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Discussione: Carl Gustav von Rosen, il cavaliere alato

  1. #1
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    Carl Gustav von Rosen, il cavaliere alato

    Carl Gustav von Rosen nacque ad Helgesta il 19 agosto 1909, terzogenito del conte Eric von Rosen (1876-194 e della baronessa Mary Fock (1886-1967). La sua era una delle più nobili e influenti famiglie svedesi, unita da legami di parentela con ricche famiglie dell’alta società americana come i Carlton e i Winthrop, ma anche all’ex-asso della caccia della Grande Guerra e futuro gerarca nazista Hermann Göring, dagli anni venti marito di sua zia Carin von Kantzow. Il giovane Carl Gustav crebbe fra gli agi ma non vide di buon occhio l’adesione della sua famiglia all’ideologia nazista e – dopo l’ascesa al potere di Hitler in Germania nel 1933 – il coinvolgimento diretto del padre nel movimento nazionalsocialista svedese (1). Quasi inevitabilmente però i racconti di guerra dello “zio Hermann” suscitarono in lui già in giovane età la passione per il volo. Espulso per indisciplina dal prestigioso collegio scolastico di Lundsbergs, per il suo comportamento ribelle venne considerato la pecora nera della famiglia. Per mantenersi lavorò come apprendista meccanico in un cantiere navale e nel 1928 ottenne il brevetto da pilota. Acquistato d’occasione un vecchio biplano Sopwith Camel, fino alla metà degli anni trenta si esibì come pilota acrobatico in diverse manifestazioni aeree. Inseguito divenne anche il primo pilota civile svedese abilitato come istruttore di volo ed aprì una propria piccola scuola di volo.

    Allo scoppio del conflitto italo-etiopico, nel 1935 si arruolò volontario nella Croce Rossa Svedese come pilota di aerei e venne aggregato al personale sanitario inviato in Abissinia per rendere operativo un ospedale da campo. Con il suo biplano Heinkel effettuò missioni di evacuazione di feriti e rifornimenti di materiale sanitario alle truppe del Negus. In seguito al bombardamento dell’ospedale con armi chimiche subì ustioni da Iprite alle mani tentando di soccorrere i feriti e la sua testimonianza venne utilizzata in una vasta campagna di stampa internazionale volta a denunciare presunti crimini di guerra italiani. Una volta ristabilitosi impiegò un trimotore Fokker F.VII dell’aviazione imperiale etiopica in voli di guerra contro le nostre truppe e rifornì i guerriglieri con armi inglesi provenienti dalle confinanti colonie britanniche. Dopo la caduta di Addis Abeba e la fuga del Negus a Londra, nella seconda metà del 1936 venne espulso dalle autorità italiane insieme al resto del personale sanitario svedese e rientrò in patria.
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  2. #2
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    In quello stesso anno si trasferì nei Paesi Bassi trovando lavoro nella compagnia aerea statale KLM e sposò una ragazza olandese, Johanna Francina Krijgsman. Nella seconda metà del decennio prestò servizio come pilota dei Douglas DC2 olandesi sulle principali rotte europee. Nel 1939 il patto Ribbentrop-Molotov sancì di fatto una alleanza nazi-comunista e la piena collaborazione tra Hitler e Stalin, aprendo la strada alla violenta aggressione ed annessione delle nazioni confinanti. Dopo aver fagocitato Estonia, Lettonia e Lituania, oltre alle regioni orientali Polonia, il dittatore georgiano mirava ad annettere anche la Finlandia, antico dominio zarista divenuto indipendente sin dal 1918. Per legittimarne l’invasione militare egli tentò di imporre per via diplomatica pesanti ingerenze politiche quali la cooptazione del partito comunista finlandese al governo e la cessione del territorio di confine della Carelia, ottenendo però un fermo rifiuto dalle autorità finniche. La notte del 30 novembre 1939 l’aviazione militare sovietica VVS violando lo spazio aereo finlandese con ben 800 bombardieri attaccò di sorpresa 21 città e villaggi. Si trattò di una azione terroristica diretta a far fuggire la popolazione civile, dato che gli invasori miravano a catturare intatte le strutture industriali e la rete ferroviaria finlandese. Frattanto un poderoso contingente di truppe motorizzate e corazzate dell’Armata Rossa attraversò la frontiera inoltrandosi in profondità nei boschi della Carelia. La proditoria aggressione comunista contro la Finlandia suscitò sdegno in tutto il mondo libero e molti furono i volontari – in gran parte provenienti dai paesi scandinavi – che vennero ad affiancarsi al piccolo ma coraggioso esercito di Mannerheim. Anche Carl Gustav von Rosen decise di partecipare in prima persona alla lotta anticomunista arruolandosi volontario col grado di Tenente pilota nell’aviazione militare finnica. Seguendo l’esempio di quanto fatto del padre nel 1918, acquistò a proprie spese un Douglas DC2 dalla KLM per donarlo alla Soumen Ilmavoimat, che lo prese in carico con la matricola militare DO-1. Egli stesso pilotò il bimotore, trasformato in bombardiere improvvisato, con un equipaggio di volontari svedesi e danesi, effettuando azioni di bombardamento contro le truppe sovietiche fino al marzo 1940. Oltretutto tramite la giovane moglie fece acquistare direttamente in fabbrica e spedire in Finlandia due aerei da caccia di produzione olandese Kooloven FK52, in seguito immatricolati KO-129 e KO-130. Al termine del conflitto Carl Gustav von Rosen tornò nei Paesi Bassi e riprese servizio come pilota civile, ma nel maggio 1940 la Wehrmacht invase e occupò rapidamente l’Olanda, violandone la neutralità. La regina Guglielmina e il governo legittimo si rifugiarono fortunosamente in Gran Bretagna determinati a continuare la lotta dall’esilio. All’ultimo momento le autorità ordinarono a Carl Gustav von Rosen di trasferire a Londra importanti documenti diplomatici con l’ultimo DC3 della KLM in grado di decollare. Giunto nella capitale britannica dopo un volo assai pericoloso, vi rimase qualche settimana nel vano tentativo di arruolarsi nella R.A.F. come pilota volontario. Non solo la sua domanda venne respinta per motivi di opportunità a causa della stretta parentela con Hermann Göring, ma egli fu anche sospettato di essere un agente provocatore dei tedeschi. In quanto cittadino neutrale fu rimpatriato forzatamente in Svezia, dove fino al termine della 2^ guerra mondiale lavorò come pilota per la compagnia aerea svedese AB Aerotransport (ABA), che collegava Stoccolma a Berlino e alle maggiori città del Reich. Johanna Francina Krijgsman scelse invece di restare nell’Olanda occupata e collaborò attivamente con la resistenza antinazista. Arrestata dalla Gestapo e deportata nel campo di concentramento di Dachau, sopravvisse agli orrori alla guerra e dopo la liberazione tornò in patria. Ma si suicidò nel 1949. Carl Gustav von Rosen si risposò successivamente altre due volte ed ebbe un figlio al quale diede il nome di Eric in ricordo del padre.

