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Discussione: Il blocco di Berlino

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    Il blocco di Berlino

    seconda e ultima parte

    Clay e Murphy tornarono a Berlino per pianificare il progetto di quello che sarebbe divenuto il più grande e importante ponte aereo della storia.
    Clay telefonò al generale LeMay nella sua base a Francoforte e dopo alcuni convenevoli di circostanza, Clay domandò "Ha aerei che possano trasportare carbone??", si sentì rispondere "Trasportare cosa??" "Carbone" ripetè il generale "ci deve essere qualche contatto, sembrerebbe che lei chieda se abbiamo aerei per trasportare carbone",e Clay con aria tranquilla "Infatti è proprio quello che ho detto....carbone", LeMay con piglio militaresco replicò "L'Air Force può trasportare qualsiasi cosa"
    Cominciò così un'infinita processione di voli destinata ad andare avanti ben oltre 10 mesi del ferreo blocco sovietico.

    Il milionesimo sacco di carbone trasportato da un Dakota
    [attachment=4:1dlvv62d]Il milionesimo sacco di carbone trasportato da un Dakota.jpg[/attachment:1dlvv62d]

    Un paragrafo del protocollo di Potsdam vietava ai tedeschi di pilotare o di far parte degli equipaggi di aerei, ma i tedeschi nella loro decisione di collaborare per la sopravvivenza, offrirono un mirabile aiuto nelle operazioni al suolo.

    Nel suo libro Murphy dice: Le forze aeree Americane e inglesi provvedevano al ponte aereo ciascuno servendosi dei corridoi accettati dai russi nel 1945.
    A Berlino e altrove i tedeschi lavorarono 10 e anche 12 ore al giorno caricando e scaricando aeroplani e i loro sistemi molto efficienti permisero di effettuare molti più voli giornalieri di quanto preventivato.
    Tra questi tedeschi che lavoravano al suolo negli aeroporti, vi erano famosi ingegneri aeronautici, dirigenti e piloti decoratissimi.

    Rinacque anche il senso della comunità negli uomini e nelle massaie berlinesi, tutti escogitarono espedienti per tirare avanti.
    Si organizzarono per sfruttare al massimo le loro minuscole razioni di calore, di luce e prodotti alimentari disidratati che arrivavano con gli aerei.
    Tirano fuori ogni nascosto pezzo di carbone o di legno.
    Per molti mesi, quell'inverno, ogni famiglia ebbe solo 2 ore al giorno di energia elettrica.
    I dubbiosi si domandavano per quanto tempo i berlinesi avrebbero sopportato le gravissime privazioni, per consentire agli occupanti occidentali di rimanere nella loro città .

    Quasi tutti i presenti, avevamo la certezza che i berlinesi avrebbero sopportato indefinitamente quelle privazioni, in quanto l'alternativa erano i russi.
    Le autorità di Berlino Est annunciarono offerte tentatrici di viveri e carbone alla popolazione di Berlino Ovest, dichiarando che il governo sovietico non voleva far soffrire il popolo tedesco a causa degli scopi imperialistici, ma soltanto poche migliaia di tedeschi dei settori Ovest fecero domanda per ottenere il nutrimento e il calore loro offerti.

    Le 400 tonnellate di viveri che furono sbarcati il primo giorno all'aeroporto di Tempelhof, rappresentavano appena la trentesima parte di ciò che era loro necessario per vivere.
    Nelle basi aeree della Germania occidentale fu come se la guerra fosse ricominciata.
    Apparecchi già destinati alla demolizione furono rimessi in linea di volo.

    Squadroni di fortezze volanti arrivarono dagli Stati Uniti e la giostra prese sempre più, era una specie di gigantesca scommessa, salvare o perdere Berlino, "Quindi volate e non lamentatevi se il lavoro è duro" i piloti ai quale l'incitazione era rivolta, molto sovente erano gli stessi che avevano ricoperto l'ex capitale del Reich con un cumolo di 75.000.000 di metri cubi di macerie, ne avevano passate ben altre durante la guerra e così sembravano prendere i voli come una impresa sportiva, dopotutto nessuno questa volta avrebbe cercato di abbatterli a cannonate, il lavoro si riduceva a portare il taxi a Berlino, tra palloni frenati che i russi avevano alzato ai limiti dei corridoi.

    DC-3 attendono sulle piste di Tempelhof, l'ordine di decollare
    [attachment=3:1dlvv62d]DC-3 attendono sulle piste di Tempelhof, l'ordi di decollare.jpg[/attachment:1dlvv62d]

    Ogni aereo che toccava le piste di Tempelhof o di Tegel, aveva mezz'ora per scaricare le merci, fare il pieno di carburante e ripartire.
    Ogni pilota doveva conservare in cielo una posizione precisa, in modo che gli apparecchi per il ponte sembravano chicchi di un rosario, sempre ad identica distanza l'uno dall'altro.
    Nei primi giorni del blocco, gli americani fecero girare la giostra da soli, poi chiesero aiuto alla Royal Air Force e il cielo di Berlino divenne una specie di catalogo di tutto ciò che poteva volare a quei tempi.

