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Discussione: Robert William Wilcox

  1. #1
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    Robert William Wilcox

    Al centro del Wilcox Memorial Park, di Honolulu (Hawaii), dal 1993 si erge fieramente la statua bronzea di un ufficiale del Regio Esercito. L’ artista che ne ha reso fedelmente in ogni dettaglio la fisionomia e l’ abbigliamento si è potuto documentare osservando le foto d’ epoca che ritraggono l’ uomo. Non c’ è da sbagliarsi, l’ uniforme è quella postunitaria: il fregio con cannoni incrociati sul chepì, la giubba turchina dai bottoni lucidi, il colletto di velluto nero, i gradi a fiorone. Osservandolo meglio, a destare interesse è l’ atteggiamento di quel militare: sguardo fiero, occhi e capelli neri, baffetti curati, carnagione scura, fisico asciutto e brevilineo. Insomma non parrebbe azzardato identificarlo con un qualche nostro ufficiale originario della Sicilia o della Calabria. Se potesse ancora parlarci, non stupirebbe sentirgli in bocca un marcato accento del nostro meridione. Dunque a maggior ragione la presenza della sua effigie in mezzo al Pacifico, tanto lontana dall’ Italia sembra a prima vista incongrua. Ma basta uno sguardo all’ epigrafe per svelare il mistero: si tratta dell’ intellettuale, soldato, patriota e politico hawaiano Robert William Wilcox, che per una incredibile serie di eventi si trovò a vestire l’ uniforme italiana nella seconda metà dell’ 800.