    Dalla metà del 1945 la compagnia aerea civile Svensk Interkontinental Lufttrafik AB (SILA) riprese ad effettuare voli a lungo raggio su rotte intercontinentali dirette in Nordamerica, Sudamerica, Africa e Medio Oriente, utilizzando vecchi Boeing B17 americani atterrati nella neutrale Svezia durante il conflitto e requisiti da quel governo. I quadrimotori rimessi a nuovo furono adattati al trasporto passeggeri presso la fabbrica SAAB di Bromma. Due dei sette velivoli vennero venduti alla Danish Airlines (DDL), gli altri cinque entrarono regolarmente in servizio nella SILA immatricolati nel registro aeronautico civile svedese come SE-BAH, SE-BAK, SE-BAM, SE-BAN e SE-BAO. Carl Gustav von Rosen in qualità di pilota commerciale ebbe la possibilità di riallacciare i contatti con l’Etiopia, da poco ritornata indipendente dopo l’annessione nell’A.O.I. del 1936 e l’occupazione militare britannica del 1941. Visti i tradizionali legami della Svezia con quella nazione africana, egli intravide la concreta prospettiva di costituire una linea aerea etiopica gestita con capitali, aerei e personale svedesi. A tale scopo coinvolse nel progetto l’amministratore capo della SILA, Ture Bielkegård, che si dimostrò entusiasta. Ma occorreva muoversi con cautela per non irritare gli americani, che ormai consideravano l’Impero del Negus proprio esclusivo terreno di caccia. Alla metà di novembre del 1945 un aereo della SILA pilotato da Carl Gustav von Rosen e diretto in Madagascar, fece uno scalo tecnico all’aeroporto di Addis Abeba. Tra i passeggeri vi era anche Ture Bielkegård, travestito da missionario protestante e munito di un passaporto falso. Von Rosen e Bielkegård approfittando della breve sosta poterono incontrare Haile Selassie, giunto in incognito all’interno dello scalo, e proporgli l’affare. Il Negus pur approvando l’idea si guardò bene dal rivelare agli svedesi di aver già firmato – su pressione degli americani – un contratto di appalto con la TWA, dunque i due ripartirono convinti di aver concluso l’affare. Nonostante le ingenue precauzioni adottate dai due svedesi il loro incontro con l’Imperatore non sfuggì agli informatori della CIA e il fatto suscitò una forte irritazione nell’ambasciata americana che protestò ufficialmente con le autorità etiopiche. Alle ore 07.00 del 4 dicembre 1945 il B17 della compagnia SILA immatricolato SE-BAH decollò dall’aeroporto di Stoccolma con 22 passeggeri paganti, si trattava di medici, infermiere e missionari protestanti diretti ad Addis Abeba per riprendere possesso delle missioni e degli ospedali abbandonati nel 1936. Dopo aver fatto scalo a Napoli e al Cairo il quadrimotore atterrò felicemente nella capitale etiopica alle 14.00 del 6 dicembre. Naturalmente ai comandi c’era Carl Gustav von Rosen, che apprese con sgomento di essere stato scavalcato dagli americani nella gara per costituire una linea aerea civile in Etiopia. Ottenne invece dal Negus un contratto (retrodatato al 1 dicembre 1945) per un ingaggio triennale come istruttore capo e direttore della costituenda scuola di volo dell’aviazione imperiale etiopica, destinata a brevettare i futuri piloti militari. Dopo la fornitura da parte della Svezia di un consistente numero di monomotori ad elica SAAB e l’ingaggio di piloti militari svedesi in aspettativa, nel 1946 la scuola iniziò i corsi e nel 1950 vi erano già 75 piloti etiopi brevettati, abbastanza da costituire e rendere operative una squadriglia da trasporto ed una da bombardamento. Nel 1953, come ringraziamento per l’invio in Corea a sostegno delle truppe americane di un reparto di truppe scelte da montagna etiopi denominato Btg. Kagnew, gli Stati Uniti donarono al Negus anche una squadriglia di aerei da caccia F-51 e ne addestrarono i piloti. Nello stesso anno nell’ambito del programma MDAP venne firmato un accordo di mutuo sostegno e collaborazione militare in funzione anticomunista tra Addis Abeba e Washington, di conseguenza l’influenza degli istruttori e dei consiglieri militari svedesi declinò rapidamente. Nel 1957 Carl Gustav von Rosen fu costretto a rassegnare le dimissioni e tornare in Svezia in seguito a gravi dissidi con i massimi vertici militari etiopici. Egli era infatti contrario agli indiscriminati bombardamenti aerei contro i civili eritrei attuati dalla aviazione imperiale durante le operazioni di contrasto ai guerriglieri indipendentisti attivi nella nostra ex-colonia primigenia, forzatamente annessa con la connivenza degli inglesi per assicurare all’Etiopia l’agognato sbocco al mare. I restanti piloti svedesi rimpatriarono alla spicciolata e senza clamore nel 1961.
