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Ops mi sono accorto adesso che non la aveva postata tutta ecco qui il resto
Da questo momento e per due giorni, vi furono aspri combattimenti con le unità* dell`Asse che, oramai spinte solo dalla forza della disperazione, cercavano di aprirsi un varco verso ovest.
I sovietici fecero un gran numero di prigionieri e, entro la sera del 22, solo alcuni piccoli gruppi di nemici si muovevano ancora, il resto era o morto o prigioniero.
In alcune zone, le unità* circondate si disposero a istrice e resistettero tenacemente; il caso più notevole fu ad Arbuzovka, dove circa 6000 uomini della 298a divisione di fanteria insieme ad alcune camicie nere occuparono una posizione soprelevata e resistettero, per ben quindici volte, a tutti i tentativi di rompere la loro linea. Il 25 dicembre giunse sul campo la 44a Divisione Fucilieri della Guardia; il che consenti all`Armata Rossa, dopo una preparazione d`artiglieria di 30 minuti, di effettuare un nuovo attacco che si concluse con la cattura di 2.773 prigionieri.
Capitolo 4: Esecuzione, Seconda Fase, Tatsinkaya.
Dopo quattro giorni di combattimento, la 35a Divisione Fucilieri della Guardia aveva catturato 10.443 prigionieri e ucciso 9.996 uomini; il 26 dicembre, avendo completato con successo la sua missione, si mosse verso sud ovest per unirsi nell`attacco a Chertkovo.
Continuava tuttavia a esistere un largo vuoto tra il 24°, il 25° Corpo Corazzato e le divisioni di fanteria che seguivano; inoltre, i due corpi mancavano delle forze di fanteria necessarie sia per chiudere il varco, sia per scortare la massa di prigionieri. Questo fatto consentì a gruppi formati da centinaia o da migliaia di uomini di sfuggire all`accerchiamento e di unirsi alle guarnigioni accerchiate.
Più a sud, il compito di bloccare le vie di fuga fu affidato al 6° Corpo Fucilieri della Guardia in collaborazione con il 18° Corpo Corazzato che, in una rapida operazione, occuparono Verkhne-Chirskii e chiusero ogni via di fuga alle forze dell`Asse che ancora resistevano lungo il Don, catturando per il 25 dicembre oltre 15.000 prigionieri.
Intanto, la 3a Armata della Guardia doveva occupare le posizioni tedesche a Krasnokutskaya e Chernyshevskaya che, come abbiamo visto, avevano resistito a tutti gli assalti nei giorni precedenti.
A questo scopo, si procedette a sviluppare una penetrazione in direzione di Kruzhilin, accerchiando in città* la 7a Divisione di Fanteria rumena, mentre, a Kashary, unità* della 2a e 3a brigata meccanizzata incontrarono gli elementi di testa della 1° Armata della Guardia, completando così l`accerchiamento dell`VIIIa Armata italiana, di tre divisioni della IIIa Armata rumena e della 62a Divisione di Fanteria tedesca.
Le unità* rumene, denominate I° Corpo d`Armata, vennero rapidamente distrutte non appena le loro difese collassarono sotto i colpi della 278a Divisione Fucilieri. Questa immediatamente si mosse verso ovest, colpendo la divisione Sforzesca. In poco tempo l`intero nucleo delle difese dell`Asse a nord di Bokovskaya era completamente distrutto, rendendo le posizioni a Krasnokutskaya e Chernyshevskaya estremamente vulnerabili, Infatti, in questo settore (dove per altro già* il 19 dicembre la 50a Divisione Fucilieri della Guardia era riuscita ad avanzare per due kilometri occupando il villaggio di Fomin) il 21 dicembre sul fianco destro della divisione, fu operato uno sfondamento della linea tedesca da parte della 14a Divisione Fucilieri e della 2a brigata meccanizzata della guardia. Questo fatto costrinse le due divisioni tedesche nella zona (294a Divisione di Fanteria e la 22a Divisione Panzer) a ripiegare verso sud, cercando di rallentare l`avanzata sovietica e, allo stesso tempo, di riunirsi con i rinforzi provenienti da sud. Proprio in conseguenza di questa manovra, il 23 dicembre, dopo una settimana dal primo tentativo, la 203a Divisione Fucilieri prese Krasnokutskaya e il giorno seguente iniziò l`inseguimento delle forze nemiche in ritirata.
Quello stesso giorno, nelle retrovie tedesche veniva occupata Milyutinskaya e, entro sera, l`intera ala sinistra del distaccamento d`armate Hollidt era stata distrutta o messa in ritirata. I resti delle unità* rumene e italiane si muovevano verso Morozovsk, mentre le unità* tedesche ripiegavano più o meno ordinatamente nella stessa direzione. Era evidente che la situazione stava rapidamente volgendosi al peggio per le forze dell`Asse e che occorreva mandare immediatamente rinforzi nell`area, per turare la falla che si era venuta a creare nello schieramento tedesco e che cominciava ad assumere l`aspetto di una minaccia verso l`intero gruppo d`armate sud.
Per evitare che questa eventualità* si verificasse, fu ordinato alla 19a Divisione Panzer di prendere posizione a ovest di Strel`tskova per bloccare l`avanzata sovietica verso occidente e, possibilmente, per liberare la guarnigione circondata a Chertkovo.
Per riempire il vuoto che si era creato con il collasso italiano, venne creato un nuovo quartier generale denominato Distaccamento di armate Fretter-Pico, che radunava, oltre al nucleo del XXX° corpo d`armata tedesco, anche i resti di tutte le unità* italiane, rumene e tedesche nell`area. Il suo compito era tenere il fronte nell`area compresa tra la posizione del Corpo Alpino italiano e il distaccamento di armata Hollidt.