    Wilcox, artigliere sabaudo e patriota hawaiano


    Robert William Wilcox nasce a Kahului , nell’ isola di Maui (Hawaii) il 15/2/1855. Il padre, William Slocum Wilcox, un cattolico originario di Newport (Rhode Island) è comandante della marina mercantile a riposo, divenuto in seguito piccolo proprietario terriero. La madre, Kalua Makoleokalani, è una donna indigena discendente da uno dei re tribali che dominarono Maui sino all’ unificazione dell’ arcipelago sotto il re Kameamea I°. Grazie ai genitori che ne sostengono le aspirazioni, intraprende gli studi superiori e all’ età di vent’ anni diventa maestro di scuola. Nel 1880 il re Kalakauha - stretto tra i complotti del “Missionary Party” e le ambizioni coloniali degli Usa - trova necessario rafforzare la sua posizione politica modernizzando l’ esercito e la marina del piccolo regno. Bandisce dunque tre borse di studio destinate a giovani meritevoli , perché possano studiare in accademie militari europee. I primi due prescelti sono il marinaio Robert Napu’uako Boyd e il fante James Kaneholo Booth. Il terzo inaspettatamente è proprio Wilcox, che non è un militare. A motivare la scelta del sovrano sono il grado d’ istruzione più alto della media e la fedeltà assoluta alla monarchia dell’ insegnante venticinquenne. Il 30/8/1880 i prescelti si imbarcano sul piroscafo “Zealandia” alla volta della California, accompagnati da un uomo di fiducia del re, il navigatore e avventuriero italiano Cesare Celso Moreno. Il viaggio prosegue lentamente via San Francisco - Washington - New York - Amburgo - Berlino. Subito sfumata l’ ipotesi dell’ arruolamento in Germania, i tre giovani, cui il loro accompagnatore ha nel frattempo impartito le necessarie lezioni di italiano, giungono nella penisola, venendo accettati senza problemi in qualità di allievi nelle forze armate regie. Boyd è destinato all’ Accademia navale di Livorno, Booth all’Accademia militare di Napoli. Wilcox entra all’ Accademia militare di Torino, dove si distingue brillantemente negli studi. Nel 1881, durante la tappa italiana dell’ unico viaggio europeo intrapreso dal re Kalakahua, funge da interprete tra il sovrano e papa Leone XIII°, durante una udienza privata in Vaticano. Uscito dall’Accademia col grado di sottotenente, è ammesso alla Scuola d’ Artiglieria e Genio. L’ esperienza italiana lascia in lui un segno profondo, facendogli conoscere la letteratura e la musica italiane. E’ affascinato dalla cultura classica, traduce in lingua hawaiana il Principe di Niccolò Machiavelli e ne spedisce una copia in dono al suo re. Ha anche l’ occasione di venire a contatto con le maggiori figure storiche del suo tempo. Viene ricevuto dal re Vittorio Emanuele II° e dal Ministro della marina Benedetto Brin, incontra Giuseppe Verdi e Giuseppe Garibaldi, sempre perorando la causa della libertà del popolo hawaiano e ricevendo dovunque espressioni di incoraggiamento e simpatia per l’indipendenza del piccolo arcipelago. Frequenta assiduamente i salotti bene di Torino e Roma. Nel 1886 la situazione politica ad Honolulu cambia drasticamente e il re è costretto a revocare le borse di studio, ordinando il ritorno in patria dei due superstiti (Booth era morto a Napoli nel 1884, forse di colera). Boyd obbedisce immediatamente e torna nell’ anonimato, sparendo dalla storia. Il destino di Wilcox è invece diverso. Nel 1887 lascia il Regio Esercito col grado di tenente di artiglieria e sposa la giovane baronessa Gina Sobrero (Padova 1863 - Roma 1912), partendo subito dopo con lei da Torino per le Hawaii, con al seguito bauli zeppi di libri e partiture d’ opera. Il viaggio di ritorno si dimostra non meno lungo e difficile dell’ andata, seguendo il tortuoso tragitto Parigi - Londra - Dublino - New York - Chicago - Omaha - San Francisco. Accolto entusiasticamente a corte da Kalakahua ma osteggiato dagli avversari politici, Wilcox è