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  3. #3
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    Dal 1958 Carl Gustav von Rosen tornò a volare per la compagnia aerea svedese Transair Sweden AB, che effettuava voli charter dai paesi scandinavi verso le Canarie ed altre rinomate località turistiche del Mediterraneo. Ma quando nel 1960 l’O.N.U. affittò gli aerei e i piloti della compagnia in appoggio alla missione di pace in Congo (ONUC), egli scelto come pilota personale di Dag Hammarskjöld, un diplomatico, economista, scrittore e funzionario pubblico svedese, divenuto Segretario Generale delle Nazioni Unite nel 1953. Von Rosen non era ai comandi del velivolo quando nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961 il DC6 di Hammarskjöld si schiantò a Ndola, nell’attuale Zambia. Pochi giorni prima aveva marcato visita in quanto malato. L’incidente aereo costato la vita al Segretario Generale O.N.U. (insignito alla memoria col premio Nobel per la Pace nel 1961) fu attribuito a un sabotaggio voluto dalla potente società mineraria belga Union Miniére, finanziatrice e istigatrice neanche troppo occulta della secessione del Katanga. Carl Gustav von Rosen restò in Congo fino al 1962 e una volta tornato in Svezia venne decorato per il suo operato in seno alla missione ONUC dal generale Bengt Nordenskiöld, capo di stato maggiore dell’aeronautica militare svedese.
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  4. #4
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    Tornato a volare per la Transair come pilota commerciale, Carl Gustav von Rosen fu coinvolto nel conflitto in Biafra (2) quando vi si recò nell’agosto 1968 con un DC7 carico di medicinali raccolti dalla Caritas tedesca, in quanto gli aerei della sua compagnia erano stati affittati da un comitato interconfessionale delle chiese tedesche e scandinave denominato NORDCHURCHAID, che congiuntamente agli omologhi americani del JOINTCHURCHAID-USA e canadesi del CANAIRELIEF inviava aiuti alla popolazione biafrana, costretta dall’avanzata delle truppe nigeriane a rifugiarsi in una ristretta enclave al centro del paese priva delle necessarie risorse alimentari. Una volta giunto all’aeroporto della allora colonia portoghese di São Tomé fu informato che i voli umanitari erano fermi in quanto il Biafra era soggetto a un totale blocco aereo e navale da parte delle forze armate federali in quanto il governo nigeriano a maggioranza islamica intendeva piegare per fame l’indomita resistenza della regione secessionista a maggioranza cristiana. Nonostante la situazione disperata e l’elevato rischio di essere abbattuto dai caccia nigeriani, l’ormai sessantenne Carl Gustav von Rosen volando a pelo d’acqua per sfuggire i radar riuscì a violare il blocco raggiungendo con il suo aereo la pista di Uli, improvvisata dai biafrani riutilizzando un tratto di strada asfaltata. A quel tempo tra i civili vi era già stato un milione di morti per fame, molti dei quali bambini, senza contare le vittime dei bombardamenti indiscriminati effettuati dalla Nigeria Air Force (NAF) con aerei di produzione sovietica pilotati da mercenari europei ed egiziani. Sconvolto dagli orrori della guerra, dopo ripetuti colloqui col Capo dello Stato provvisorio della Repubblica del Biafra, Gen. Chukwuemeka Odumegwu-Ojukuwu (3) e col Capo di S.M. dell’Aeronautica, Gen. Godwin Ezeilo, Carl Gustav von Rosen decise di assumere un ruolo attivo nel conflitto. Iniziò a trasportare armi per le truppe biafrane, ma poiché tale attività non era compatibile con i fini umanitari della NORDCHURCHAID, si dimise dalla Transair per agire liberamente da privato cittadino. Col progressivo peggioramento della situazione nonostante l’eroismo dei combattenti biafrani dinanzi allo strapotere delle truppe federali sostenute dalle maggiori potenze mondiali, a Carl Gustav von Rosen venne chiesto di ricostituire una seppur minuscola aviazione militare che potesse fornire supporto aereo alle truppe di terra. Egli fu invece di tutt’altro avviso, ritenendo ormai impossibile una vittoria militare, ma seppe convincere Odumegwu-Ojukuwu che l’unico modo di porre fine al genocidio in atto e assicurare la sopravvivenza di un Biafra indipendente era giungere a una soluzione negoziale, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica internazionali grazie ad azioni clamorose la cui eco propagandistica fosse amplificata dai media occidentali. A tale scopo – ma solo a questo – si disse disponibile ad organizzare una squadriglia combattente in grado di compiere attacchi di rappresaglia contro gli aeroporti della NAF, ma anche contro stabilimenti industriali e impianti petroliferi delle società angloamericane che spalleggiavano il governo nigeriano, finanziando il conflitto. Egli ottenne anche che per motivi umanitari gli attacchi venissero diretti contro obiettivi inanimati, rifiutando di attaccare le truppe nemiche con munizionamento antiuomo. Ottenuto il via libera dai vertici biafrani, tornò in Svezia dove suo figlio Eric lavorava presso la società aeronautica Malmö Flyg Industri, una consociata della SAAB specializzata nella costruzione di aerei da turismo. Nei capannoni della ditta erano immagazzinati e pronti numerosi esemplari del piccolo addestratore ad elica MFI-9B, che aveva il vantaggio di essere semplice e leggero, ma soprattutto di libera vendita, non venendo considerato materiale bellico. Oltre a reclutare alcuni contractors svedesi, Carl