Fretter-Pico ordinò così alla 304a divisione tedesca di occupare l`area tra Millerovo e il fiume Donets e di ristabilire le comunicazioni e una linea di rifornimento con la guarnigione isolata a Millerovo (3a Divisione di Montagna). Il compito di bloccare l`avanzata del 24° e 25° Corpo Corazzato fu affidato alla 306a Divisione di Fanteria e all`8a Divisione da Campo della Luftwaffe; questi dovevano ripiegare a sud, fino a incontrarsi con la 294a Divisione di Fanteria e con la 22a Divisione Panzer, provenienti da Krasnokutskaya, e stabilire così una solida linea difensiva per impedire ai sovietici di occupare Tatsinkaya e Morozovsk e, quindi, tagliare la linea di rifornimento con Stalingrado. Tatsinkaya era l`obiettivo del 24° Corpo Corazzato comandato dal maggiore generale V.M. Badanov.
Alle 22 del 23 dicembre, le tre brigate corazzate del corpo avevano eliminato la resistenza opposta dalla guarnigione tedesca su Skosyrskaya (306a Divisione di Fanteria) mentre il resto delle forze tedesche ripiegava in direzione di Morozovsk.
Il generale sovietico si trovava di fronte a un bivio decisionale: da una parte era a corto di uomini e mezzi e avrebbe dovuto aspettare l`arrivo della 24a brigata motorizzata, che era rimasta indietro per recuperare tutti i mezzi che erano stati danneggiati durante l`offensiva (ma facendo così avrebbe perso l`elemento sorpresa, consentendo ai tedeschi di rafforzare le loro posizioni), oppure poteva effettuare un attacco quella notte stessa e prendere Tatsinkaya, protetta solo da una piccola guarnigione di 120 uomini con un cannone da 88mm e sei cannoni da 20mm.
Badanov decise di correre il rischio, essendo ben conscio dell`enorme importanza che la base di rifornimento di Tatsinkaya aveva per i tedeschi. Così, dopo avere fatto riposare le truppe solo per alcune ore, la notte tra il 23 e il 24 dicembre le tre brigate si mossero verso sud- ovest, non incontrando nessuna resistenza e giungendo nei pressi dell`obiettivo alle 7 del 24 dicembre.
In quel momento, il fronte si estendeva per 340 km dal Don nei pressi di Novaya Kalitva fino a Millerovo, quindi piegava ad est e passando per Ilinka e raggiungendo il Chir nei pressi di Chernyrshkovskii.
Nonostante il fronte fosse enormemente esteso al di là* delle possibilità* effettive delle armate impiegate, la Stavka ordinò lo stesso di procedere con l`offensiva. Per questo Vatutin lo stesso giorno diramò nuovi ordini alle sue unità*.
La 6a Armata e la 1a Armata della Guardia dovevano difendere le posizioni e, allo stesso tempo, eliminare i nemici circondati a Millerovo, Gartmashevka e Chertkovo.Il 18° Corpo Corazzato, assieme alle altre unità* mobili della 3a Aarmata della Guardia, doveva lanciare un attacco in direzione di Tatsinkaya e Mozovsk, seguendo la scia di Badanov; quindi, insieme alle unità* della 5a Armata Corazzata e della 5a Armata d`Assalto, distruggere il XXXXVIII Panzer korps nella zona di Tormosin.
L`8° Fliegerkorp, che aveva il controllo dell`aeroporto ed era a conoscenza del pericolo che si avvicinava, non aveva però il diritto di ordinare l`evacuazione dell`aeroporto e dell`enorme magazzino che vi si trovava, avendo ricevuto l`ordine di difendere la posizione con le esigue forze a disposizione. In aiuto degli attaccanti venne anche una fitta nebbia che coprì l`area, impedendo che la guarnigione tedesca potesse vedere cosa si stava preparando. Alle 7.30 le katiuscha di Badanov aprirono il fuoco sulle posizioni tedesche, mentre le tre brigate corazzate si mossero per attaccare l`aeroporto: una brigata (130a brigata corazzata) attraversò il villaggio e attaccò l`aeroporto, mentre un'altra (54a brigata corazzata), dopo avere fatto un largo giro, attaccò da sud; infine, la 4a brigata corazzata attaccò il villaggio di Talovsky. Tuttavia, mentre avvenivano questi combattimenti, Badanov apprese che una colonna tedesca aveva tagliato la strada che univa Skosyrskaya e Tatsinkaya e, benché un attacco da parte di un battaglione corazzato li avesse costretti a sloggiare, appariva evidente che, mentre il 24° Corpo Corazzato si muoveva verso Tatsinkaya, i tedeschi avevano colpito alle sue spalle.
L`aeroporto fu preso senza un grosso combattimento, distruggendo molti aerei mentre cercavano di decollare. Uno fu distrutto quando un T-34 vi si schiantò contro in una missione suicida venendo distrutto con esso. Questa occupazione fruttò un enorme bottino.
La perdita della città* fu un durissimo colpo per i tedeschi dal momento che ora tutti i rifornimenti verso la VIa Armata a Stalingrado avrebbero dovuto decollare molto più a est, diminuendo di efficacia.
Sul piano strategico le prospettive per i tedeschi apparivano drammatiche: il grosso del raggruppamento d`armata Hollidt si trovava su posizioni molto più a est, quindi, adesso, correva il rischio di essere colpito alle spalle. Peggio ancora, benché gli ordini della Stavka dicessero di non raggiungere la porta del Caucaso (ma questo ovviamente i tedeschi non potevano saperlo), Tatsinkaya distava da Rostov sul Don appena 130 kilometri, che avrebbero potuto essere percorsi in tre giorni da parte del 24° Corpo Corazzato, chiudendo così la via della ritirata a quasi un milione di soldati tedeschi che sarebbero stati presi in trappola.
A questo punto il feldmaresciallo Von Manstein prese l`unica decisione possibile: tolse una divisione corazzata al corpo d`armata di Hoth per cercare di riprendere Tatsinkaya, ben conscio che questo avrebbe definitivamente posto una pietra tombale sulla VIa Armata.
Hoth infatti era impegnato in durissimi combattimenti per cercare di aprire un varco con l`Armata di Paulus e, ora, gli sarebbero venute a mancare le forze necessarie. Tuttavia, la situazione era critica: la 6a Divisione Panzer (che delle tre a disposizione di Hoth era la più forte, essendo stata inviata direttamente dalla Francia), dopo una marcia forzata, il 27 dicembre, in collaborazione con l`11a Divisione Panzer, chiuse il 24° Corpo Corazzato in una morsa.
