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Discussione: Le Fiat Topolino elettrificate in Svizzera nella 2^ G.M.

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    Le Fiat Topolino elettrificate in Svizzera nella 2^ G.M.

    Come tutti gli stati belligeranti e neutrali dal principio della 2^ g.m. anche la Svizzera attuò severissimi piani di razionamento degli idrocarburi per costituire scorte strategiche di carburante per le proprie forze armate. Tra i vari provvedimenti fu attuato un drastico taglio alla circolazione delle autovetture private, in particolare delle cilindrate più potenti di produzione straniera predilette dai facoltosi cittadini elvetici. In aggiunta a quanto fatto anche in altre nazioni, dove molte vetture furono riconvertite per con impianti a gasogeno o bombole di metano, gli elvetici diedero particolare impulso alla elettrificazione delle utilitarie più diffuse. In particolare la ditta IMAG implementò la trasformazione della Topolino mediante innovativi accumulatori costruiti dalla Oerlikon. La differenza più evidente rispetto alla versione originale era un cofano motore completamente chiuso (vista l’assenza del radiatore e del motore a scoppio) recante anteriormente un vistoso tamburo attorno al quale veniva avvolto il lungo cavo di ricarica con relativa spina. La ricarica era possibile sia dalla rete domestica che da appositi punti di ricarica posti lungo la rete stradale. La proposta della IMAG ebbe un notevole successo in quanto la piccola vetturetta di casa Fiat fin dalla sua apparizione sul mercato internazionale nel 1936 era stata importata in gran numero nella confederazione. Essa grazie ai bassi consumi era ideale come utilitaria da città (vera antesignana delle city car) o furgoncino commerciale e per robustezza, semplicità e ridotte dimensioni si muoveva agilmente lungo le tortuose strade alpine. Non solo le Topolino di produzione Fiat vennero retrofittate, ma anche tutte quelle importate in territorio svizzero dalle varie ditte che le costruivano su licenza in Francia (Simca), Germania (NSU/Fiat) e Polonia (Polski Fiat). Nell’immediato dopoguerra quasi tutte vennero ripristinate col motore originale. In Italia invece l’elettrificazione non ebbe lo stesso successo durante il conflitto anche perché la nostra industria, priva di materie prime e da anni costretta all’autarchia, non era in grado di produrre accumulatori leggeri e a lunga autonomia come quelli svizzeri. Le poche ditte del settore, tra cui Maserati e Turrinelli, produssero ciascuna solo poche centinaia di motocarri tricicli per uso civile e commerciale. Solo Maserati ideò e realizzò nel 1943 un piccolo autocarro elettrico a 4 ruote per uso militare, che fu anche presentato a Mussolini a Villa Torlonia. Esso rimase però unico esemplare a causa dell’armistizio. Un pezzo unico fu anche la lussuosa coupé elettrica Stigler 4EC, realizzata nel 1941 su telaio Fiat 1100L per il conte Enrico Mazzotti, ideatore della corsa automobilistica delle Mille Miglia ed eroico ufficiale pilota della Regia Aeronautica, caduto nel 1942 ai comandi del suo bombardiere. Ancora meno noto però è il fatto che a guerra inoltrata fummo ad un passo dal poter trasformare anche in Italia le vetture Fiat secondo il metodo IMAG ma una serie di eventi impedirono il concretizzarsi di tale progetto. Vale quindi la pena di soffermarsi diffusamente su tale vicenda. Nel 1942 in seguito alle crescenti incursioni dei bombardieri alleati sul territorio del Reich l’aviazione militare elvetica dovette affrontare un gran numero di sconfinamenti sul proprio spazio aereo da parte di velivoli delle varie nazioni belligeranti. Si ritenne dunque di potenziare la ridotta aliquota da caccia acquistando un certo numero di Me109G dato che gli svizzeri già avevano in servizio dall’anteguerra alcuni Me109E. Purtroppo la produzione in quel momento era totalmente assorbita dalla Luftwaffe e dalle aeronautiche delle nazioni alleate della Germania operanti sul fronte orientale. Così gli svizzeri dovettero ripiegare sul nostro Macchi MC 202. Questo seppure inferiore per prestazioni, aveva ai loro occhi il vantaggio di essere propulso da una copia prodotta su licenza in Italia motore Daimler-Benz DB601, lo stesso che equipaggiava il Me109E, il che avrebbe facilitato manutenzione e logistica. La richiesta di acquisto fu presentata alle competenti autorità italiane dall’addetto commerciale presso il consolato svizzero di Milano. La pratica coinvolse sia il Ministero del commercio estero che il Ministero della produzione bellica finendo sulla scrivania del Duce, che seguì le trattative personalmente proponendo un cambio merci vantaggioso per entrambe le parti. Gli svizzeri chiedevano di poter acquistare un lotto di almeno 24 Macchi nuovi di fabbrica. A causa del basso ritmo di produzione delle nostre industrie, accettarono però di ridurre la commessa iniziale a sole 12 unità tratte dai quadri della Regia Aeronautica. Era il minimo indispensabile per formare una squadriglia ma ne opzionarono anche altri 24 da acquistare appena possibile in un immediato futuro. In cambio l’Italia avrebbe ricevuto i materiali strategici indispensabili alla continuazione del conflitto, svincolandosi in gran parte dalle forniture militari tedesche che la ponevano in posizione di sudditanza politica e militare rispetto al Reich. Si tenga conto che proprio nel 1942 anno cruciale del conflitto, la rachitica industria bellica italiana stava drammaticamente mostrando la propria incapacità di incrementare la produzione e ripianare le perdite in combattimento, specialmente di aerei e carri armati. La lunga lista sottoposta dal nostro Capo del Governo alla controparte chiedeva la cessione di metalli rari, torni e rettificatori; apparecchiature per lavorazioni di precisione; utensili per la produzione di bossoli di grosso calibro; riflettori e apparecchiature per la direzione di tiro; cannoni contraerei da 40 Bofors; cannoni controcarro di calibro 57 e 75; mitragliere contraeree da 20 Oerlikon; fuciloni controcarro da 20 Solothurn; pistole e mitra calibro 9 con relative munizioni; autocarri da 3t. Berna e Saurer nonché la licenza di produzione del kit di elettrificazione IMAG per le vetture Fiat. Le trattative si prolungarono a lungo e finirono nel nulla, trovando ripetuti ostacoli. Innanzitutto la Regia Aeronautica, perennemente carente di caccia moderni tanto da dover richiedere a sua volta ai tedeschi la fornitura di Me109G, non era affatto disposta a cedere i Macchi necessari all’esportazione. Inoltre il gruppo industriale Fiat/Ansaldo abituato ad agire impunemente in regime di monopolio sin dagli anni venti, cercò in ogni modo di ostacolare se non sabotare la fornitura di armi pesanti e carri armati provenienti da ditte estere. Infine il RUK tedesco era nettamente ostile al consolidarsi dei rapporti commerciali italo-elvetici che di fatto ostacolavano le mire egemoniche del Reich sui due paesi confinanti e privavano al contempo l’industria bellica tedesca di commesse pagate in valuta pregiata necessaria allo sforzo bellico nazista. Alla fine gli svizzeri acquistarono velivoli germanici e noi non potemmo vedere mai le Topolino elettriche con la targa del Regio Esercito.
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    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

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