Nonostante gli anni che sono trascorsi provo a fare mente locale per chiedere ai forumisti di questa discussione se nel mio caso si trattava proprio di quel famoso ospedale partigiano intitolato alla dottoressa Franja, vicino a Cerkno, in Slovenia, siccome a quanto mi fu detto non era l' unico...
questi sono i ricordi:
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gola con relativo corso d' acqua e cascata, passando sotto la quale ebbi modo di... rinfrescarmi...;
l' impianto da me visitato era composto da una dozzina di baracche in legno, opportunamente sollevate dal suolo, più un corpo di guardia pure costruito con lo stesso materiale, ma apparentemente più robusto, se non ricordo male. Il pavimento di ogni baracca posava su massi di roccia più verosimilmente che non blocchi di calcestruzzo. Costruzioni di dimensioni ridotte ma al momento ancora in buone condizioni. Insomma, anche se visibilmente sorpassate come tipologia e attrezzature avrebbero potuto ancora essere utilizzate per il loro scopo. Come diceva il custode, un tipo di poche parole, la costruzione, iniziata nell' autunno-inverno del 1943, si era protratta con successive aggiunte di fabbricati, un giardinetto e persino una fontanella con getto continuo, sino alla primavera del 1945, quando venne completata anche l' ultima struttura, convalescenziario compreso. Fra i vari ospedaletti da campo partigiani deve essere stato uno dei più attrezzati, comprendendo oltre alla sala operatoria (piccola) una centrale schermografica, per quanto secondo me il legname dai raggi X schermasse ben poco, e non ho visto traccia di pannelli di piombo radioassorbenti, forse nel dopoguerra smontati, un locale per invalidi, una sezione ortopedia e protesi, una centrale elettrica, alla quale il responsabile non ci lasciò accedere, ma che sicuramente doveva funzionare perchè tutti i locali erano, seppure debolmente, illuminati, ed elettrodotti nelle vicinanze non ne avevo notati, un reparto stampa e propaganda con ciclostile a mano, macchina da scrivere ecc. e ovviamente un' armeria con fucili, mitragliatrici e munizioni, principalmente armi ex-italiane. Non ricordo di aver visto impianti radio o telefonici. Alcune delle baracche recavano manifesti progandistici inneggianti a Tito e a Churchill e all' amicizia anglo-jugoslava, ritratti a mezzobusto di una dottoressa con la bustina con la stella rossa in testa e altro personale medico o paramedico, foto incorniciate di personalità militari e politiche allora ed anche oggi a me sconosciute. I toni dei manifesti andavano invariabilmente dal grigio al rosso cupo all' azzurro carta-da-zucchero. La capienza massima dichiarata dalla guida poteva arrivare a un centinaio di degenti. I decessi ammontarono a una sessantina di pazienti durante tutto l' arco di tempo in cui l' ospedale funzionò. Non ricordo però se esistesse un sepolcreto. Tutti i feriti coscienti diretti al centro venivano accuratamente bendati e ivi condotti per lo più nottetempo. Segretezza e mimetizzazione erano ritenuti fondamentali per sfuggire a rastrellamenti e ricognizione aerea. Anche i dimessi venivano riaccompagnati a valle o ridestinati alle bande di appartenenza da bendati e di notte. Le baracche erano accuratamente mascherate e dipinte con mimetizzazione a chiazze di vernice grigio-azzurra, verdognola e ocra. La località era accessibile solo tramite ripidi sentieri, men che mulattiere e passerelle pedonali. Insomma, per le quali passava 1 persona alla volta. In caso di necessità erano previste casematte e caverne sia per un' estrema difesa che per ricovero dei degenti, ma non ce le fecero vedere, ed erano state predisposti nidi di mitragliatrici e trappole esplosive.
Ovviamente nel frattempo disattivate, spero. L' area a quanto pare riuscì a sfuggire a tutti i rastrellamenti e all' aeroricognizione o quantomeno i rastrellamenti suggeriti dalla ricognizione non andarono a buon fine. Un altro elemento che mi farebbe propendere per quella zona è che proprio un paio di anni fa vi si sia abbattuto un fortunale di eccezionali proporzioni, tale da provocare smottamenti del sedime e il crollo di alcune costruzioni. Almeno, a detta di altri turisti di mia conoscenza che non vi poterono accedere. Se era quello.
Altro particolare, anche se vago: ricordo ancora che da lì alle grotte di Postumia impiegammo, in auto, un tempo ragionevole. Cioè riuscimmo a visitare entrambe le località in giornata per tornare di qua del confine prima che facesse buio (ovviamente d' estate).-
baffobruno ringrazia.