Nei giorni precedenti, Badanov si era accorto del pericolo in cui si trovava, era rimasto con solo 58 carri armati di cui 39 erano T34 e 19 T20, ma erano tutti immobilizzati per la mancanza di carburante; inoltre, anche le munizioni iniziavano a scarseggiare. Il 26 dicembre una colonna di 5 autobotti e quattro camion, scortati da cinque T 34, riuscì a raggiungere il corpo circondato, mentre la 24a brigata meccanizzata, che seguiva la colonna di rifornimento, fu bloccata dai tedeschi.
Per cercare di mantenere un minimo di mobilità*, i serbatoi di alcuni carri furono riempiti con la benzina destinata agli aerei tedeschi; ma non ce n`era una grande disponibilità*.
Sempre il 26 dicembre, via radio, il 24° Corpo apprese di essere stato rinominato 2° Corpo Corazzato della Guardia, e che il suo comandante era il primo ad essere decorato con l`ordine di Suvorov appena istituito; quello stesso pomeriggio, il villaggio fu sottoposto ad un pesantissimo attacco.
Così Badanov segnalò ai suoi superiori:
Il Corpo è gravemente a corto di munizioni. Il carburante sostituivo è esaurito. Vi richiediamo operazioni di copertura dall`aria e di accelerare la velocità* di movimento delle unità* destinate a rendere sicuri i guadagni ottenuti. Vi richiediamo il lancio di munizioni per via aerea.
Badanov
In effetti furono fatti dei tentativi per rifornire Badanov dal cielo, ma con scarsi risultati.
Il giorno seguente, il 27 dicembre, i tedeschi rinnovarono i loro sforzi attaccando con violenza l`intero perimetro difensivo sovietico.
Alle ore 18:00 Badanov inviò un messaggio urgente a Vatutin:
Situazione Urgente. Niente munizioni, Niente carri. Pesanti perdite di personale, non posso tenere Tatsinkaya. Chiedo il permesso di rompere l`accerchiamento.
Aerei nemici sull` aeroporto distrutti.
Badanov
A questo punto la situazione presentò delle nette somiglianze con ciò che contemporaneamente stava succedendo ai tedeschi a Stalingrado, ovviamente con le dovute proporzioni: in entrambi i casi, un`unità* si trovava isolata e a corto di rifornimenti e il comandante era costretto a chiedere il permesso di abbandonare la posizione ottenuta.
La risposta di Vatutin fu di mantenere la posizione, ma, se la situazione si fosse volta al peggio, avrebbe potuto agire a sua discrezione.
Badanov decise di resistere; così nuovi lanci di rifornimenti vennero effettuati durante la notte.
Nel seguente rapporto a Stalin (dopo il quale le cose cambiarono), Vatutin relazionò anche sui progressi ottenuti durante l`operazione:
Tutto quello che precedentemente si trovava davanti al fronte, cioè circa 17 divisioni, si può considerare completamente annientato, mentre le basi logistiche sono state da noi catturate.
Abbiamo preso prigionieri oltre sessantamila uomini; un numero non inferiore a questo è caduto in combattimento; per tale ragione i miseri resti di queste ex unità*, attualmente, non oppongono più quasi alcuna resistenza, con rare eccezioni.
L`avversario continua la sua tenace difesa agli attacchi lanciati dalle truppe del fronte nel settore di Oblivskaya-Verchne-Cirskaja.
Nel settore di Morozovsk sono stati catturati ,oggi, prigionieri appartenenti all`1a DivisionePpanzer e all`8° Fliegerkorp che precedentemente erano schierate davanti all`armata di Romanenko [5a Armata Corazzata]. La massima resistenza all`armata di Leljusenko
a Armata della Guardia] ed alle nostre truppe mobili viene opposta da quei reparti avversari che, dal settore di Kotol`nikovo, hanno attraversato il Don e si sono spinti verso il fronte di Cernyskoskij – Morozovsk- Skosyrskaja – Tatsinkaya. Queste truppe avversarie si sforzano di occupare una linea che consenta loro di impedire l`ulteriore avanzata delle nostre unità* mobili,assicurando appunto, in questa maniera, la possibilità* di sganciamento delle loro forze; può anche darsi che l`avversario, nel caso che si creino condizioni a lui favorevoli, tenti, in generale, di conservare tutto questo saliente, allo scopo di farvi poi passare, per salvarlo, il suo raggruppamento accerchiato.
Ma non riuscirà* a realizzare questo piano. Tutte le forze disponibili verranno impiegate allo scopo di eliminare questo suo saliente.
Di giorno in giorno la ricognizione aerea segnala arrivi di truppe nemiche nelle seguenti zone: Rossos, Starobel`sk,Vorosilovgrad, Cebotovka, Kamensk, Lichaja, Zverevo.
E` difficile esprimere un giudizio circa le intenzioni del nemico: a quanto pare, esso sta approntando la linea difensiva principale lungo il Donets settentrionale. In primo luogo l`avversario dovrà* arginare la breccia aperta dalla nostre truppe, per un ampiezza di 350 kilometri in linea d`aria.
Sarebbe bene continuare a battere il nemico senza concedergli tregua, ma per fare questo bisogna che, in questo settore, le nostre armate siano rinforzate, dato che le unità* disponibili sono impegnate in "Piccolo Saturno", mentre, per l`Operazione "Grande Saturno", sarebbero necessarie forze maggiori.
Il Rapporto venne effettuato telefonicamente e, oltre a Stalin, anche Zhukov si trovava all`altro capo dell`apparecchio.
La risposta mise ben in chiaro le priorità*: l`ordine era che non si doveva in nessun caso permettere che Badanov venisse annientato e di mandargli tutta l`assistenza possibile.
Vatutin ordinò allora al 25° Corpo Corazzato e al 1° Corpo Meccanizzato della Guardia di muoversi verso Tatsinkaya; ma il 25° Corpo Corazzato era stato coinvolto in durissimi combattimenti a nord di Morzovsk ed era anch`esso a corto di carri armati. Anche il 1° Corpo Meccanizzato della guardia era stato notevolmente indebolito; tuttavia, entrambe le unità* si mossero verso ovest, ma non furono in grado di raggiungere il villaggio e liberare quindi Badanov.