costretto a lasciare Honolulu per San Francisco, dove vive in gravi ristrettezze con moglie e figlia, in un tugurio nel quartiere italiano. Il rapporto tra i coniugi si deteriora presto. Pregiudizi razziali e dissapori coniugali spingono la Sobrero (donna di sangue blu ma di poche risorse economiche, figlia di un generale piemontese e di una principessa Colonna) a tornare in Italia con la figlioletta di pochi mesi, che purtroppo morirà nel viaggio di ritorno. Con l’ annullamento del matrimonio, Wilcox è ormai libero da legami familiari e si vota totalmente alla lotta per la libertà. Rientra a Honolulu e tenta di scuotere le coscienze dei compatrioti, denunziando le mire eversive del partito missionario e del governo statunitense. Memore del motto di Cavour “Libera chiesa in libero stato” l’ antico maestro elementare propone senza successo la creazione di una scuola statale a imitazione di quanto fatto in Italia. Il suo intento è spezzare l’ egemonia culturale dei missionari protestanti e limitarne l’ indottrinamento delle giovani generazioni. Diffonde la cultura italiana e finanzia la messa in scena delle opere di Verdi. Nel 1889 è organizzatore e capo militare di una prima rivolta armata , che da lui prende il nome (Wilcox rebellion). E’ arrestato e processato, ma assolto dal tribunale regio, avendo agito in difesa della patria e della monarchia. Nel 1893 si concretizzano le sue peggiori paure; l’ ultima regina delle Hawaii, Lili’uokalani, viene deposta da un colpo di stato filoamericano e i Marines sbarcano nelle isole per sostenere il governo provvisorio, composto di soli bianchi. Nel 1895, indossata di nuovo l’ antica uniforme da artigliere, tenta insieme ad altri esponenti della nobiltà di riportare Lili’uokalani al potere con le armi. Il tentativo generoso ma disperato fallisce, Wilcox è arrestato e incarcerato per la seconda volta. Condannato dal tribunale locale è però graziato dagli americani, che temono di farne un martire. Nel 1896 sposa la principessa hawaiana Theresa La’anui, discendente di re Kameamea I°. Durante la guerra ispano-americana del 1898 gli Usa occupano definitivamente l’ arcipelago, ritenuto dai militari una necessaria tappa intermedia per l’ invasione delle Filippine. Ormai persuasosi dell’ impossibilità di restaurare la piena indipendenza nazionale, Robert William Wilcox continua a lottare a favore del suo popolo, ma questa volta, dall’ interno del sistema. Sfruttando le sue capacità di oratore trascinante e tribunizio, si dedica alla politica attiva e nel 1900 è il primo delegato eletto a rappresentare il territorio delle Hawaii presso il Congresso degli Stati Uniti d’ America. La sua attività a Washington mira essenzialmente a mitigare le soffrenze della popolazione autoctona, sottoposta ai continui soprusi degli oligarchi bianchi e respinta ai margini della società. Muore ad Honolulu il 23/10/1903 all’età di 48 anni. La salma viene rivestita dell’uniforme da tenente del Regio Esercito. Sul feretro, coperto dall’ ultima bandiera del regno indipendente delle Hawaii, vengono adagiati il chepì con la coccarda tricolore e la sciabola da ufficiale d’ artiglieria donatagli del generale Garibaldi. L’ On. Robert William Wilcox è sepolto nell’ Honolulu Catholic Cemetary mentre un picchetto armato di quel Police Department che lo aveva arrestato per ben due volte, gli rende impeccabili onori militari. La folla di hawaiani d’ ogni etnia presente al rito, intona in suo onore il coro del Nabucco: <<O mia Patria, si bella e perduta…>> ultimo tributo alla perduta indipendenza dell' Hawaian Kingdom.
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  2. #2
    Moderatore L'avatar di maxtsn
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    Integro l'ottimo racconto con alcune foto di Wilcox e del monumento a lui dedicato.
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    Max

