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Discussione: Attori e personaggi pubblici... in uniforme

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  1. #1
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  2. #2
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    Emilio Pucci, marchese di Barsento, nasce a Napoli il 20 novembre 1914 dalla nobile famiglia fiorentina dei Pucci. In gioventù si dedica allo sci e alla pittura. Nel 1934 è selezionato nella nazionale italiana di sci e partecipa alle Olimpiadi invernali del 1936. Vince una borsa di studio e si trasferisce negli Stati Uniti, in Oregon, dove nel 1937 ottiene al Reed College un master in scienze sociali. Invece di rientrare direttamente in Italia, compie il giro del mondo imbarcandosi come marinaio su una vecchia nave mercantile. Al suo rimpatrio viene arrestato dai CC.RR. in quanto dichiarato renitente alla leva dalle autorità militari, ma grazie all’ amicizia con personaggi del regime fascista, risolve subito i suoi problemi con la giustizia. Seguendo l’ esempio dei suoi amici altolocati, tra cui Bruno Mussolini e Galeazzo Ciano, nel 1938 si arruola nella Regia Aeronautica. Inizialmente giudicato inidoneo all’ attività di volo a causa del fisico gracile, dopo molte insistenze ottiene di essere ammesso alla Scuola di Volo di Viterbo. Nominato sottotenente di complemento nel luglio 1939, presta servizio come pilota a Pisa, Aviano,Viterbo e infine presso la 58^ Sq. / 10° Gr. / 10° Stormo B.T. su Savoia Marchetti S. 79 con sede a Milano. Poco dopo il 10 giugno 1940 lo Stormo viene rischierato sull’ aeroporto libico di Benina. Nel settembre 1940 Emilio Pucci è trasferito al 33° Gr. Bombardamento Notturno operante in Libia ma presto rimpatriato per infezione renale contratta in servizio. Durante la licenza di convalescenza in Italia si laurea in scienze politiche. Il 5 giugno 1941 è assegnato alla Squadriglia B.G.R. (Bombardamento a Grande Raggio) di Pisa. Effettua il passaggio sul nuovo quadrimotore sperimentale Piaggio P.108, ma dopo l’incidente in cui perde la vita Bruno Mussolini l’ attività di volo viene temporaneamente sospesa. Nel settembre 1941 è assegnato al 2° Nucleo Addestramento Siluranti di Napoli. Trasferito nel marzo 1942 alla 205^ Sq. / 41° Gr. Aut. Aerosiluranti di Gadurrà (Rodi). Su velivoli Savoia Marchetti S. 84 partecipa alla “Battaglia di mezzo giugno” (14-15 giugno 1942) e alla “Battaglia di mezzo agosto” (11-14 agosto 1942). Trasferito a inizio 1943 al 105° Gr. Aerosiluranti di stanza a Decimomannu. Partecipa ad azioni contro naviglio avversario su Malta nel marzo-maggio 1943 (42 azioni di volo, 10 siluramenti, abbattimento di un bimotore Bristol Blenheim). Il suo reparto ormai decimato è trasferito a Forlì e posto in posizione quadro. Il 10 luglio 1943 la sua domanda di passare alla specialità della caccia viene accolta ed è destinato alla Scuola Caccia di Gorizia. Il 25 luglio 1943 è all’ Ospedale Militare di Ferrara per approfonditi controlli medici e gli viene concessa una licenza per malattia. L’ 8 settembre lo coglie mentre viaggia in treno tra Gorizia e Firenze. Avuta notizia dell’ armistizio alla stazione di Venezia, tenta invano di telefonare alla Scuola di Gorizia e alla 2^ Squadra Aerea di Padova per avere ordini. Messosi in borghese, raggiunge Firenze con mezzi di fortuna. Nell’ ottobre 1943, ancora convalescente per i postumi dell’ infezione renale contratta in AS, è contattato da Edda Ciano Mussolini (con la quale intratteneva una intima amicizia sino dal 1934) che lo informa dell’ arresto del marito a Verona, chiedendogli aiuto. Nel gennaio 1944 è dichiarato inabile al servizio attivo dall’ Istituto Medico Legale dell’ A.N.R. e accompagna in Svizzera Edda e i figli con la sua Fiat Topolino. Rientrato in Italia, mette in salvo i diari di Galeazzo insieme alla spia tedesca Felicitas Beetz. Arrestato dalla Gestapo il 10 gennaio1944, viene rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore e ripetutamente torturato. Scarcerato dopo nove mesi, sfugge alla sorveglianza fascista rifugiandosi definitivamente in territorio elvetico. Ricoverato all’ ospedale di Lugano per le torture subite (due fratture del cranio, ecchimosi ed ematomi in tutto il corpo, lesione permanente del timpano sinistro). Rimessosi in salute, per mantenersi lavora come maestro di sci a Zermatt fino alla fine della guerra. Dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 ottiene il congedo definitivo dall’ Aeronautica Militare. Nel 1947 lavora come istruttore di sci al Sestriere. Nello stesso anno inizia la sua attività nel campo della moda. Apre la sua prima boutique a Capri nel 1950. Organizza la prima sfilata di moda a Firenze nel 1951. Stabilisce la sede della sua casa di mode (ceduta dagli eredi nel 2000 al gruppo francese LMVH-Louis Vuitton) nel palazzo di famiglia, al recapito Marchese Emilio Pucci, Palazzo Pucci, Via dei Pucci 6, Firenze. Sin da subito popolarissimo negli Stati Uniti, espande la sua attività dalla moda femminile alla moda maschile, ai profumi, alle ceramiche, all’ arredamento per la casa. Negli anni ’60 disegna il logo della missione Apollo 15 della N.A.S.A. ; le uniformi del personale di volo della Braniff International Airways ; la divisa classica del Corpo dei VV.UU. di Roma (divisa blu, casco e guanti bianchi). Nello stesso periodo entra in politica. Consigliere comunale a Firenze, prende la parola durante la prima seduta del consiglio per replicare al sindaco democristiano Giorgio La Pira (pacifista, sostenitore del disarmo unilaterale, apologeta dei vietcong e “compagno di strada” del P.C.I.) che in campagna elettorale lo aveva definito “uno sporco fascista da prendere a calci”. Emilio Pucci chiede se il primo cittadino ha come lui il brevetto di pilota e avendone avuta risposta negativa dice: “Allora prima di fare certe affermazioni ci pensi bene, sennò la prossima volta la faccio volare io, ma dalla tromba delle scale”. Deputato della Repubblica Italiana nelle legislature IV e V, eletto dal 1963 al 1972 nel collegio elettorale di Firenze nelle file del Partito Liberale Italiano. Sottosegretario al Ministero dei Trasporti. Muore a Firenze il 29 novembre 1992.
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    3 Medaglie d’ Argento al Valor Militare