A questo punto, oramai era la sera del 28 novembre, Vatutin gli diede il permesso di sfondare l`accerchiamento nemico .
Nell`oscurità* della notte. Badanov concentrò le sue forze nel settore nord occidentale della città* e, alle 4 30, dopo avere lanciato l`ultima salva rimasta con le Katiuscia, sfondò la linea, dirigendosi verso I`linka, perdendo la maggior parte dell`equipaggiamento rimasto ma riuscendo a ricongiungersi al resto delle truppe sovietiche, formando così una nuova linea difensiva.
Da questo momento in poi la battaglia assunse una nuova veste: l`Armata Rossa era arrivata al limite delle sue capacità* sia logistiche sia come usura dei reparti, per cui, senza rinforzi, non era possibile avanzare ulteriormente. Ma questi non sarebbero arrivati, in quanto, già* dal 24 dicembre, la 2a Armata della Guardia e la 51a Armata avevano iniziato un`offensiva a sud ovest di Stalingrado contro il LVII Panzer Korps.
Si profilava quindi un durissimo scontro tra i tedeschi, che avrebbero cercato di ricacciare indietro i sovietici per prestare soccorso alle proprie guarnigioni accerchiate, e l`Armata Rossa che lottava per mantenere il controllo del terreno appena conquistato.
Come abbiamo visto, il 24 dicembre Vatutin aveva diramato degli ordini tesi al proseguimento dell`offensiva, tuttavia, gli eventi di Tatsinkaya lo costrinsero a cambiarli.
Così il 18° Corpo d`Armata Corazzato, la 6a Armata e la 1a Armata della Guardia mantennero la loro posizione, mentre la terza armata corazzata attaccò attraverso il fiume Bystraya. Più a nord, la 19a Divisione Panzer attaccò le posizioni della 41a Divisione Fucilieri della Guardia (1a Armata della Guardia) il 26 dicembre, riuscendo ad aprirsi un varco verso Chertkovo. L`intervento del 17° Corpo Corazzato consentì alla divisione di respingere l`attacco tedesco e chiudere la strada per Chertkovo. Intanto, i tedeschi cercavano di rifornire dall`aria la città*, distogliendo altri aerei dal rifornimento a Stalingrado. Ulteriori tentativi analoghi vennero tutti respinti. Solo il 15 gennaio la guarnigione di Chertkovo ottenne l`autorizzazione a rompere le linee nemiche, ma fallì e si arrese due giorni dopo.
A Millerovo, invece, negli stessi giorni, il tentativo riuscì alla terza divisione da montagna anche grazie alla collaborazione della 304° divisione di fanteria che aveva occupato delle posizioni difensive sul Kalitva.
I combattimenti più duri si ebbero là* dove l`Armata Rossa si era lanciata all`offensiva. Due divisioni di fucilieri (50a e 346a Divisione Fucilieri) penetrarono in Chernyshevskaya e, dopo durissimi combattimenti, la ripulirono dalle forze nemiche il 25 dicembre, aprendo un varco attraverso il quale passarono la 22a brigata motorizzata della guardia, la 50a Divisione Fucilieri della Guardia e la 159a Divisione Fucilieri, che colpirono il fianco destro delle divisioni tedesche (22a Divisione Panzer e 294a Divisione di Fanteria), spingendole verso Morozovsk.
Il 29 dicembre queste unità* erano giunte a soli dieci kilometri da Morozovsk, ma l`intervento del XVII Panzer Korps, della 306a Divisione di Fanteria e dell`8a Divisione da Campo della Luftwaffe impedì qualunque ulteriore avanzata. Più a ovest, l`attacco principale della 3a Armata della Guardia si muoveva verso sud in direzione di Tatsinkaya; il 14° Corpo Fucilieri della Guardia, assieme alla 197a Divisione Fucilieri, al 1° Corpo Meccanizzato della Guardia e al 25° corpo corazzato andavano nella stessa direzione, con lo scopo sia di salvare Badanov, che in quel momento (27 dicembre) era ancora circondato a Tatsinkaya, sia di assicurarsi definitivamente il controllo della città*.
Tuttavia, le unità* erano arrivate al punto di rottura: la fanteria del 14° Corpo Fucilieri della guardia compì una marcia forzata per essere in posizione lungo il fiume Bystraya dove giunse per la sera del 27.
All`alba del giorno dopo iniziò l`attacco contro le truppe tedesche che tenevano Skosyrskaya: la 203a Divisione Fucilieri, a corto di munizioni e oramai ridotta a metà* della sua forza iniziale, fu colpita da un contrattacco tedesco ad opera della 6a e dell`11a Divisione Panzer che le inflissero perdite pesantissime e la respinsero sulle posizioni di partenza. La 6a Divisione Panzer attaccò nuovamente la notte e solo l`intervento di un battaglione controcarro (219° battaglione indipendente anticarro) impedì una rotta completa. Ora la divisione era completamente senza munizioni.
Nel frattempo Badanov aveva rotto l`accerchiamento e si trovò affidato il comando del 25° Corpo Corazzato e del 1° Corpo Meccanizzato della guardia oltre che del suo, ma, anche se uniti, tutti e tre i corpi non contavano oramai più di 50 carri armati. Pertanto tutti i tentativi di riprendere l`offensiva fallirono con pesanti perdite da parte della fanteria.
Più a est, lungo il Chir, la 5a Armata Corazzata attraversò il fiume nei pressi di Chernyshkovkii e, dopo un durissimo combattimento, si impadronì della cittadina. Sembrava che si fosse aperta una nuova opportunità* per completare gli obiettivi, ma l`arrivo dell`11a Divisione Panzer da Tatsinkaya consolidò il fronte.
Il 30 dicembre l`operazione "Piccolo Saturno" poteva dirsi conclusa: l`Armata Rossa aveva raggiunto il suo limite e le unità* necessitavano di rifornimenti e rimpiazzi. Questo le avrebbe tenute immobili fino a metà* gennaio, quando l`offensiva sarebbe ripresa.