    Frangar non flectar

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da maxtsn Visualizza Messaggio
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    Grazie per l' integrazionne, maxtsn

  4. #4
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    Ti chiedo scusa per i doppioni, ma prima le foto non me le faceva vedere...
    Max

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  5. #5
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    Grazie per questa storia che non conoscevo assolutamente.
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  6. #6
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    Grazie ancora ad IL Cav. per le tamnte storie e documentazioni fotografiche che ci presenta e divide con noi andando a colmare tantissime fette di storia!

  7. #7
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    Incredibile... incredibile... come scompare la memoria...
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  8. #8
    Utente registrato L'avatar di Klaudio
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    Storia davvero molto interessante ed unica nel suo genere.
    Un grazie anche da parte mia al Cavaliere per i suoi interessanti lavori e da Max per le integrazioni.

    Claudio.
    Dio usa le guerre per insegnare la geografia alla gente. - A. Bierce -

  9. #9
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    Ecco la foto di Boyd, il secondo dei tre inviati in Italia. Finora non ho trovato una foto del terzo...ma non demordo!
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    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

  10. #10
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    Per completezza aggiungo un sunto della storia delle Hawaii prima e dopo Wilcox.
    __________________________________________________ ___________


    DAL REGNO DELLE HAWAII AL GOLPE PROTESTANTE


    Il 18 gennaio 1778, il britannico James Cook fu il primo europeo a raggiungere queste isole durante il suo terzo viaggio nel Pacifico, ma è possibile che in precedenza marinai spagnoli vi fossero naufragati sulle isole durante la navigazione tra il Messico e le Filippine. Cook fu il benvenuto ed esplorò le isole principali prima di partire alla volta delle coste nord-ovest del continente americano. Cook diede alle isole il nome Sandwich in onore del suo protettore Lord Sandwich. Al suo ritorno nell’arcipelago Cook fu ucciso nella baia di Kealakekua, sull’isola di Hawaii, mentre cercava di prendere ostaggi per farsi restituire una scialuppa rubatagli dai nativi. Al contatto con gli stranieri seguì un periodo turbolento e molte malattie infettive introdotte dai marinai decimarono la popolazione locale, priva di anticorpi. Il Regno delle Hawaii fu fondato nel 1795, quando un capo guerriero dell’isola di Hawaii – conosciuta anche come “Grande Isola” in quanto la più estesa dell’arcipelago – riuscì a sottomettere con una rapida e sanguinosa guerra gli staterelli feudali delle vicine isole di Oahu, Maui, Molokai, Lanai, Kauai e Nihau, unificandoli sotto un unico governo monarchico e salendo al trono col nome Kamehameha I, grazie al sostegno della Royal Navy ed all’importazione di moderne armi da fuoco occidentali. Non a caso la bandiera del Regno delle Hawaii, disegnata dal re Kamehameha I conteneva la Union Jack inglese in un angolo, ad imitazione del vessillo da guerra della Royal Navy, e otto strisce orizzontali rosse, blu, e bianche simboleggianti le otto isole principali dell’arcipelago. L’unificazione pose fine al feudalesimo, trasformando le Hawaii in una moderna monarchia costituzionale indipendente, le cui giovani istituzioni erano modellate sull’esempio delle monarchie europee. La società hawaiana assunse ben presto un carattere multietnico con la naturalizzazione di marinai e commercianti bianchi di varia nazionalità, nonché di immigrati asiatici stabilitisi nell’arcipelago. I numerosi matrimoni misti portarono ad emergere di una classe media composta da meticci educati all’occidentale, che nei decenni successivi occuparono posizioni preminenti nella politica, l’imprenditoria, le Forze Armate e la burocrazia statale delle Hawaii. Anche dal punto di vista religioso, inizialmente lo sciamanesimo tradizionale convisse pacificamente col cristianesimo, nelle declinazioni cattolica ed anglicana, introdotte dagli europei. L’istituzione statale fu però gravemente indebolita da due circostanze profondamente negative. Anzitutto l’arrivo nel 1821 di missionari statunitensi provenienti dal New England, che provocò gravi disordini fra la popolazione locale. Inizialmente