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Discussione: La sedicente"milizia fascista 18 novembre" e la dirigenza FIAT

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    La sedicente"milizia fascista 18 novembre" e la dirigenza FIAT

    Leggendo una documentata storia della famiglia Agnelli, ho trovato una interessante notizia riguardante l’epurazione di Vittorio Valletta nell’aprile del 1945. Tra i capi di imputazione raccolti dal CLNAI contro il direttore della Fiat già dal dicembre del 1944, vi fu quello di avere costituito la milizia fascista “18 Novembre”. In questo caso il termine milizia indicava un reparto creato durante la Rsi e composto da “operai specialmente addestrati allo spionaggio contro i compagni”. Questa misteriosa entità “divisa in cellule spionistiche sparse nei vari impianti” della ditta torinese avrebbe operato in modo sotterraneo, totalmente separato rispetto ai caporeparto e alla sicurezza aziendale, raccogliendo informazioni riservate ad esclusivo beneficio della dirigenza Fiat. Addestrati militarmente da personale della X^ in cambio della fornitura di autocarri alle truppe del principe Borghese, questi fedelissimi operai avrebbero anche dovuto impedire con le armi eventuali tentativi di distruzione degli impianti da parte dei fascisti o dei nazisti, indossando sulla tuta blu uno specifico distintivo metallico. A titolo di informazione bisogna aggiungere che l’epurazione di Valletta durò solo pochi mesi. Già nel luglio 1945 fu “riabilitato” dall’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo grazie alle testimonianze di eminenti antifascisti, tra cui Enrico Martini (comandante delle Formazioni Mauri), Edgardo Sogno, (comandante dell’Organizzazione Franchi), e il cardinale Fossati (arcivescovo di Torino). Il sostegno dato alla resistenza da parte della famiglia Agnelli fu valutato in oltre 100 milioni di lire in contanti, nonché mezzi di trasporto, materiali, carburanti, generi alimentari ceduti dalla Fiat alle formazioni partigiane per altri 1500 milioni. Il 23 gennaio 1946 governo, sindacati e rappresentanti del CLN riuniti a Roma, restituirono ufficialmente le redini dell’azienda a Valletta che continuò ad amministrarla ininterrottamente sino al 1966. Ciò fu possibile soprattutto perché durante la guerra civile la dirigenza Fiat aveva saputo giocare contemporaneamente su più tavoli a suo vantaggio, cercando di ottenere il massimo possibile da tutti: fascisti, tedeschi, americani e partigiani. Visto che i grandi capitalisti italiani erano visti come apertamente ostili alla socializzazione delle fabbriche voluta dalla Rsi e nemici del fascismo, non è da escludere che questa fantomatica milizia fascista “18 Novembre” avrebbe dovuto davvero proteggere le fabbriche del gruppo Fiat da tentativi di esproprio armato da parte della fazione operaista e di sinistra presente all’interno del PFR evitando nello stesso tempo (magari in accordo coi partigiani non comunisti) la distruzione degli impianti produttivi da parte dei tedeschi in ritirata. Siamo nel campo delle ipotesi, ribadisco che certezze non ce ne sono, tranne che questi della “18 Novembre” veri o finti fascisti che fossero, erano strumento della volontà padronale di preservare lo status quo comunque si fossero messe le cose ed uscire dal conflitto con meno danni possibile. Ma dal punto di vista uniformologico mi domando quale fosse il loro distintivo metallico.
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    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

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