In conclusione voglio spendere alcune righe sui prigionieri italiani che l`Armata rossa catturò nel corso dell`Operazione "Piccolo Saturno"
Come è noto il loro fato fu per quasi quarant`anni avvolto nel mistero e fonte di diatribe politiche tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, con la DC che ne fece uso soprattutto nel corso delle elezioni del 1948. E` solo con l`apertura degli archivi sovietici a seguito del crollo dell`Unione Sovietica che si è potuto fare pienamente luce sulla sorte dei nostri connazionali catturati sul Don: su circa 95.000 uomini catturati dall`Armata Rossa nel corso delle operazioni sul Don tra il 1946 e il 1953, vennero rilasciati circa 12.000 uomini, il che in proporzione fa registrare un tasso di morte in percentuale superiore a quello di qualunque altro gruppo di prigionieri catturato dai sovietici, compresi i tedeschi.
Tuttavia (anche se certo non è una giustificazione) sappiamo grazie all`apertura degli archivi sovietici che i comandi Sovietici e nella fattispecie il Consiglio dei Commissari del Popolo, emisero direttive volte a tutelare il giusto trattamento dei prigionieri, il che ad esempio, differisce notevolmente dagli ordini diametralmente opposti che ebbero i soldati tedeschi sul trattamento dei prigionieri di guerra sovietici.
A mio avviso come almeno in parte il libro della Giusti fa notare, il paragone con la percentuale di morti tra i prigionieri italiani e quelli tedeschi, con questi ultimi spalmati lungo tutto il corso della guerra, è completamente fuorviante; il raffronto in percentuale va a mio avviso fatto con i prigionieri catturati nello stesso periodo, come a Stalingrado, dove vennero catturati circa 90.000 uomini e solo 6.000 rientrarono alle loro case. In questo caso il tasso percentuale è piuttosto simile, il che è giustificato dal fatto che il 90% delle morti avvenne nei mesi immediatamente seguenti alla cattura quando, alle infrastrutture inadeguate preparate all`accoglienza dei prigionieri, si unì la carenza di cibo pressoché generale nel territorio sovietico, e infine le epidemie di tifo nei campi dell`estate del 1943.
Resta indubbio che il comportamento sovietico fu deprecabile soprattutto per la mancanza di informazioni rilasciate al governo italiano, carenza che fu costante qualunque fosse il governo in carica in Italia (fascista, badogliano, liberale con i comunisti, e infine democristiano): una carenza di informazioni che assieme al ritorno dei macilenti superstiti fu probabilmente un elemento anche se secondario della sconfitta del Fronte Popolare nel 1948.
"Piccolo Saturno", ebbe pertanto sul lungo periodo conseguenze ben maggiori di quanto chiunque in quell`inverno del 1942, sulle sponde del "placido Don", avrebbe mai potuto prevedere.
Conclusioni
Gli obiettivi che il comando sovietico si era posto all`inizio dell`operazione erano stati raggiunti. I nuclei dell`ottava armata italiana e del raggruppamento Hollidt erano stati eliminati dallo scacchiere; tutte le forze nemiche nella zona tra il Chir e il Kalitva erano state eliminate; le basi aeree da cui veniva rifornita Stalingrado erano state distrutte e costrette a trasferirsi più a Ovest. In più, "Piccolo Saturno" aveva fatto fallire l`operazione di salvataggio della VIa Armata ad opera delle forze di Hoth, sancendo di fatto il destino dell`armata di Paulus.
Le perdite furono pesantissime da entrambi le parti, sia in uomini che in mezzi. La forza dei corpi corazzati e motorizzati si era ridotta al 10 o al 20% della fase iniziale. Anche le unità* di fanteria subirono perdite analoghe con almeno una divisione, la 203a fucilieri ridotta a 1.000 uomini (su 7/8.000 di partenza), mentre, per l`Asse, gli italiani registrarono la perdita di 84.830 tra morti, dispersi o catturati (in tutto il periodo tra il dicembre 1942 e la fine del gennaio 1943 dopo l`attacco al Corpo Alpino Italiano), a cui vanno aggiunti altri 29.690 feriti in combattimento o congelati, oltre ovviamente alla perdita pressoché totale dell`equipaggiamento. Sorte analoga anche per i rumeni, le cui 5 divisioni (7a,11a, 9a, 14a Divisione di Fanteria e 7a Divisione di Cavalleria) subirono tali perdite che vennero escluse dall`ordine di battaglia dell`esercito rumeno. Di fatto, dopo "Piccolo Saturno", sia gli italiani (che vennero ritirati entro la fine di marzo), sia i rumeni ( che parteciperanno ancora a duri combattimenti soprattutto in Crimea), cesseranno di avere un ruolo importante sul fronte orientale.
In Italia l`impatto della disfatta è tremendo: la popolazione apprende solo a rientro avvenuto l`entità* del disastro, in quanto le notizie giungevano con il contagocce e solo quando era assolutamente necessario.
La distruzione dell`ARMIR ha messo definitivamente alla luce la pessima conduzione della guerra. Ci si domanda come si siano potuti mandare i soldati italiani a 3.000 km di distanza a combattere una battaglia i cui eventuali vantaggi della vittoria sarebbero ricaduti solo sulla Germania. Sono le ultime fasi di un regime oramai avviato alla disgregazione: mancano oramai solo pochi mesi al 25 luglio del 1943.
Per quanto riguarda l`Armata Rossa, benché conclusasi positivamente, l`operazione aveva messo in luce i notevoli problemi che avevano impedito di ottenere un completo successo operativo. Anzitutto l`incapacità* di penetrare le difese nemiche nei tempi previsti, a causa di tre fattori principali: la mancanza di un efficace identificazione delle difese nemiche, problemi nello spiegamento delle truppe nelle fasi iniziali, condizioni atmosferiche sfavorevoli che impedirono l`uso massiccio dell`aviazione.
