzano. Tutto pare come prossimo a scivolare via. Più vicina la morte, più potente il desiderio di vita. Attimi infiniti, fatti di ricordi, affetti, colori e odori che forse non torneranno più. Qualcosa di straziante e sublime al contempo si compie, non la paralisi ma l'ardimento s'impossessa di lui, sostenendolo, rincuorandolo, rinforzandolo, eccelsamente. In quei minuti che precedono l'inizio dello scontro l'ufficiale italiano sente il suo cuore palpitare come cento e più tamburi ritmicamente percossi ad una grande parata. Ogni cosa intorno appare straordinaria, nonostante tutto, e finanche lo scoramento per il fatto di sentirsi isolato, tagliato fuori dal resto delle nostre forze, si trasforma divenendo carica, concentrazione massima.... Quella terra che lui difende ed onora non gli è estranea: si sente siciliano, così come piemontese, pugliese, emiliano, sardo, molisano. Lui è Italiano. La Patria è in pericolo, il nemico l'ha invasa e lui, pur così giovane, già* possiede un alto e chiaro senso del dovere. Quel principio morale che una volta sposato non lascia spazi per nessuna forma possibile di divorzio. Costi quel che costi bisogna restare sul posto e fermare il nemico. La canzone del Piave echeggia nelle sue orecchie, mentre i chiassosi avversari vengono avanti calpestando il suolo d'Italia.
    à? il momento della verità*. Gli occhi dei presenti, sgranati, si scrutano vicendevolmente. C'è timore ed orgoglio. La visione di quei mostri d'acciaio deve aver necessariamente suscitato assieme paura e fiera determinazione allo stesso tempo....Il dado è tratto. Tutto è pronto. Ognuno è al suo posto. Lo scenario di morte e gloria è allestito. Gli Americani procedono nella polvere, perfettamente incolonnati lungo la strada, circospetti ma ignari dell'imminente portata dell'ostacolo.... I primi mezzi vanno in ricognizione ed imboccano quindi l'ultima curva prima di trovarsi a diretta portata di tiro del cannone italiano. Fa da battistrada un carro pattuglia con sei uomini. Eccoli! Fuoco! Un sibilo. Colpito! Il veicolo avversario esplode fragorosamente con i suoi occupanti. Si spara con tutte le armi a disposizione, nel disorientamento degli Statunitensi. Tre mezzi corazzati nemici sono così inchiodati, due incendiati. Chi mai ancora resiste? Quanti saranno? La colonna nemica a questo punto è costretta a segnare il passo. Guai in vista. "Il cannone - scrive un reporter americano presente quella mattina - che stava fermando tutta la nostra armata era in una posizione peculiare intorno di un promontorio fuori dalla nostra vista, era piazzato attraverso la gola 500 jard distante da noi, cosicché poteva sparare appena qualcosa si mostrava fuori del promontorio. Saremmo sicuramente morti se avessimo sporto la testa fuori della curva. Evidentemente i soldati che manovravano il cannone erano uomini decisi". Il nemico prende le sue contromosse, lecite e non. Secondo fonti attendibili, infatti, come riporta il relatore nel suo memoriale, gli Americani hanno legato ai propri automezzi di prima linea dei prigionieri italiani, catturati mentre questi stavano minando la strada. Questo vile espediente avrebbe dovuto far sì che qualsiasi offensiva si sarebbe dovuta paralizzare sul nascere. Avranno pensato: gli Italiani sono troppo teneri di cuore per aprire il fuoco, col rischio di colpire i propri commilitoni. Errore. Un buon militare nei momenti critici deve saper prendere decisioni rapide ed anche freddamente porre tra parentesi il proprio senso umanitario che lo porterebbe istintivamente a salvare i malcapitati in ostaggio; ma è proprio la lucida moralità* del soldato con gravose responsabilità* che sprona all'adempimento del proprio compito, per necessità*, perché così gli è stato insegnato, perché così è giusto che faccia. Gli ordini, soprattutto in guerra, non si discutono. Si eseguono.
