Citazione Originariamente Scritto da libelle
Vorrei fare una precisazione riguardo al mio ultimo intervento in quanto evidentemente non mi sono spiegato con chiarezza.
Ogni aeromobile che viene portato in aria e sottoposto a manovre acrobatiche viene inevitabilmente sollecitato. I warbirds sono effettivamente di costruzione molto robusta, tuttavia a meno che non siano stati ricostruiti praticamente ex-novo, hanno parti strutturali con una lunga memoria di stress che inizia almeno settanta anni prima...
Concordo in larga parte con le tue parole e ti ringrazio per le utili e puntuali precisazioni. Vorrei aggiungere soltanto un paio di cose: spesso ci si dimentica che un aereo da combattimento non è una macchina nata per "durare". Se oggi le moderne e sofisticate tecnologie ingegneristiche aerospaziali (nonchè il costo esorbitante degli apparecchi...) consentono di realizzare aerei da combattimento destinati a restare in servizio per un periodo di venti o trent'anni, nel corso della seconda guerra mondiale, e in condizioni di combattimento reali, il ciclo di vita di queste macchine era di pochi mesi, se non di poche settimane: quale caso estremo penso a molti aerei da caccia sovietici, costruiti facendo ricorso a cellule e rivestimenti di fabbricazione lignea assemblati tramite particolari tecniche d'incollaggio , le cui strutture finivano irrimediabilmente per cedere dopo pochi mesi d'utilizzo. L'attenzione dei progettisti era interamente concentrata sulle prestazioni e sull'efficienza bellica dei velivoli: problemi quali, appunto, la resistenza a fatica delle componenti strutturali, il logorio degli organi meccanici, i fenomeni dovuti al deterioramento e alla corrosione dei materiali erano tenuti solo marginalmente in considerazione. La particolare robustezza di alcuni tipi di apparecchi (specialmente quelli di fabbricazione anglo-americana o di quelli destinati all'utilizzo sulle portaerei) era dovuta alla necessità di resistere alle violente sollecitazioni peculiari al loro particolare utilizzo o all'esigenza di resistere ai danni inferti sul campo di battaglia, ma queste caratteristiche dovevano allo stesso tempo conciliarsi con la necessità di contenere al massimo i pesi delle cellule allo scopo di lasciare spazio al carico bellico, al carburante e all'eventuali protezioni per il pilota e i membri dell'equipaggio senza per altro penalizzare le prestazioni generali dell'apparecchio. Se poi a tutto ciò aggiungiamo le condizioni spesso assolutamente primitive nelle quali queste macchine erano chiamate ad operare, in mano a piloti inesperti, esposte a condizioni ambientali estreme, con una manutenzione ridotta al minimo indispensabile, ci si rende facilmente conto che ogni qual volta un Hurricane o uno Spitfire si rialzano oggi in volo è come se stessimo assistendo a una sorta di piccolo "miracolo".