Un altro problema riscontrato fu la mancanza di precisione e la debolezza del fuoco d`artiglieria nella prima fase della battaglia. In effetti, il supporto da parte dei carri e dell`artiglieria fu più debole del previsto, sia per la poca esperienza sovietica nelle operazioni in profondità*, sia perché la disorganizzazione logistica aveva fatto arrivare i reggimenti della 9a Divisione d`Artiglieria troppo tardi; inoltre, inizialmente la maggior parte del fuoco d`artiglieria fu disperso e non concentrato nei settori di penetrazione delle armate e, come abbiamo visto, la pesante nebbia del primo giorno rese quasi inutile il fuoco di sbarramento.
I ricorrenti problemi logistici rallentarono notevolmente l`operazione, in quanto le forze mobili si ritrovavano spessissimo a corto di munizioni e carburante. La mancanza di un numero sufficiente di officine mobili sul campo contribuì considerevolmente alle perdite di mezzi ( una stima dei carri persi per guasti meccanici è tra il 40 e il 60%).
L`ultimo problema rilevato fu la difficoltà* nel coordinamento tra la fanteria e i carri, e tra i vari reparti corazzati.
In quasi tutti i settori la mancanza di coordinamento fece si che i carri di supporto alla fanteria venissero impiegati per aprire varchi nei campi minati e per distruggere bunker isolati, compromettendo fortemente la loro velocità* di penetrazione. Pertanto, la fanteria fu costretta ad attaccare posizioni nemiche che erano state intaccate solo parzialmente o per nulla dall`artiglieria, con pochissimo supporto dalla stessa e praticamente senza aiuto da parte dei carri. Come ovvia conseguenza, la fanteria pagò un prezzo salatissimo contro le posizioni nemiche.
In parallelo la carenza nell`esame delle posizione nemiche e la mancata individuazione dei campi minati fece si che i carri armati inviati a supporto della fanteria dovettero ritirarsi, subendo pesanti perdite, per poi riprendere l`attacco il giorno seguente, dopo che i genieri avevano aperto varchi nei campi minati. Queste perdite si rifletterono inevitabilmente nel prosieguo dell`operazione, dal momento che, ad esempio, il 25° Corpo Corazzato stimò le perdite nei campi minati intorno al 20% della forza iniziale.
Il coordinamento con l`aviazione fu debole, consentendo in questo modo a quella tedesca di distruggere un numero considerevole di mezzi. Vennero evidenziati anche problemi nella struttura delle divisioni in cui l`antiaerea, un reggimento per divisione, si rivelò pesantemente inadeguata rispetto alle necessità* del combattimento. Anche l`assegnazione di brigate anticarro ai corpi fu discontinua: mentre, ad esempio, il 17° Corpo Corazzato aveva assegnata una brigata anticarro, altre unità*, come il 25° Corpo Corazzato, ne erano prive. Questo fatto indeboliva notevolmente la possibilità* di difesa da contrattacchi del nemico ad opera di forze corazzate.
Per questo, nel rapporto sull`analisi dell`operazione l`alto comando suggerì di assegnare ad ogni corpo un reggimento corazzato con armi montate su jeep Willys, in modo che potesse seguire i carri in ogni momento.
Ma la più grave di tutte le mancanze fu l`incapacità* di coordinare a dovere i movimenti tra i vari corpi corazzati e le unità* meccanizzate, quando operavano di concerto contro le posizioni fortificate nemiche. Il 24° il 25° Corpo corazzato e il 1° Corpo Meccanizzato della Guardia non ebbero, o quasi, contatti fino a quando non raggiunsero la zona di Tatsinkaya. Ovviamente, il corto raggio d`azione delle radio non facilitava la risoluzione del problema; anzi, i vari corpi furono spesso senza comunicazione anche con il comando dell`armata, con la conseguente carenza di ordini e con l`impossibilità* di avere sempre sott`occhio l`evolversi della situazione. A questo scopo venne suggerita la creazione di stazioni radio mobili che seguissero le unità* avanzanti, nonché di aerei che potessero fungere da stazioni di ricevimento.
Dopo lo sfondamento, le forze sovietiche si mossero rapidamente e in profondità*; la mancanza di una forza mobile di riserva fece si che le unità* composte essenzialmente da truppe a piedi italiane e rumene venissero lasciate di fronte alla sola prospettiva dell`annientamento.
Le unità* tedesche, situate più nelle retrovie, si disposero generalmente a istrice, formando delle guarnigioni che venivano circondate dai nemici e fungendo da punto focale in cui si radunavano i gruppi più o meno organizzati che si ritiravano dal fronte. Molte di queste unità* alla fine si arresero o riuscirono a rompere l`accerchiamento. Tuttavia, riuscirono nello scopo di impegnare unità* sovietiche che, altrimenti, sarebbero state utilizzate altrove con maggiore profitto.
Inoltre, fare agire i corpi corazzati e meccanizzati lungo direzioni separate di avanzata senza un quartier generale di controllo nelle immediate vicinanze si rivelò un idea sbagliata. Da qui la convinzione che, per ottenere un effettiva riuscita della penetrazione lungo tutto il fronte, fosse necessario riunire più corpi in un gruppo mobile sotto un unico comando, affinchè lo sfondamento avvenisse in un'unica direzione. Grazie all`esperienza ottenuta dall`operazione, si vide che occorreva dotar la fanteria di quanti più mezzi possibili, per evitare che questa rimanesse troppo indietro rispetto ai corpi corazzati di punta. In questo modo si sarebbe evitato che il disastro sfiorato a Tatsinkaya potesse ripetersi. Questo schema venne attuato già* a partire dalla successiva operazione "Gallop", a febbraio.
Per quanto riguarda i problemi logistici, fu raccomandato di migliorare il livello di pianificazione, di assicurare che la linea di rifornimento delle unità* mobili fosse mantenuta in ogni caso, la creazione di punti di riparazione lungo la via dell`avanzata, l`utilizzo delle risorse nemiche catturate e l`uso dei rifornimenti aerei (cosa che come abbiamo visto era stata effettuata con il 2° corpo a Tatsinkaya ma solo su una scala ridotta).