Gustav von Rosen riuscì a comprare per 249.000 Corone un primo lotto di cinque aerei, tramite un prestanome svizzero di nome Wester, che aveva costituito a tale scopo a Roma una società fantasma denominata The Light Aircraft Company. Per stornare ulteriormente i sospetti riguardo la destinazione finale dei velivoli, egli figurava come dipendente della società, incaricato di costituire una scuola di volo in Tanzania per conto di quel governo. In realtà gli aerei furono approntati nella massima segretezza e trasferiti in volo in Francia da cinque tecnici della MFI che simpatizzavano con la causa biafrana per motivi religiosi. Decollati da Malmö il 25 aprile 1969, gli aerei atterrarono il 27 aprile a Toussus-le-Noble, un piccolo aeroporto a 35 km da Parigi, dove nei vecchi hangar della Farman furono smontati, imballati e spediti con aerei da carico dei servizi segreti francesi nel Gabon, dove il 14 maggio vennero rimontati all’aeroporto di Libreville. Furono poi portati in volo presso una pista abbandonata nota come “Campo I” e armati con razziere francesi MATRA e mirini di puntamento di recupero, smontati da vecchi aerei SAAB demoliti. Dopo un breve addestramento in loco, voluto da Carl Gustav von Rosen per far familiarizzare i piloti svedesi e quelli biafrani, il 22 maggio 1969 i cinque Minicon decollarono per la loro prima missione bellica. Attraversando lo spazio aereo del Gabon attaccarono di sorpresa e a bassa quota la base aerea NAF di Port Harcourt distruggendo a terra alcuni Mig 17 ed Ilyushin 28, rifugiandosi poi in territorio biafrano sulla pista improvvisata di Uga, nota come “Campo II”. Intanto un secondo lotto di quattro Minicon acquistati tramite la solita società di comodo, giunse in volo a Toussus-le-Noble facendo tappa a Copenhagen e Anversa e fu poi instradato in Gabon. Ma stavolta gli aerei rimasero al “Campo I” per l’addestramento dei piloti biafrani e per ripianare eventuali perdite. Furono gli ultimi consegnati, dato che già il 23 maggio, in seguito all’incursione su Port Harcourt del giorno precedente, le autorità svedesi ne proibirono l’esportazione includendolo nelle liste del materiale bellico. L’azione di Carl Gustav von Rosen ebbe risonanza mondiale, sollevando il velo sulle atrocità commesse contro i civili e attirando le simpatie dell’opinione pubblica verso il piccolo ed eroico Biafra cristiano, che continuava a lottare, come Davide contro Golia, assediato dai musulmani appoggiati dalle maggiori potenze mondiali. La presenza dei volontari svedesi, certificata dal servizio esclusivo del fotografo free lance Pierre Mens, suscitò le violente proteste diplomatiche del governo nigeriano, alle quali il governo di Stoccolma reagì assai prudentemente disconoscendo l’operato dei suoi cittadini e considerandoli mercenari. L’ambasciatore svedese in Nigeria si spinse a definire Carl Gustav von Rosen un aristocratico pazzoide con la mania del volo in zone di guerra. Dopo aver effettuato nei successivi tre mesi ulteriori ripetuti attacchi contro gli aeroporti nigeriani di Enugu, Benin City, Ughelli e Port Harcourt, distruggendo al suolo molti velivoli nemici, i piloti svedesi ormai logorati dallo stress (si trattava dopotutto di piloti commerciali civili non abituati al combattimento) rimpatriarono nell’agosto del 1969, cedendo i Minicon, ribattezzati “Biafran Babies” in ricordo dei bambini morti di fame, al primo gruppo di piloti biafrani addestrati in Gabon. Appena giunto in Svezia, Carl Gustav von Rosen ricevette un avviso di garanzia e fu indagato dalla magistratura con l’accusa di aver reclutato cittadini svedesi come mercenari. Venne però rapidamente prosciolto, dato che formalmente i piloti svedesi non erano stati reclutati e pagati da lui, bensì da legali rappresentanti della Repubblica del Biafra. Certamente a pesare sulla decisione dei giudici furono anche l’enorme popolarità ottenuta da Carl Gustav von Rosen in patria e all’estero, nonché la grande importanza economica e politica della sua famiglia nell’alta società svedese. Tornato in Biafra nel mese di settembre, Carl Gustav von Rosen guidò altri raid contro stazioni di pompaggio e installazioni petrolifere nonché contro postazioni di artiglieria pesante sovietica a grande gittata che bombardavano le piste e i campi profughi nella sempre più stretta enclave biafrana. Von Rosen resosi conto che la situazione era ormai compromessa dal punto di vista militare rimpatriò definitivamente a dicembre 1969, continuando però sino al termine del conflitto a fare propaganda in favore della causa biafrana. L’attività di volo dei Minicon riuniti nel 47th Squadron BAF fu portata avanti fino ai primi di gennaio 1970 da piloti locali e mercenari europei (4) parallelamente a quella del 42nd Squadron BAF, formato da due T6-G Texan ex-francesi con piloti portoghesi. Dopo la cessazione delle ostilità e la fuga del Gen. Chukwuemeka Odumegwu-Ojukuwu in Costa d’Avorio, i Minicon superstiti vennero riuniti dai nigeriani ai margini dell’aeroporto di Lagos-Ikejia insieme ad altri velivoli inservibili e cannibalizzati di tutte le parti riutilizzabili. Furono rottamati alla fine degli anni settanta. Sopravvive oggi solo la fusoliera del Minicon immatricolato SE-EUN, rimasta per decenni a fare da gate-guardian esposta alle intemperie in una base militare delle truppe federali vicino a Enugu. Attualmente è preservata presso il National War Museum di Umuhaia (Nigeria) e si sta valutando un suo possibile restauro.