    Lo scontro va avanti per ore. E altri, da entrambi gli schieramenti, cadono sul campo di battaglia. Belden racconta ancora: "Una volta un nostro soldato si affacciò sopra la collina. Un proiettile immediatamente gli portò via la testa. Il colonnello comandante la nostra guardia avanzata inviò un immediato ordine per un plotone di uomini in camionetta. Essi vennero avanti e smontarono sotto di noi. Mentre essi facevano questo, un rumore come un fischio di uccello passante si sentì basso sulla testa ed una falda di roccia cadde giù sulla strada. Fucilieri stavano sparandoci dalla collina dietro a noi. Dimenticando cosa stava accadendo nell'aria dietro a noi gli uomini salirono la collina per aprirsi la strada verso il cannone". La faccenda sta diventando assai complicata per le truppe stelle e strisce. I nervi saltano. "Il colonnello - continua il giornalista - prese un fucile dalla camionetta e salì sulla collina anche lui dicendo "Dannato se non riesco a piantare un colpo in quella postazione". Ma nulla pare riesca a far tacere la nostra difesa. Quel cannone e quei pochi soldati italiani non sloggiano. Lo scontro anzi aumenta d'intensità*, costringendo persino un alto ufficiale americano a spingersi fino alla linea di fuoco per tentare di sciogliere il bandolo dell'intricata matassa: "Un brigadiere generale in uniforme di gabardine venne su guidando elegantemente la camionetta e dopo affrettato colloquio con l'ufficiale sul posto ordinò che un cannone d'assalto competesse con il mortifero 155 nemico". Le cose volgono al peggio per Barbadoro e gli altri. Ma intanto si combatte. Dopo un po' di tempo, morti o feriti i serventi al pezzo, il nostro ufficiale ripone l'arma d'ordinanza e furioso nello sguardo ma intimamente sereno come chi è ormai al limite delle proprie forze continua da solo far fuoco col suo cannone.
    "Fu portato su un camion cingolato. Sul camion, che stava per competere con il pesante tedesco [evidentemente si credeva che l'arma fosse di fabbricazione germanica] c'erano il sergente Hatfield, il caporale Ruling, il caporale Edniger ed il soldato Shoemaker rapidamente prese un proiettile, lo mise nella bocca da fuoco e la chiuse. Ruling tirò la cordicella, vi fu un forte rumore ed il fianco della collina tremò. Avevano colpito al primo colpo. Attraverso alla pianura c'era un bruciare di fiamme e una nube di fumo. In rapida successione Ruling tirò la cordicella nove volte. Attraverso la polvere ed il fumo, attraverso la fiamma noi vedemmo delle figure rotolanti. Tutte furono subito avviluppate in una violenta nube di fiamme, mentre le munizioni del nemico saltarono e colpirono l'aria di acuti rumori". Qualcuno ancora spara, ma la resistenza è spezzata. à? la fine. I soldati di Patton ora possono riprendere la loro marcia verso la grande città* portuale, ma soltanto dopo diverse ore dall'inizio dello scontro. Sergio Barbadoro muore sul proprio pezzo, mantenendo alta l'antica tradizione dell'Artiglieria secondo cui l'ufficiale di quest'Arma, ove necessario, cada sul pezzo piuttosto che consegnarlo al nemico. Gli Statunitensi passano, facendo anche qualche prigioniero fra i superstiti. Sfilano dinanzi a quel soldato, ancora tenacemente aggrappato al congegno di puntamento. Il valico che per ore non erano riusciti a conquistare adesso è sgombro.
    La mancata esecuzione degli ordini di Guzzoni di rendere inutilizzabili le opere portuali, nonché ovviamente quello di difendere la città* "ad oltranza" macchia ingiustamente l'operato di tanti altri che invece adempirono alle consegne ricevute. à? una condanna senza appello per i responsabili di una simile defezione, che tuttavia rende, certo involontariamente, ancor più generoso il sacrificio dei nostri in quel di Portella della Paglia (così come in vari altri luoghi).
    ...Appena tre anni dopo il suo decesso,... la giovane Repubblica gli conferiva il 4 novembre 1946 la medaglia d'argento al valor militare (alla memoria). Questa la motivazione ufficiale: "Comandato a sbarrare, con un pezzo, un passo di montagna all'avanzata di una colonna corazzata nemica, animava i suoi uomini trasfondendo in loro la sua fede. Durante l'impari combattimento durato nove ore e reso più aspro dalla mancanza di ostacoli anticarro, senza collegamenti e senza speranza di aiuto infliggeva gravi perdite all'avversario, aggiungendo nuova gloria alle gesta degli artiglieri italiani. Caduti o feriti i serventi continuava da solo a far fuoco sino a quando colpito a morte cadeva sul pezzo assolvendo eroicamente il compito affidatogli. Luminoso esempio di dedizione al dovere. Portella della Paglia (Palermo) 22 luglio 1943"
    [ciao2]
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
    T.Col. Dante Ugo Leonardi 34° rgt ftr Livorno[left:3plznhey][/left:3plznhey]