osteggiati, ma poi accolti benevolmente e protetti dal Re, i missionari e le loro famiglie erano veri estremisti portatori del più rigido e austero protestantesimo puritano e non nascondevano di disprezzare profondamente i nativi sia dal punto di vista razziale (in quanto non bianchi), che religioso (in quanto pagani idolatri), ritenendosi superiori a loro non solo in quanto puritani, ma soprattutto, in quanto cittadini americani. Sin dall’inizio i puritani si considerarono padroni dei corpi, delle menti e delle anime degli ingenui nativi, impegnandosi a sradicare alla radice lo stile di vita tradizionale degli hawaiani, e prima di tutto libertà sessuale, commercio di alcolici e giuoco d’azzardo. Riusciti a portare alla nuova fede vari esponenti della nobiltà, inclusa la madre del Re, il loro potere aumentò notevolmente e assieme al numero dei convertiti crebbe la loro pesante ingerenza nella politica. Profittando del fatto che nella cultura hawaiana non c’era cosa più grande che donare qualcosa agli amici, gli avidi e scaltri missionari spinsero i convertiti a donare loro porzioni sempre più grandi di terreni agricoli in cambio della salvezza dell’anima, obbligandoli poi a coltivare gratuitamente tali latifondi in condizioni di semi-schiavitù. Quando in seguito venne introdotta la retribuzione obbligatoria del lavoro, i fedeli ormai totalmente succubi dei pastori protestanti, aspettavano con impazienza la funzione domenicale, facendo a gara per donare “volontariamente” gran parte dei loro stipendi alla chiesa. Altro grave vulnus nei confronti della monarchia si dimostrò il fatto che più volte accadde ai re delle Hawaii di morire senza eredi, interrompendo la normale successione dinastica. In quei frangenti fu il Parlamento a dover eleggere democraticamente un nuovo monarca. I vari pretendenti al trono dal 1810 al 1893 vennero scelti tra gli esponenti delle due più grandi dinastie nobiliari delle Hawaii, i Kamehameha e i Kalakaua. Di questa situazione di confusione istituzionale, approfittarono in maniera crescente le famiglie puritane, trasformatesi nell’arco di una generazione da missionari a latifondisti, imponendosi come consiglieri politici e ministri. Essi influenzarono sempre più pesantemente la monarchia, mirando apertamente all’annessione delle Hawaii da parte degli U.S.A. in base alla dottrina del “destino manifesto”. Oltretutto i puritani ritenendosi unici detentore della vera fede non persero occasione di conculcare lo sciamanesimo tradizionale e le altre confessioni cristiane. Ciò provocò ripetute proteste britanniche, e tentativi di instituire un protettorato sulle Hawaii su base religiosa. L’episodio più grave avvenne il 22 agosto 1840, quando l’ammiraglio francese Louis Tromelin giunse nel porto di Honolulu con le navi da guerra La Poursuivante e Gassendi, imponendo al re Kamehameha III di dichiarare il cattolicesimo unica Religione di Stato delle Hawaii. Il 25 agosto in seguito al rifiuto del re, le truppe francesi sbarcarono ad Honolulu, facendo irruzione negli edifici pubblici della capitale e causando danni quantificati in 100.000 $ dell’epoca. Dopo l’incursione francese, Kamehameha III ritenne necessario inviare delegazioni negli Stati Uniti ed in Europa, per ottenere il riconoscimento dell’indipendenza delle Hawaii da parte delle grandi potenze. A questo scopo l’8 aprile 1842 Timoteo Haʻalilio, William Richards e Sir George Simpson vennero nominati rappresentanti plenipotenziari delle Hawaii. L’8 luglio 1842 Simpson partì per l’Inghilterra, mentre Haʻalilio e Richards si recarono negli Stati Uniti. A Washington il 19 dicembre 1842 la delegazione hawaiana ottenne dal presidente statunitense John Tyler il riconoscimento dell’indipendenza hawaiana, così come Sir George Simpson ebbe altrettanto successo in Europa. Il 17 marzo 1843, Luigi Filippo di Francia riconobbe l’indipendenza delle Hawaii su suggerimento di Leopoldo I del Belgio, e il 1 aprile 1843, Sir Aberdeen a nome della Regina Vittoria, assicurò alla delegazione hawaiana che “il governo di Sua Maestà è disposto ed è determinato a riconoscere l’indipendenza delle isole Sandwich sotto la corona del loro attuale sovrano”. Il 28 novembre 1843, si giunse a Londra ad un accordo formale per il riconoscimento di indipendenza del Regno delle Hawaii. La “Proclamazione anglo-francese” congiuntamente firmata dai due sovrani, assicurò alla delegazione hawaiana che: “Sua Maestà la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, e Sua Maestà il Re dei francesi, prendendo in considerazione l’esistenza nelle isole Sandwich (isole hawaiane) di un