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    Una volta tornato in Svezia, Carl Gustav von Rosen riprese a volare per la Transair dal 1970, ma già nel 1974 tornò in Etiopia con un piccolo monomotore MFI-17 Supporter. In quello stesso anno il Negus era stato deposto e imprigionato da una giunta militare di ispirazione marxista, cogliendo anche il pretesto della inefficiente reazione del sovrano, ormai anziano e malato, alla spaventosa carestia che stava travagliando il paese. Von Rosen in nome della sua antica amicizia col popolo etiopico rispose all’appello del nuovo governo per effettuare la distribuzione degli aiuti, specie nelle zone di montagna non raggiungibili in assenza di strada. In tale occasione ideò e attuò di persona un metodo per sganciare sacchi di derrate alimentari, assicurati sotto le ali del suo aereo, sulla verticale dei villaggi isolati. L’ascesa al potere del dittatore comunista Menghistu Haile Mariam sostenuto da truppe sovietiche e cubane in seguito all’uccisione di Haile Sellasie, ebbe come effetto la nascita di una crescente guerriglia anticomunista e in tale situazione le sofferenze della popolazione andarono rapidamente aumentando, anche perché la carestia non si era affatto risolta. Carl Gustav von Rosen organizzò dunque una piccola flottiglia di aerei da turismo SAAB Safari, e insieme al figlio Eric (anch’egli pilota) e alla nuora, tornò per l’ultima volta in Etiopia per distribuire gli aiuti alla popolazione in accordo con la Croce Rossa Etiopica. Ma stavolta il clima era radicalmente cambiato, il paese africano era ormai formalmente una repubblica democratica e Menghistu un fantoccio imposto da Mosca. Rapidamente i sospetti dei servizi segreti etiopici manovrati dalla “residentura” del KGB ad Addis Abeba si appuntarono sull’anziano pilota svedese, che aveva amicizie negli ambienti filo-monarchici e oltretutto era stato per molti anni ufficiale istruttore dell’aviazione imperiale etiopica. E’ anche possibile che Carl Gustav von Rosen si fosse reso conto che la carestia veniva prolungata artificialmente dal regime comunista come strumento di guerra per piegare mediante la fame la resistenza delle tribù in rivolta. A peggiorare la situazione nel 1977 sopravvenne lo scoppio della guerra in Ogaden, regione di frontiera contesa tra l’Etiopia filo-sovietica di Menghistu e la Somalia di Siad Barre, sostenuta dagli americani. Il 13 settembre 1977 Carl Gustav von Rosen raggiunse in volo la città di confine di Gode, dove avrebbe dovuto aver luogo un colloquio tra funzionari etiopici e somali, finalizzato a organizzare la distribuzione di aiuti alimentari ai profughi civili di entrambe le parti. Nella notte ebbe luogo un attacco di guerriglieri irregolari somali contro il palazzo del governatore, vi furono morti e feriti da entrambe le parti e in tale frangente Carl Gustav von Rosen a quanto pare morì per scoppio di bombe durante il combattimento. La versione ufficiale venne accettata dalla famiglia e la salma fu sepolta con tutti gli onori nel cimitero Gulale ad Addis Abeba dove riposa ancora oggi. Tuttavia siccome lo svedese era una figura sempre più scomoda per il regime etiopico dell’epoca e si ostinava a ficcare il naso in zone di guerra, il presunto attacco di guerriglieri a Gode potrebbe essere stato una montatura dei servizi per disfarsi di una personalità troppo nota e autorevole. Chi potrebbe saperne di più al riguardo è Shimelis Adugna, all’epoca presidente della Croce Rossa Etiopica ed unico funzionario del regime comunista sopravvissuto ai combattimenti di Gode. La versione dell’attacco terroristico da lui fornita all’epoca, in quanto iscritto al partito unico e fedelissimo di Menghistu suscita non pochi dubbi. Comunque a prescindere dalle reali circostanze della sua morte, di Carl Gustav von Rosen resta indiscutibile l’impegno – dettato più da valori morali che da ideologia o religione – durato una vita, che lo portò a fianco di tutti gli aggrediti contro tutti gli aggressori, sempre schierato con Davide contro Golia.