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Blaster Twins
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    Citazione Originariamente Scritto da totino72

    Luminoso esempio di dedizione al dovere.
    Non c'è altro modo di definirlo!!!Onore!!!
    Ciao![ciao2]
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    ALL THE WAY!

    www.progetto900.com

  3. #3
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    Una delle tantissime Storie di coraggio fino all'estremo sacrificio di tanti Italiani.. Onore a questi Uomini..
    Gigi "Viper 4"

    "...Non mi sento colpevole.. Ho fatto il mio lavoro senza fare del male a nessuno.. Non ho sparato un solo colpo durante tutta la guerra.. Non rimpiango niente.. Ho fatto il mio dovere di soldato come milioni di altri Tedeschi..." - Rochus Misch dal libro L'ultimo

  4. #4
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    Luminoso esempio di dedizione al dovere

    Questa frase dice tutto!!!
    Un racconto che mi son letto tutto d'un fiato,splendido.

  5. #5
    Utente registrato L'avatar di cipolletti vincenzo
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    si onore d'accordo,ma conoscendo i retroscena dell'operazione
    huski quante vite sprecate,gli accordi prima dello sbarco,
    la mafia che aveva pianificato quasi tutto gli americani
    che credevano di andare in vacanza e la maggioranza degli
    italiani se la dava a gambe.

  6. #6
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    Letto d'un fiato!

    Bello!

    Molto significativo che per un atto di tale portata sia stata concessa "solo" la medaglia d'argento.
    Circostanze analoghe in altre guerre o in altre battaglie avrebbero avuto la più alta onoreficenza al Valor Militare.

    Da dove hai tratto la storia?

    ciao
    marcuzzo
    Il mio avatar è la foto di Arthur Kueger, Feldwebel ferito a Stalingrado, mancato nel gennaio 2009

  7. #7
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    [ciao2] pensate ragazzi che ogni giorno passo davanti al monumento eretto in sua menoria a portella della paglia(PA)per andare a lavorare a Palermo,conoscevo la sua storia letta su internet.Onore a questo eroe
    nascar

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Viper 4

    Una delle tantissime Storie di coraggio fino all'estremo sacrificio di tanti Italiani.. Onore a questi Uomini..
    Quoto.

    Davvero un bel racconto grazie totino per avercelo fatto conoscere.
    Chiedo a nascar: se ti è possibile fai qualche foto e postala sarà* sicuramente gradita.
    Grazie
    luciano

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da cocis49
    Davvero un bel racconto grazie totino per avercelo fatto conoscere.
    Chiedo a nascar: se ti è possibile fai qualche foto e postala sarà* sicuramente gradita.
    Grazie
    Ottima idea, grazie Totino per aver raccontato questa splendida storia. [ciao2]

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da cocis49

    Citazione Originariamente Scritto da Viper 4

    Una delle tantissime Storie di coraggio fino all'estremo sacrificio di tanti Italiani.. Onore a questi Uomini..
    Quoto.

    Davvero un bel racconto grazie totino per avercelo fatto conoscere.
    Chiedo a nascar: se ti è possibile fai qualche foto e postala sarà* sicuramente gradita.
    Grazie
    per cocis vi posto una foto trovata in rete


    [ciao2]

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    nascar

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