governo in grado di fornire per la regolarità delle sue relazioni con le nazioni straniere, hanno pensato bene di concordare, reciprocamente, a considerare la isole Sandwich come uno Stato indipendente, e mai a prendere possesso, né direttamente o sotto il titolo di protettorato o sotto qualsiasi altra forma, di ogni parte del territorio di cui sono composte.” Il 28 novembre divenne festa nazionale per celebrare il riconoscimento dell’Indipendenza delle Hawaii. In conseguenza di questo riconoscimento, le Hawaii entrarono instaurarono rapporti diplomatici con le altre nazioni, creando oltre novanta legazioni e consolati in tutto il mondo. Alla morte di Kamehameha III il rifiuto della corona da parte della principessa Bernice Pauahi costrinse il Parlamento ad indire delle elezioni per occupare il trono vacante. Dal 1872 al 1873, i parenti della ex famiglia reale Kamehameha vennero presentati come candidati. Il voto popolare e una votazione unanime dell’assemblea legislativa incoronarono Lunalilo. Il nuovo re morì improvvisamente dopo meno di un anno dopo l’ascesa al trono, e come il suo predecessore non lasciò eredi diretti. Ancora una volta, il Parlamento indisse una elezione per scegliere un sovrano. La Campagna elettorale del 1874 fu molto difficile ma infine David Kalakaua, fu eletto assumendo il nome di Kalakaua I. La scelta del Parlamento fu molto controversa, e le truppe statunitensi e britanniche vennero chiamate a reprimere disordini. Grazie alle pressioni dei potenti latifondisti protestanti, nel 1876 gli Stati Uniti ottennero infine una forma di protettorato commerciale sull’arcipelago. Sperando di evitare ulteriori incertezze per il futuro, e di rafforzare l’istituzione monarchica impegnata in uno sfiancante braccio di ferro con quello che i nativi chiamavano in maniera sprezzante “Missionary Party” per mantenere l’indipendenza del Regno, il re Kalakaua I proclamò più eredi al trono stabilendo una precisa linea di successione alla corona delle Hawaii. Alla morte del sovrano avrebbe dovuto salire al trono sua sorella, la principessa Lili‘uokalani, con la principessa Victoria Kaʻiulani seconda in ordine di successione e dopo di lei i principi David Kawananakoa e Giona Kuhio Kalanianaole. Nel 1887, la Costituzione in vigore dal 1864 venne sostituita da una nuova, redatta da Lorrin A. Thurston, già ministro degli Interni di re Kalakaua I. Il sovrano fu obbligato ad approvare il nuovo testo sotto costrizione, alla presenza di 3.000 bianchi armati. Definita “costituzione delle baionette” per sottolineare la procedura extra legale con la quale venne imposta a Kalakaua, essa limitò gravemente la cittadinanza attiva (ovvero le persone che potevano essere elette ed eleggere i parlamentari). Ciò fu ottenuto eliminando per motivi razziali tutti gli asiatici e aumentando la quantità di beni immobili necessari per iscriversi alle liste elettorali. In questo modo moltissimi hawaiani nativi, inclusi alcuni membri della piccola nobiltà, furono esclusi dalla piena cittadinanza e dal diritto di voto. Si trattava in gran parte di sostenitori della monarchia e dell’indipendenza dell’arcipelago rispetto agli Stati Uniti. Quindi ad avvantaggiarsene furono quasi esclusivamente i latifondisti bianchi di origine americana discendenti dai missionari ed alcune famiglie indigene convertite al protestantesimo e totalmente asserviti dai missionari puritani. Parallelamente alle lotte politiche, a partire dagli anni ottanta dell’ottocento le Hawaii subirono una catastrofe ecologica a causa del disboscamento e di tentativi di allevare ovini e bovini da parte dei proprietari terrieri, sostenuti da banchieri e speculatori statunitensi. Con l’importazione di nuove piante e animali la flora e la fauna locale che in mancanza di predatori e concorrenti, non avevano sviluppato particolari forme di difesa, si trovarono aggredite e parte si estinsero. Inoltre la creazione di grandi piantagioni di canna da zucchero, assorbita quasi totalmente dal mercato degli Stati Uniti, ebbe come conseguenza il declino dell’agricoltura tradizionale di sussistenza. Ciò impoverì ancor di più i nativi, che perdettero il lavoro quando per lavorare i campi di canna da zucchero fu agevolata l’immigrazione di lavoratori a basso costo da Cina, Giappone, Azzorre (noti come portoghesi alle Hawaii), Filippine, Corea. Gli hawaiani autoctoni di origine polinesiana vennero ancor più emarginati e giunsero sull’orlo dell’estinzione, tanto da essere ancora oggi minoranza in casa loro, costituendo appena il 5,5 % della popolazione totale dello stato ed essendo da tempo in declino numerico.