    Si trattava di far arrivare a Berlino 5.000 tonnellate di merci al giorno e l'alto comando americano aveva calcolato che corrispondevano al carico di 22 treni da 50 vagoni ciascuno.
    Ci si rese conto che gli aeroporti erano insufficienti, quindi il comando decise di costruirne uno nuovo nella zona francese, con piste lunghe 1.500 metri.

    I russi si divertirono molto nell'apprendere questa necessità , infatti avevano avuto cura, nei mesi precedenti di rastrellare tutte le impastatrici di cemento e il cemento esistenti a Berlino, ma accadde il miracolo, 30.000 berlinesi con vanghe e picconi pulirono dalle macerie e livellarono un'area di circa 10 ettari, mentre gli aerei portavano decine di migliaia di quintali di cemento e di asfalto per le nuove piste.

    Enormi Globemaster, scaricavano macchinari che servivano per allungare le piste, le grandi impastatrici che non potevano entrare nelle carlinghe, vennero tagliate con la fiamma ossidrica e risaldate una volta arrivate a Berlino.
    Spesso i soldati intenti a questo lavoro vedevano decollare a 10 metri sopra le loro teste, un Dakota, un Mosquito o una fortezza volante, ma alla fine del dicembre 1948 il nuovo aeroporto entrò in funzione.

    A una decina di metri
    [attachment=0:1dlvv62d]A una decina di metri.jpg[/attachment:1dlvv62d]


    Passavano i grossi Skymaster, i Sunderland ammaravano sulla Havel, le fortezze volanti, i celebri B-26, arrivavano a interi squadroni.
    Il record fu raggiunto il 13° giorno del blocco, quando 927 aerei si posarono sulle piste di Berlino, accumulando in 24 ore 6.393 tonnellate di merci.
    La macchina del ponte era ormai così perfezionata che una intera centrale elettrica era stata spedita, pezzo per pezzo.
    Ogni 20 minuti arrivavano quadrimotori, 24 ore su 24, con ogni tempo, potenti riflettori illuminavano la notte e grandi spazzaneve mantenevano le piste sgombre dalla neve.

    Nella città ovviamente ogni cosa era razionata, in ottobre dopo 4 mesi di voli i berlinesi seppero che avrebbero dovuto affrontare l'inverno con 12 chili e mezzo di carbone a testa,
    L'inverno 1948-49 fu il peggiore degli ultimi anni e i berlinesi dovettero tagliare alberi per scaldarsi, 3.000 bambini al mese vennero trasportati con gli aerei nelle zone britannica e americana e sistemati in fattorie per avere il nutrimento che a Berlino non era possibile garantire.

    Bambini evacuati
    [attachment=2:1dlvv62d]bambini.jpg[/attachment:1dlvv62d]

    Alla fine dell'inverno, una commissione medica appurò che ogni berlinese era dimagrito in media di 7 chili, ma stranamente il livello di salute collettiva era migliorata e così il morale, che per la prima volta non si sentiva abbandonata a se stessa.

    I risultati si ebbero al 200° giorno dal blocco, a gennaio 1949, più di 500.000 berlinesi si riunirono spontaneamente agli aeroporti portando doni per i piloti, fu una forte dimostrazione silenziosa e commossa e forse indicò ai russi che non vi era alcun senso a continuare.
    A questo punto era chiaro che "la sfida sull'orlo dell'abisso" era vinta

    Non fu dunque una sorpresa il comunicato sovietico che il 12 maggio 1949 annunciò la fine del blocco, ma diffidenti ed imperterriti gli alleati continuarono i voli per altri 3 mesi.
    Quando il bilancio fu fatto le cifre furono queste, erano state scaricate due milioni e mezzo di tonnellate di merci, 39 aviatori inglesi e 31 americani erano morti in incidenti di volo, alcuni nella collisione con un Mig sovietico entrato in un corridoio.

    Un "taxi" fuori pista
    [attachment=1:1dlvv62d]Fuori pista aereo danneggiato.jpg[/attachment:1dlvv62d]

    Furono organizzati 195.530 voli.
    Il ponte era costato agli Stati Uniti 350.000.000 di dollari, alla Gran Bretagna 17.000.000 di sterline e ai tedeschi 150.000.000 di quei nuovi marchi.

    Tutto era finito, ma qualcosa era mutato, Berlino andava irrimediabilmente verso il proprio destino di città divisa.

    fine
    fonte cartaceo cocis49
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    luciano

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