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  6. #6
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    (1) BIOGRAFIA DEL CONTE ERIC VON ROSEN
    Eric von Rosen nacque a Stoccolma nel1879 dal conte svedese Carl Gustav von Rosen e dalla ricca ereditiera americana Ella Carlton Moore. Ancora da studente si interessò all’alfabeto runico, adottando come suo emblema personale l’antico simbolo runico della svastica, tradizionalmente considerato dagli antichi Vichinghi un simbolo di buon augurio. Oltre che esponente di spicco dell’alta società scandinava, egli fu un ben noto esploratore, etnografo, scrittore e mecenate. A partire dal 1901 effettuò viaggi in America Meridionale per studiare gli indios e in Africa per studiare i pigmei. Sposò la baronessa Mary Fock, che gli diede sei figli: Björn (n. 1905), Mary (n. 1906), Carl Gustav (n. 1909), Birgitta (n. 1913), Egil (n. 1919), and Anna (n. 1926). Nel 1918, come molti suoi concittadini, Eric von Rosen simpatizzò con la causa anticomunista delle guardie bianche finlandesi, che combattevano l’Armata Rossa sotto la guida dall’ex- generale zarista Mannerheim. Eric von Rosen acquistò sue spese un monoplano Thulin Typ. D, versione prodotta su licenza in Svezia del francese Morane-Saulnier MS Parasol. Il 6 marzo 1918, dopo averne decorato le ali con svastiche azzurre, noleggiò il pilota militare svedese Nils Kindberg affinchè portasse l’aereo oltre frontiera e lo donò ufficialmente alle autorità finniche. Quel giorno segnò la nascita ufficiale dell’aviazione militare finlandese (Suomen Ilmavoimat) che in onore del conte adottò la svastica azzurra in campo bianco come proprio simbolo identificativo. Essa venne portata da tutti gli aerei militari finlandesi fino al 1945, quando su richiesta sovietica fu sostituita da una anonima coccarda bianco/azzurro/bianco. Ma la svastica azzurra rimase anche nel secondo dopoguerra sullo stemma araldico dell’aviazione, sulle bandiere, sulle medaglie e persino sui bottoni delle uniformi, venendo epurata per motivi di correttezza politica solo nel 2020. Nonostante tutto ancora oggi Eric von Rosen viene ricordato dall’aviazione militare finlandese in quanto il primo esemplare di ogni nuovo modello di aereo ad entrare in servizio porta sulla fusoliera il nome KREIVI VON ROSEN in caratteri gotici. Eric von Rosen divenne cognato del gerarca nazista Hermann Göring quando l’ex asso della Grande Guerra sposò Carin von Kantzow, sorella di sua moglie Mary. La coppia ebbe modo di conoscersi nel 1920, quando un magro, squattrinato e non ancora nazista Göring, che allora sbarcava il lunario commerciando materiale aeronautico tedesco in Svezia, fu costretto dal maltempo ad effettuare un atterraggio di fortuna col suo aereo sul lago Båven, nella regione svedese del Sörmland, dove Eric von Rosen possedeva vaste proprietà terriere. Ospitato dal conte nel suo castello di Rockelstadt, vi conobbe Carin e fu amore a prima vista, tanto che lei scelse di seguire in Germania il giovane aviatore nonostante fosse già sposata ad un ufficiale dell’esercito svedese. Fu proprio durante il suo soggiorno a Rockelstadt che Hermann Göring ebbe occasione di vedere per la prima volta il simbolo della svastica, ben due anni prima che Adolf Hitler lo adottasse come simbolo del movimento nazionalsocialista tedesco. Dopo l’arrivo al potere del nazismo in Germania nel 1933, Eric von Rosen insieme a gran parte della famiglia aderì a tale ideologia e dalla metà degli anni trenta divenne uno dei massimi esponenti del blocco nazionalsocialista svedese, tenendo comizi pubblici filonazisti e propugnando una stretta alleanza tra la Svezia e il III° Reich in nome della comunanza razziale dei popoli nordici. Durante la prima metà della 2^ g.m. favorì l’afflusso di volontari nordici nelle divisioni Waffen SS operanti sul fronte orientale e fu tra quanti tentarono di influire sul governo affinché la proclamata neutralità svedese fosse quantomeno benevola verso la Germania. Al termine del conflitto si ritirò a vita privata, non senza fare generose donazioni al governo socialdemocratico affinché chiudesse un occhio sulle sue passate simpatie naziste. Tra l’altro donò allo stato un suo lussuoso padiglione di caccia, da lui commissionato nel 1909 agli architetti Ivar Tengbom ed Ernst Torulf, vistosamente istoriato con svastiche ed altri simboli runici. La struttura ed il vasto appezzamento di terreno circostante divennero il nucleo iniziale dell’attuale e molto più estesa Riserva Naturale di Jaktstuguskogen, in seguito divenuta Parco Nazionale. Morì nel 1948.



    (2) BIAFRA VS. NIGERIA
    Pur essendo di gran lunga il più ricco, popoloso e civilizzato degli stati dell’Africa sub sahariana divenuti indipendenti in seguito alla decolonizzazione, anche la Nigeria portava in sé i germi del disordine endemico e dell’instabilità politico-militare scontando lo stesso peccato originale di molti stati africani, ovvero il fatto che le sue frontiere fossero state tracciate a tavolino durante la spartizione del continente nero da parte delle potenze coloniali europee. Gli inglesi, che in tale secolare saccheggio fecero la parte del leone, vollero mantenere a tutti i costi il controllo strategico del fiume Niger, lungo il quale in un vasto territorio privo di strade si svolgevano gran parte dei trasporti civili e militari. Per fare ciò crearono la colonia della British Nigeria, accorpando tutti i territori lambiti da quella grande via d’acqua, incuranti del fatto che i nativi per etnia, religione, lingua, usi e costumi fossero opposti e pressoché inconciliabili. I contrasti sopiti durante la dura dominazione coloniale riemersero inesorabilmente in seguito alla concessione dell’indipendenza nel 1960. Londra viste le differenze abissali tra le varie regioni del paese aveva ideato un sistema di governo federale, dividendo