Le analisi dimostrarono, inoltre, che era stato ordinato alle unità* mobili di tenere un tasso d`avanzata di 40 - 80km al giorno, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati. Questo si era rivelato assolutamente irrealizzabile, in quanto, in combattimento, era pressoché impossibile compiere avanzate superiori ai 35 km al giorno, soprattutto dal momento che la difficoltà* nel coordinamento rendesse gli attacchi ancorché riusciti più deboli con una conseguente maggiore perdita di tempo.
Sul piano strategico era stato suggerito che l`Armata Rossa avrebbe dovuto eseguire il piano "Saturno" così come era stato pianificato, con una lunga corsa verso Rostov sul Don e l`accerchiamento del gruppo d`armate sud, utilizzando a questo scopo la 2a Armata della Guardia, come era stato previsto, invece che dirottarla verso Stalingrado. Un accerchiamento a Rostov avrebbe reso ininfluente l`eventuale liberazione della VIa Armata a Stalingrado e la distruzione del gruppo sud avrebbe potuto provocare il crollo totale del fronte tedesco con due anni d`anticipo.
Su questo piano ho molti dubbi. Indubbiamente la mancanza della 2a Armata della Guardia avrebbe reso a Hoth il compito più facile, rendendo quindi plausibile un arrivo nella sacca di Stalingrado.
D`altro canto, se l`Armata Rossa fosse riuscita a chiudere un enorme sacca a Rostov, ritengo improbabile che avrebbe potuto mantenerla: le carenze tecniche, che ancora le mancavano, avrebbero facilitato i movimenti di questa enorme massa di uomini dotati di spazio di manovra all`interno. Da questo punto di vista, ritengo che "Saturno" avrebbe potuto risolversi in un disastro.
Per l`Armata Rossa fu un test in cui vennero applicati i rudimenti della guerra mobile, rudimenti che, solo ora, cominciavano ad essere applicati sul campo. Il non completo successo tattico era inevitabile in un esercito che era, per l`appunto, solo nella prima fase di questo processo d`apprendimento, che stava comunque avvenendo ma nel modo peggiore, sotto il fuoco nemico.
Purtroppo, il numero di offensive che l`Armata Rossa lanciò nell`inverno 1942-1943 (operazioni Gallop, Star e Polkovodets Rumyantsev,) non diede il tempo per l`apprendimento completo. Esse furono però le basi da cui nel 1943 venne creata la strategia tattica d`impiego dell`Armata Rossa.
Appendice
Ordine di Battaglia
Forze sovietiche
Fronte di Voronhez
6a Armata, Tenente generale F.M. Kharitonov
15° Corpo Fucilieri, Maggiore Generale P.F. Privalov
172a Divisione Fucilieri, Colonnello G.S. Sorokin
350a Divisione Fucilieri, Maggiore generale A.P. Grishcenko
267° Divisione Fucilieri, Col A.K. Kudryashov, dal 18 dicembre il Colonnello V.A. Geramisov
127° Divisione Fucilieri, colonnello G.M. Zaitsev
160° Divisione Fucilieri
8° Divisione d`Artiglieria (9 reggimenti d`artiglieria)
17° Corpo Corazzato, Maggiore generale P.P. Poluboyarov (168 Carri armati, 98 T 34, 70 T 70)
66° brigata Corazzata
67° Brigata Corazzata
174° Brigata Corazzata
31° Brigata Fucilieri Motorizzati
115° Brigara Corazzata
82° reggimento corazzato indipendente
212° reggimento corazzato indipendente
5 reggimenti cacciacarri
2 reggimenti antiaerei
3 reggimenti lanciarazzi
5 batterie indipendenti lanciarazzi
3° corpo d`avizione misto (supporto Aereo
Forza: 60.200 Uomini
250 Carri
966 cannoni e Mortai
Fronte Sud-Occidentale
1a Armata della Guardia, Tenente Generale V.I. Kuznetov
4° Corpo Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale N.A. Gagen
35a Divisione Fucilieri della Guardia, Colonnello I. Ya. Kulagin
41a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale N.P. Ivanov
195a Divisione Fucilieri, Colonnello V.P. Karuna
6° Corpo Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale I.P. Alferov
38a Divisione Fucilieri della Guardia
44a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale V.A. Kupriyanov
1a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale A.I. Semrnov
153a Divisione Fucilieri
9a Divisione d`artiglieria (7 reggimenti d`artiglieria) arrivata tardi impegnati solo 2 reggimenti
4a Divisione d`Artiglieria (6 reggimenti contro aerei)
18° Corpo Corazzato, Maggiore Generale B.S. Bakharov (160 carri)
110a Brigata corazzata
170a Brigata corazzata
181a Brigata corazzata
32a Brigata fucilieri motorizzati
24° Corpo Corazzato, Maggiore Generale V.M. Badanov (159 Carri)
4a Brigata corazzata della guardia
54a Brigata corazzata
130a Brigata corazzata
24a Brigata Fucilieri Motorizzati
25° Corpo Corazzato, Maggiore Generale P.P. Pavlov (160 Carri)
111a Brigata corazzata
162a Brigata corazzata
175a Brigata corazzata
16a Brigata Fucilieri Motorizzati
126° Reggimento corazzato indipendente
141° Reggimento Corazzato indipendente
407° Reggimento controcarro
12 battaglioni lanciarazzi
3° Corpo d`aviazione misto
Forza: 110.796 uomini
504 Carri
1.523 Cannoni
3a Armata della Guardia, Tenente Generale D. D. Lelyushenko
14° Corpo fucilieri della Guardia, Maggiore Generale F.E. Sheverdin
159a Divisione Fucilieri, Colonnello M.B. Anashkin
203a Divisione Fucilieri, Colonnello I.F. Zdanovich
266a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale L.V. Betoshnikov