    2 Croci di Guerra al Valor Militare

    (Restituite nel 1982 in segno di protesta per il conferimento da parte del presidente Pertini di analoga decorazione al gappista Rosario Bentivegna, responsabile dell’ attentato del 23 marzo 1944 a via Rasella).

    Croce di Ferro di 2^ classe

    Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana
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  3. #3
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    Don Giuseppe Tomasi, 12° Duca di Palma, 11° Principe di Lampedusa, Barone della Torretta, Grande di Spagna di prima Classe nasce a Palermo il 23 dicembre 1896 da Giulio Maria Tomasi (1868-1934) e Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutrò (1870-1946). Taciturno e solitario, oppresso fin dall’ infanzia da una madre ansiosa e autoritaria passa il suo tempo immerso nella lettura. Dal 1911 frequenta il Liceo Classico a Roma. Nel 1915 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Roma. All’ entrata in guerra dell’ Italia è chiamato alle armi come sottotenente di artiglieria. Catturato dagli austriaci a Caporetto, viene recluso in un campo di prigionia in Ungheria, ma fugge e torna in Italia a piedi. E’ congedato nel 1918 col grado di tenente. Non termina gli studi universitari ma torna a Palermo e resta in casa della madre, che lo vuole sempre accanto. Si dedica saltuariamente a studi letterari. Nel 1925 si reca a Genova e comincia a collaborare con riviste letterarie ma dopo sei mesi torna di nuovo a casa dalla madre. Nel 1932 sposa a Riga la psicanalista Alexandra Wolff Stormsee, da lui soprannominata Licy, ma ben presto i due si separano per la presenza incombente e possessiva della madre di lui. Nel 1934 alla morte del padre eredita i titoli nobiliari e una vasta proprietà terriera. Nel 1940 è richiamato in servizio ma subito congedato in quanto dirigente dell’ azienda agricola di famiglia. Nel 1944 è nominato presidente della C.R.I. per la provincia di Palermo e in seguito presidente regionale della C.R.I. fino al 1946. Dopo la morte della madre nel 1946, inizia a frequentare giovani intellettuali palermitani. Nel 1954 recatosi ad un convegno letterario a San Pellegrino Terme col cugino Lucio Piccolo, conosce Eugenio Montale e Maria Bellonci. Nello stesso anno inizia a scrivere il suo unico romanzo, Il Gattopardo, terminato due anni dopo. Nel 1957 gli viene diagnosticato un tumore ai polmoni. Muore a Roma il 23 luglio 1957 ed è sepolto al Cimitero dei Cappuccini di Palermo. Nel 1958 il suo libro, già rifiutato da Mondadori e Einaudi, viene pubblicato postumo da Feltrinelli e vince il Premio Strega nel 1959.
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  4. #4
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  5. #5
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  6. #6
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    Fiorenzo Magni (1909-2012).
    Già rinomato ciclista dilettante alla metà degli anni ’30, fu chiamato alle armi poco dopo l’ entrata in guerra dell’ Italia e destinato al 19° Artiglieria di Firenze nonostante la sua specifica richiesta di prestare servizio come bersagliere ciclista. Mentre era in licenza per partecipare a una gara, il suo reparto andò totalmente perduto nel siluramento della nave che lo trasferiva in Albania. Assegnato al Battaglione Olimpico di Roma, nel 1941 passò al professionismo e nel 1942 conquistò il primato mondiale di velocità in pista sui 50 e 100 chilometri. Trasferito a Firenze nel 41° Artiglieria all’ inizio del 1943, vi rimase sino all’ armistizio. Rientrato a Vaiano, suo paese natale, aderì alla R.S.I. arruolandosi nella Milizia Ferroviaria. Nel gennaio 1944 il suo reparto partecipò con altre unità fasciste alla battaglia di Valibona, scontrandosi coi partigiani. Trasferitosi a Monza con la madre nel 1944, nell’ aprile 1945 passò in clandestinità nascondendosi sotto falso nome a San Marino, in Puglia e a Roma. Nel 1946 fu squalificato dall’ UVI per l’ adesione al fascismo e per aver gareggiato sotto falso nome. Processato nel 1947 per l’ uccisione del capobanda Lanciotto Ballerini e per collaborazionismo fu prosciolto dalla prima accusa per non aver commesso il fatto e beneficiò dell’ “Amnistia Togliatti” per la seconda. Nel 1951, in quanto ex-repubblichino gli fu impedito di rendere omaggio al Milite Ignoto insieme agli altri partecipanti a quel Giro d’ Italia (che si aggiudicò nonostante un grave infortunio a una spalla). Nel 2017, a cinque anni dalla morte di Magni, la presidente dell’ A.N.P.I. di Prato ha messo il veto alla proposta del sindaco Pd di intitolargli una strada della città toscana, dichiarando quanto segue: “La storia, anche quella personale, è fatta di scelte di cui ognuno di noi è direttamente responsabile. Non parlo solo di responsabilità giuridica ma anche e soprattutto di quella morale. Anche se sono trascorsi più di 70 anni, non possiamo dimenticare che ci fu chi scelse coraggiosamente di rischiare la vita per la libertà e chi si nascose vigliaccamente dietro una divisa e un manganello. Fiorenzo Magni, come altri ragazzi di allora, ha fatto la sua scelta, ha scelto la parte sbagliata e non è accettabile che oggi si ricerchino attenuanti. Noi adulti abbiamo grandi responsabilità verso i ragazzi. Attenzione quindi a costruire falsi eroi e a negare la responsabilità di scelte sbagliate”.