    ________________________________________

    DALL’ABOLIZIONE DELLA MONARCHIA AL RE DEGLI ANANAS

    Nel 1893 i proprietari terrieri ed i politici di origini americane riunitisi segretamente in un Comitato di Pubblica Sicurezza composto da 13 membri, fomentarono un colpo di stato militare, rovesciando la regina Lili’uokalani ed assumendo il controllo diretto del Regno delle Hawaii. Ciò fu loro possibile grazie all’appoggio delle unità navali americane presenti in quel momento nell’arcipelago, che agirono autonomamente senza ordini superiori. In particolare il comandante dell’incrociatore USS Boston sbarcò due compagnie di marinai ed una terza compagnia dell’U.S.M.C. a sostegno dei golpisti. Per evitare combattimenti fratricidi tra i militari hawaiani fedeli ai congiurati e quelli lealisti, nonché il bombardamento di Honolulu da parte dell’USS Boston, la giovane sovrana ordinò un cessate il fuoco unilaterale, malgrado molti membri del piccolo esercito hawaiano intendessero battersi in difesa della corona. Di fatto l’unica reazione al colpo di stato da parte di Lili’uokalani fu un vano appello alla comunità internazionale affinché venisse restaurata la legalità sulla base della Proclamazione anglo-francese del 28 novembre 1843. Le motivazioni del rovesciamento della monarchia hawaiana furono in sostanza due, una politica ed una economica. Da una parte il “Missionary Party” temeva che la regina potesse abolire o emendare la Costituzione del 1887, fondamento dell’egemonia dei bianchi anglosassoni protestanti sul resto della nazione. Dall’altra i pesanti dazi doganali imposti nel 1890 dagli Stati Uniti sull’importazione dello zucchero prodotto all’estero rischiavano di disastrare l’economia locale, basata sulla monocoltura della canna da zucchero. Secondo i piantatori con l’immediata annessione dell’arcipelago da parte degli U.S.A. lo zucchero hawaiano sarebbe diventato automaticamente zucchero americano, sfuggendo quindi ai suddetti dazi. Infatti il 17 luglio 1893 il Comitato golpista presieduto da Ballard Sanford Dole si autoproclamò Governo Provvisorio delle Hawaii “fino a quando non fosse avvenuta l’annessione da parte degli Stati Uniti”. Contrariamente alle speranze dei congiurati però, l’integerrimo presidente statunitense Cleveland considerò il colpo di stato come illegale ed immorale, biasimando pubblicamente il comportamento dei marinai dell’USS Boston. Di conseguenza il governo americano declinò temporaneamente l’invito di annettere l’arcipelago. Il 4 luglio 1894 venne proclamata la Repubblica delle Hawaii e Dole ne divenne il presidente. Ma anche allora gli Stati Uniti non ritennero opportuno legittimare una entità politica originata da un colpo di stato. Nel 1895 l’atteggiamento riluttante degli americani convinse i lealisti hawaiani di poter suscitare con successo una contro rivoluzione in favore della monarchia. Wilcox ed altri ufficiali riuscirono a radunare circa 600 uomini, che però non furono sufficienti per battere i circa 1200 soldati rimasti fedeli a Dole, appoggiati dai 500 membri di una milizia irregolare composta da protestanti bianchi. Dopo tre battaglie e la definitiva sconfitta dei monarchici, la regina Liliʻuokalani fu portata davanti a un tribunale militare della Repubblica delle Hawaii, condannata per alto tradimento e tenuta agli arresti domiciliari a vita nella sua casa di Honolulu. Ma la fallita rivolta del 1895 diede anche vita ad una serie di problemi dal punto di vista internazionale, provocando il crescente coinvolgimento ed interesse di Giappone, Gran Bretagna e Germania negli affari hawaiani. La possibilità che potenze straniere potessero impadronirsi di quel territorio strategico rovesciando la Repubblica delle Hawaii presieduta da Dole, spinse il governo americano alla completa annessione delle isole che si rivelarono indispensabili per il rifornimento di carbone delle navi da guerra degli Stati Uniti durante il conflitto intrapreso in quello stesso anno per strappare alla Spagna il suo impero coloniale nel Pacifico (Filippine, Marianne, Guam). L’arcipelago divenne definitivamente americano il 4 luglio 1898 col nome di Territorio delle Hawaii, e non fu una sorpresa per nessuno il fatto che a Governatore provvisorio venisse insediato Sanford Ballard Dole. Ma fu un altro Dole a giocare un ruolo cruciale nello sfruttamento intensivo dell’agricoltura hawaiana. James Drummond Dole, nacque il 27 settembre 1877 a Jamaica Plain, nei pressi di Boston, da una famiglia puritana. Il padre, il nonno paterno e il bisnonno materno ricoprirono tutti alte cariche nelle gerarchie ecclesiastiche protestanti. Nel 1899 il giovane James si laureò in agraria al Bussey Institute dell’Università di Harward e in tale occasione ricevette in dono dai parenti la piccola somma di 50$ che investì speculando in borsa. Una volta che i suoi guadagni giunsero a 16.000$ si trasferì a Hawaii, all’età di 22 anni. Giunto a Honolulu il 16 novembre 1899, grazie al suo potente cugino di secondo grado, quel famigerato Sanford Ballard Dole ormai divenuto il padrone incontrastato