14a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale A.S. Gryazov
197a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale A.S. Gryazov
278a Divisione Fucilieri, Colonnello D.P. Monakhov
50a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale A.I. Belov
90a Brigata Fucilieri indipendente
94a Brigata Fucilieri indipendente, Colonnello I.A. Kranov
5 Reggimenti d`artiglieria
8 Reggimenti d`artiglieria controcarro
4 Reggimentid`artiglieria antiaerea
2 reggimenti di Mortai
58° Reggimento mortai della guardia
1° Corpo Meccanizzato della Guardia, Tenente generale I.N. Russiyanov
1° Brigata Meccanizzata della Guardia
2° Brigata Meccanizzata della Guardia
3° Brigata Meccanizzata della Guardia
16° Reggimento Corazzato della Guardia
17° Reggimento corazzato della Guardia
22a Brigata Fucilieri motorizzati
243° Reggimento corazzato indipendente
114° Reggimento Corazzato Indipendente
119° Reggimento Corazzato Indipendente
1° Corpo d`aviazione Misto
Forza. 110.000 uomini
234 Carri
1321 Cannoni
5a armata Corazzata, Tenente Generale Romanenko
40a Divisione Fucilieri della Guardia
47a Divisione Fucilieri della Guardia
119a Divisione Fucilieri, Colonnello I. Ya. Kulgin
321a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale I.A. Makarenko
333a Divisione Fucilieri
346a Divisione Fucilieri
5 Reggimenti d`artiglieria
6 Reggimenti d`artiglieria controcarro
6 Reggimenti d`artiglieria antiaerea
2 Reggimenti di mortai
2 Reggimenti lanciarazzi
1° Corpo Corazzato
89a Brigata Corazzata
117a Brigata Corazzata
159a Brigata Corazzata
44a Brigata Fucilieri Motorizzati
8° Corpo di Cavalleria, Maggiore Generale M.D. Borisov
21a Divisione di Cavalleria
55a Divisione di Cavalleria
112a Divisione di Cavalleria
5° Corpo Meccanizzato, Maggiore generale M.V. Volkhov
45a Brigata Meccanizzata
49° Brigata Meccanizzata
50° Brigata meccanizzata
168° Reggimento Corazzato
188° Reggimento Corazzato
Forza: 90.000 uomini
1.170 carri
1.213 Cannoni
Totale Forze Sovietiche
425.476 uomini
1.170 Carri
5.625 Cannoni
309 Aerei
Forze dell`Asse
8a Armata Italiana, Generale d`armata I. Gariboldi
2° Corpo d`Armata, generale Zanghieri
Divisione di Fanteria "Cosseria", Generale D. Gazzale
Divisione di Fanteria "Ravenna", Generale F. Dupont
318a Divisione di Fanteria (tedesca)
Brigata Camicie Nere "23 Marzo"
14° Reggimento di Polizia (tedesco)
1 Reggimento d`artiglieria
35° Corpo d`Armata, Generale F. Zingales
Divisione Motorizzata "Pasubio", Generale G. Borselli
298a Divisione di Fanteria (tedesca)
Brigata Camicie Nere "3 gennaio"
1 reggimento d`artiglieria
29° Corpo d`Armata (ex CSIR)
Divisione Motorizzata "Torino", Generale R. Lerici
Divisione di Fanteria "Celere", Generale E. de Blasio
Divisione di Fanteria "Sforzesca" Generale C. Pellegrini
57° Battaglione corazzato
1 reggimento d`artiglieria
Corpo Alpino Italiano, Generale G. Nasci
Divisione Alpina "Tridentina" Generale L. Reverberi
Divisione Alpina "Julia" , Generale U. Ricagno
Divisione Alpina "Cuneense" generale E. battistini
Divisione di fanteria "Vicenza" generale E. pascolini
Brigata Camicie nere
1 reggimento d`artiglieria
6 Batterie d`artiglieria pesante indipendenti
6 Batterie di mortai indipendenti
Forza: 220.000 uomini (la stima sovietica era di 135.000)
50 Carri
624 Cannoni
Raggruppamento d`Armata Hollidt, Generale K. Hollidt
1° Corpo d`Armata
7a Divisione di Fanteria (Rumena)
9a Divisione di Fanteria (Rumena)
11a Divisione di Fanteria (Rumena)
62a Divisione di Fanteria (Tedesca) un reggimento
17° Corpo d`Armata
62a Divisione di Fanteria (Tedesca)
294a Divisione di Fanteria (Tedesca)
2° Corpo d`Armata
22a Divisione Panzer
1a Divisione Corazzata (Rumena)
7a Divisione di Cavalleria (Rumena)
14a Divisione di Fanteria (Rumena)
3° Armata Rumena
Gruppo Spang
619° reggimento di sicurezza
354° Raggruppamento
Gruppo Stahel
8a Divisione da Campo della luftwaffe
Gruppo Stumpfeld
403a Divisione di Sicurezza
336a Divisione di Fanteria (Tedesca) 1 reggimento
4° Corpo d`Armata (Rumeno) resti
5° Corpo D`Armata (Rumeno) resti
213a Divisione di Sicurezza
48° Panzer Korps (distaccata dalla 4° Armata Panzer)
336a Divisione di Fanteria (Tedesca)
11a Divisione Panzer
7a Divisione da Campo della luftwaffe
24a Divisione Panzer
Forza 60.000 Tedeschi
50.000 Rumeni
Rinforzi
Nel settore dell`8a Armata Italiana
27a Divisione Panzer [16 dicembre]
385a Divisione di Fanteria (Tedesca) [16 dicembre]
387a Divisione di Fanteria (Tedesca) [20 dicembre]
Forza: 30.000 uomini
Distaccamento D`Armata Fretter-Pico
dicembre]
3a Divisione da Montagna (Tedesca)
dicembre]
304a Divisione di Fanteria (Tedesca) [24 dicembre]
19a Divisione Panzer [25 dicembre]
Forza: 35.000 uomini
Nel Settore del Raggruppamento d`Armata Hollidt
306a Divisione di Fanteria (Tedesca) [21 dicembre]
7a Divisione Panzer [29 dicembre]
6a Divisione Panzer [25 dicembre]
11a Divisione Panzer
dicembre]
Gruppo Pfeiffer [26 dicembre]
48° Panzer Korps [25 dicembre]
Forza: 40.000 uomini
Fonti:
Tratto da:
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e
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