    ____________________________________

    Fiorenzo Magni, gloria del ciclismo nazionale e unanimemente considerato il terzo campione per importanza dopo Bartali e Coppi, tornò a gareggiare nel 1947. Vinse tre volte la Milano-Sanremo (1949, 1950, 1951) ; tre volte il Giro d’ Italia (1948, 1951, 1955) ; tre volte il Giro delle Fiandre (1949, 1950, 1951). Ritiratosi nel 1956, fu commissario tecnico della Nazionale di Ciclismo (1963-1966), presidente dell’ Associazione Corridori, presidente della Lega del Professionismo, presidente della Fondazione del Ghisallo, presidente onorario dell’ Associazione Azzurri d’ Italia, socio onorario della Federazione Ciclistica Italiana. Dal 1951 al 2009 fu titolare di concessionarie Moto Guzzi, Lancia ed Opel, nonchè commerciante di idrocarburi per uso domestico. Morì a Monza all’ età di 92 anni. Non rinnegò mai le sue idee politiche.

    _________________________________

    Medaglia d’ Oro al Valore Atletico (1942)
    Medaglia d’ Oro della Federazione Ciclistica Italiana (1949)
    Commendatore dell’ Ordine al merito della Repubblica Italiana (1966)
    Premio Vincenzo Torriani (2000)
    Ordine Olimpico (2001)
    Collare d’ Oro al Merito Sportivo (2004)
    Premio Mendrisio d’ Oro (2011)
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  7. #7
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  8. #8
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    Ernest Hemingway
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  9. #9
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  10. #10
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    John G. Agar (1921-2002).
    Figlio primogenito del re della carne in scatola John Agar Sr., studiò in prestigiose scuole private in Illinois e a New York. Dopo il diploma seguì la famiglia trasferendosi dalla natia Chicago a Los Angeles. Nel 1942 si arruolò nell’ U.S.A.A.C. e fu distaccato a Hollywood con l’ incarico di consulente militare per la realizzazione di pellicole di argomento aeronautico durante la 2^ guerra mondiale. Nel 1945 sposò l’ ex bambina prodigio del cinema americano, Shirley Temple, appena diciassettenne. Nel dopoguerra debuttò come attore con le migliori premesse, facendo da spalla a John Wayne in due western epici diretti da John Ford: Il massacro di Fort Apache (194 e I cavalieri del nordovest (1949), nonché nel kolossal bellico Iwo Jima, deserto di fuoco (1949). Nel 1950, Shirley Temple chiese e ottenne il divorzio da Agar, nonché la custodia esclusiva della figlia Linda Susan, motivandolo coi gravi problemi di alcolismo e la crescente gelosia professionale del coniuge. Da allora la carriera di Agar andò rapidamente declinando. Partecipò ad oltre 50 films, spesso in parti da caratterista, ma si trattava di b-movies, pellicole western, horror o di fantascienza a basso costo e di scarsa qualità, destinate ai circuiti dei “drive-in” e delle seconde visioni. A partire dagli anni ’60 per mantenere la famiglia (si era risposato con una modella e aveva altri due figli) fece anche sporadiche apparizioni in numerosissime serie TV statunitensi. All’ inizio degli anni ’70 visse un breve rilancio grazie a John Wayne che lo volle come suo partner ne I due invincibili (1969), Chisum (1970) e Il grande Jack (1971). John G. Agar morì ad 81 anni di età per enfisema polmonare.
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