dell’arcipelago da quando nel 1893 aveva deposto la regina Liliʻuokalani, acquistò dal governo una fattoria e alcuni km2 di terra coltivabile sugli altopiani centrali dell’isola di Ohau e dopo aver sperimentato l’introduzione di varie coltivazioni, vi creò una piantagione di ananas. Oltre alla sua fattoria, Dole realizzò un primo impianto di lavorazione e inscatolamento nella città di Wahiawa. Ma presto in conseguenza della crescente popolarità del prodotto e l’aumento esponenziale fu costretto a costruirne un secondo nei pressi del porto di Honolulu. Costituì una sua società, la Hawaiian Pineapple Company (HAPCO), che in seguito prenderà il nome di Dole Fruit Company, non senza che Sanford Ballard Dole tentasse di opporsi senza successo all’uso commerciale del cognome di famiglia, che almeno alle Hawaii era divenuto sinonimo di potere politico. Dal 1907 James Drummond Dole acquistò spazi pubblicitari sulle maggiori riviste degli Stati Uniti per pubblicizzare i suoi ananas in scatola, creando il primo caso di “product placement” tra i consumatori americani con tale forza che la richiesta raggiunse livelli mai visti. Nel 1913 introdusse una macchina automatica per la lavorazione e l’inscatolamento di trentacinque ananas al minuto, ideata da Henry G. Ginaca, aumentando ulteriormente i suoi guadagni. In quel periodo la coltivazione di ananas dava i profitti più elevati del settore agricolo e mediante accordi con le piccole compagnie concorrenti, appartenenti a proprietari terrieri locali, in gran parte discendenti dalle “Five Big Families”, Dole fu in grado piegare il mercato alla sua volontà, trasformandolo in una enorme industria dominata da un piccolo cartello di società che producevano frutta per il resto del mercato globale. A partire dal 1922 riuscì a convincere i suoi parenti di Boston e delle Hawaii ad investire una notevole somma di denaro, con la quale acquistò totalmente l’isola di Lanai, sviluppandovi la più vasta piantagione di ananas al mondo, estesa su 80 km². La meccanizzazione della produzione e lo sfruttamento oltre ogni limite delle masse di lavoratori immigrati – in gran parte giapponesi – con paghe irrisorie e condizioni di vita quasi schiavistiche, permisero a Dole di abbassare ulteriormente il prezzo dei propri prodotti, eliminando dal mercato qualsiasi concorrenza. Durante tutto il 20° secolo l’isola di Lanai – soprannominata l’isola degli ananas – produsse oltre il 75% degli ananas al mondo. Ma ciò non impedì a Dole di accaparrarsi enormi lotti di terreno agricolo anche sull’isola di Maui. Nel 1927 ispirato dalla trasvolata transatlantica di Lindbergh, istituì la Dole Air Race, destinata a dimostrare la fattibilità di un collegamento aereo diretto tra la California e le Hawaii. Come conseguenza intraprese il trasporto per via aerea dei suoi prodotti verso il continente americano, accorciando tempi di consegna e tagliando fuori dal mercato la Matson Navigation Company, compagnia di navigazione monopolista dei collegamenti tra l’arcipelago e gli Stati Uniti. Una volta stabiliti contatti con le maggiori compagnie aeree nordamericane, si inserì nel business del turismo di massa e della edilizia alberghiera alle Hawaii ed implementandolo anche finanziando film turistici per mostrare al pubblico statunitense le bellezze naturali e l’esotismo da cartolina dell’arcipelago, con protagonisti grandi divi dello schermo del periodo come Shirley Temple. La Grande Crisi del 1929 ebbe come conseguenza un rapido calo nel consumo di prodotti esotici come l’ananas in scatola, e poiché il frutto dell’ananas impiega due anni a raggiungere la piena maturità, all’inizio degli anni trenta la società si trovò impossibilitata ad ammortizzare l’enorme perdita di denaro. Rimosso dalla direzione della sua società nel dicembre 1932, Dole fu rimpiazzato da Atherton Richards. Nonostante ciò l’immenso potere economico e politico acquisito dalla Dole Fruit Company dentro e fuori le Hawaii non conobbe flessioni. A dimostrarlo è il fatto che dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941, al contrario di quanto accaduto in California e in altri stati americani, i lavoratori giapponesi residenti alle Hawaii non furono mai internati in massa, perché la ditta era interessata a mantenere la produzione nelle proprie piantagioni al livello prebellico. Il governo federale ebbe persino difficoltà a mantenere in vigore la legge marziale per tutta la durata del conflitto, nonostante l’importanza strategica dell’arcipelago. James Drummond Dole si ritirò a vita privata nel 1948 a causa di crescenti problemi di salute. Morì per un attacco di cuore sull’isola di Maui il 20 maggio 1958. Il 21 agosto 1959 il Congresso degli Stati Uniti accolse le Hawaii come 50º stato federato nell’Unione, con giurisdizione su tutte le isole dell’arcipelago, tranne l’Atollo di Midway, soggetto a servitù militare sotto diretto controllo federale.

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    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

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