la Nigeria in quattro regioni amministrative etnicamente caratterizzate e dotate di ampia autonomia ma legate da una confederazione su basi paritarie che avrebbe dovuto almeno in teoria assicurare la collaborazione e la pacifica convivenza tra cristiani, musulmani e animisti, garantendo la compartecipazione alle maggiori cariche politiche della federazione. In realtà un crescente malumore andò sviluppandosi tra la etnia maggioritaria nella regione sudorientale del paese, gli Ibo. Essi erano compattamente cristiani in quanto furono i primi a venire a contatto coi colonizzatori e dopo una iniziale resistenza, a sottomettersi ad essi e a venire convertiti dai missionari protestanti. Essendo già per indole più intelligenti, civilizzati e operosi delle altre etnie, una volta venuti a contatto coi bianchi, essi non tardarono a riconoscere i lati positivi della civiltà europea e si affiancarono ai nuovi padroni aiutandoli a sottomettere le altre tribù e formando al contempo il nerbo delle truppe coloniali, diffondendosi dalla loro regione d’origine in tutte le altre zone del paese. Al termine della secolare dominazione britannica gli Ibo, totalmente cristianizzati, altamente scolarizzati, ben inseriti nella burocrazia e nelle forze armate della Nigeria indipendente, avevano praticamente il monopolio del commercio e dei trasporti, rappresentavano l’80% dei medici, degli avvocati e degli altri liberi professionisti e il 60% degli insegnanti e dipendenti statali. Gli Ibo si sentivano forse non a torto l’élite del paese, però erano poco apprezzati e gravemente sottorappresentati nel governo federale rispetto alla coalizione tra gli abitanti del nord, di etnia Hausa e Fulani, e gli abitanti del sudovest, di etnia Yoruba. Tutti costoro, pur apertamente disprezzati dai colti Ibo, che li definivano ignoranti, pigri e arretrati, monopolizzavano gran parte delle cariche politiche grazie ai forti legami religiosi. Infatti gli Hausa e i Fulani erano tutti di religione islamica e anche tra gli Yoruba, in gran parte animisti o cristiani, era presente una combattiva minoranza musulmana. Di fatto tale alleanza rendeva impossibile l’alternanza politica prevista sulla carta dagli inglesi. Dopo cinque anni di relativa tranquillità durante i quali la Nigeria era additata con ammirazione come un esempio di efficienza e buona amministrazione sia in campo civile che militare, era membro del Commonwealth e aveva inviato in Congo a supporto della missione di pace ONUC un contingente di caschi blu guidato dal Magg. Gen. J.T.U. Aguyi-Ironsi, gli eventi precipitarono rapidamente. Nel gennaio del 1966 in seguito a un sanguinoso tentativo di colpo di stato nel nord del paese vennero assassinati il Primo Ministro, Sir Abubakar Tafawa Balewa e i governatori civili delle regioni del nord e del sudovest (tutti e tre musulmani). In qualità di Capo di S.M. Aguyi-Ironsi ordinò all’esercito federale di riportare l’ordine nel nord, ma imposta la legge marziale in tutto il paese si autonominò Capo provvisorio dello Stato e diede vita a una giunta militare formata in gran parte da cristiani di etnia Ibo. Nominò anche un governatore militare di sua fiducia in ognuna delle quattro regioni del paese. A prendere il controllo della regione sudorientale, abitata in maggioranza dai cristiani Ibo, fu il giovane e brillante Ten. Col. Chukwuemeka Odumegwu-Ojukwu, che si stabilì nella capitale regionale, Enugu. Negli ambienti militari nigeriani l’abile e disciplinato ufficiale era una figura anomala. Rampollo di una famiglia ricchissima, educato fin dall’infanzia in Gran Bretagna, laureatosi in Storia ad Oxford, raffinato e intriso di cultura europea e profondamente cristiano. Intanto nelle città del nord l’odio contro la giunta militare propagandato dai maggiorenti islamici sfociò in una autentica pulizia etnica ai danni degli Ibo che vi si erano stabiliti da decenni, con massacri, stupri e saccheggi, che nei mesi successivi spinsero centinaia di migliaia di profughi cristiani a cercare scampo presso i propri fratelli del sud, affollandosi fra mille sofferenze sulla strada per Enugu. Odumegwu-Ojukwu da parte sua cercò di convincere i profughi terrorizzati a tornare alle proprie regioni di provenienza, rassicurandoli sul fatto che l’esercito federale aveva il compito istituzionale di difendere tutti i nigeriani senza distinzioni etniche o religiose e che i suoi colleghi di stanza al nord avrebbero saputo proteggerli altrettanto bene dalle violenze degli estremisti. Nel mese di luglio però, un gruppo di ufficiali musulmani attuò un contro-golpe e dopo aver massacrato Aguyi-Ironsi e gli alti vertici delle forze armate, impose una nuova giunta militare, stavolta a maggioranza nordista e islamica. Il cristiano Odumegwu-Ojukwu assunse una posizione strettamente legalitaria ritenendo indispensabile restaurare l’alternanza politica tra le varie etnie presenti nella Federazione Nigeriana e mantenere l’esercito federale al di fuori delle contese politiche in quanto unico strumento super partes in grado di proteggere le popolazioni civili dalle violenze degli estremisti islamici. Su tali basi non riconobbe il nuovo governo né tantomeno l’autorità del Gen. Yakubu Gowon, un cristiano di etnia Yoruba imposto dai congiurati come nuovo comandante delle forze armate. In seguito alla mancata applicazione degli accordi per la riconciliazione nazionale firmati in Ghana nel gennaio 1967, con il pieno accordo degli uomini politici locali, di eminenti giuristi e il 30 maggio dello stesso anno proclamò la secessione dalla Nigeria della regione nord-orientale, autoproclamatasi stato sovrano e indipendente col nome di Repubblica del Biafra. A quel punto le cose avrebbero potuto comporsi in modo relativamente pacifico, dato che il governo centrale a maggioranza musulmana non era abbastanza forte da riportare