La giubba che accompagna il cupolino in questo busto reduce del 3 reggimento genio telegrafisti fa parte dell`uniforme classica da truppa in panno di lana modello 1909, per armi a piedi, alla quale il sottufficiale ha tolto gli spallini imbottiti, caratteristici "salsicciotti", sostituiti dalle controspalline in panno stesso colore (una è mancante), ed ha aggiunto le tasche per via della sua promozione a sergente.
Questa giubba fu distribuita alla fanteria di linea, ai bersaglieri, agli alpini, all`artiglieria da costa, da fortezza,da montagna, al genio zappatori, telegrafisti, minatori e ferrovieri, ed era confezionata in panno pesante grigio-verde ampia e comoda.
La giubba era ad un petto, chiusa da una fila di cinque bottoni di carta compressa o di frutto grigio-verde, nascosti dalla classica protezione sovrabottone.
Il collo della giubba è del tipo in piedi, che noi oggi definiremmo alla coreana, con gli orli superiori di chiusure leggermente arrotondati. Sul colletto erano cucite le mostrine mod. 902, (di seta, panno o velluto, secondo l`arma o specialità*) queste del genio telegrafisti sono di velluto nero bordato di filo rosso.
Sulle mostrine erano applicate le stellette in metallo nichelato a cinque punte, mediante un maschio filettato fissato posteriormente alle stesse bloccato da un dado tondo e sottile.
Come anche ben visibile dalle foto, la giubba aveva cucito sulla manica sinistra, a circa la metà* tra spalla e polso il distintivo di specialità*, nel nostro caso da telegrafista scelto, ricamato in filo di lana verde spentosi panno grigio-verde analogamente a quello da berretto, che per motivi di mimetismo bellico nei sott`ufficiali sostituiva i precedenti in filo metallico di canottiglia.
Le manopole dette anche paramano delle maniche finivano a punta, e sulle stesse erano cuciti i distintivi di grado, nel nostro caso i classici galloni da sergente modificati secondo le disposizioni del 1917 in filo nero su panno grigio-verde.
Sul retro la giubba, era provvista di due spacchi sotto la vita che interrompevano le cuciture dei fianchi, ciò era stato studiato per lasciare maggiore libertà* di movimento al soldato, ed anche per consentire il passaggio del cinturino con l`equipaggiamento (in questo esemplare di giubba il sergentone ha cucito gli spacchi per adeguarla ad suo grado di sottufficiale). Agli spacchi erano cuciti due piccoli bottoni di fissaggio in carta compressa, o frutto.
Come anche evidente dalle foto si può notare che la fodera interna della giubba era in tela di cotone basino grezzo, ed era provvista di due tasche aggiunte all`altezza del petto, in più una terza più piccola era posta in fondo alla schiena e serviva a conservare il pacchetto delle medicazioni.
E`interessante notare che il colore di questa giubba si discosta un pochino dal classico panno grigio-verde italiano militare ante guerra, ricordo di aver letto da qualche parte che alcuni autori sostengono che la tonalità* di grigioverde in effetti variasse da fornitura a fornitura.
Pare che le giubbe di colore variabile dal grigio al grigio-verde scuro, con una minima percentuale di verde, fossero quelle prodotte nel periodo prebellico; mentre quelle che scolorivano facilmente assumendo un colore verde-giallino, come questa del sergente telegrafista, fossero prodotte nel periodo 1917-18.
Questa teoria fu imputata al fatto che i lanifici prima della guerra acquistavano dalla Germania il blu base per creare il bagno di colore che generava il grigio-verde, così durante la guerra (particolarmente sul finire) dovettero fare affidamento su forniture di blu nostrane autarchiche, che avevano il difetto di scolorirsi lasciando affiorare la componente gialla della tintura.

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