con la forza gli Ibo cristiani nella federazione. Questi ultimi da parte loro non chiedevano di meglio che vivere in pace con i popoli confinanti, difendendo però il proprio diritto ad autogovernarsi. Purtroppo per il piccolo Biafra però, interessi esterni opposti ma convergenti portarono allo scoppio di un violento conflitto che a sua volta scatenò una catastrofe umanitaria costata la vita ad oltre un milione di civili, in gran parte bambini. Le compagnie petrolifere americane, britanniche e olandesi già operanti in Nigeria con pozzi sulla terraferma stavano introducendo la tecnologia delle stazioni di pompaggio off-shore davanti alle coste nigeriane e il nuovo stato del Biafra controllava una parte importante della linea costiera. La Gran Bretagna non poteva permettersi di indebolire la Nigeria, uno degli stati più importanti del Commonwealth e sbocco privilegiato per i prodotti delle industrie inglesi. Oltretutto il Commonwealth, istituito nel secondo dopoguerra per mantenere una certa influenza britannica nelle ex- colonie era già pesantemente indebolito dalla defezione della Rhodesia, e lo sarebbe stato ancor più alcuni anni dopo da quella del Sudafrica. Gli Stati Uniti erano infognati nel sudest asiatico e non erano disposti a difendere il piccolo Biafra cristiano, anticomunista e filo-occidentale, per paura di essere tacciati di neo-colonialismo dai paesi africani. L’Unione Sovietica invece, che finanziava e armava guerriglie marxiste sotto la bandiera della lotta anticolonialista contro portoghesi, francesi, rhodesiani e sudafricani, mirando a sostituirsi ai dominatori europei nello sfruttamento delle risorse del continente africano, aveva tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti coi nigeriani, formalmente neutrali ma simpatizzanti con i movimenti di guerriglia. L’Arabia Saudita invece intendeva rafforzare la presa dell’islamismo wahabita sui musulmani nigeriani e li appoggiava di concerto con Egitto e Siria per giungere all’applicazione integrale della Sharia come legge fondamentale dello stato. Tutte queste potenze armarono e finanziarono la Nigeria contro il Biafra, fornendo armamenti, denaro, appoggio politico e propaganda favorevole sui propri media. A sostegno del Biafra si schierarono, parzialmente e in modo occulto solo la Francia, la Rhodesia e il Portogallo. Mentre la prima mirava a ottenere dal nuovo stato vantaggi per la propria società petrolifera statale ELF a danno della cordata anglo-americano-olandese, gli altri due speravano di trasformare il Biafra in un alleato nella lotta alle guerriglie comuniste attive nei rispettivi territori, ma si limitarono alla fornitura di vecchie armi di p.b. tedesche risalenti alla 2^ g.m. o di produzione sovietica e cinese catturate ai combattenti marxisti. All’inizio del conflitto nell’estate del 1967 le truppe biafrane maggiormente disciplinate registrarono alcuni successi locali, riuscendo a invadere la regione del sud-ovest nel tentativo di occupare Lagos, ma in seguito le truppe federali rifornite di armi dai sovietici (e in parte anche da inglesi e americani) effettuarono uno sbarco anfibio a Port Harcourt, riconquistando la fascia costiera del Biafra. Da allora i biafrani guidati da Chukwuemeka Odumegwu-Ojukwu, divenuto Capo dello Stato e promosso Generale, furono sempre costretti sulla difensiva perdendo gradualmente terreno e abbandonando tutte le maggiori città, fino a trovarsi ristretti in una piccola enclave estesa su poco meno di 1/3 del territorio del Biafra. Anche in tale situazione disperata i biafrani continuarono a combattere fino alle 16.30 del 12 gennaio 1970, quando da un bunker sotterraneo l’annunciatore della stazione radio Voice of Biafra annunciò la cessazione di ogni ostilità contro le truppe federali. A tale comunicato seguì la messa in onda della Quinta Sinfonia di Beethoven. Dopodiché l’emittente si spense per sempre. La Repubblica del Biafra moriva in quel momento, ma il Gen. Chukwuemeka Odumegwu-Ojukwu e i membri del suo governo avevano già lasciato il paese la notte del 9 gennaio, decollando a bordo del quadrimotore Constellation 5N-86H dalla pista di Uli, diretti in esilio in Costa d’Avorio.


    (3) BIOGRAFIA DI CHUKWUEMEGA ODUMEGWU-OJUKWU
    Chukwuemeka Odumegwu-Ojukwu nacque nella Nigeria Britannica il 4 novembre 1933 nella città di Zungeru, nel nord della colonia, dove suo padre, Sir Louis Odumegwu-Ojukwu, un uomo d’affari cristiano di etnia Igbo originario del sud-est, si era trasferito per ragioni di lavoro. Il giovane Chukwuemeka iniziò gli studi a Lagos, ma nel 1944 il padre, arricchitosi enormemente grazie agli appalti militari, lo inviò in collegio in Gran Bretagna. Laureatosi in Storia ad Oxford nel 1956, al suo ritorno in colonia trovò grazie al padre, molto vicino all’allora governatore britannico, come funzionario dell’amministrazione pubblica nella città di Enugu. Ma l’anno successivo, volendo svincolarsi dall’influenza paterna si dimise e decise di arruolarsi nelle truppe coloniali britanniche. Dopo il corso per NCO a Zaria (Nigeria), frequentò la Royal West African Frontier Force Training School a Teshie (Ghana) come allievo ufficiale delle truppe coloniali. In seguito seguì corsi di specializzazione a Eaton Hall e Sandhurst (Gran Bretagna) venendo promosso 2nd Lt. nel 1958, quando il corpo ufficiali della Nigeria era egemonizzato dai bianchi e vi erano in servizio solo 15 ufficiali nativi. Dopo l’indipendenza del paese, dal 1960 al 1964 fece parte del contingente di truppe nigeriane inviato in Congo nell’ambito della missione di pace O.N.U. al comando del Maj. Gen. J.T.U. Aguyi-Ironsi e dimostrò elevate capacità di comando. Rientrato in Nigeria, fu promosso Tenente Colonnello e gli venne affidato il comando del 5° Rgt. Fanteria, di stanza a Kano, nel nord a maggioranza islamica. In seguito al colpo di stato del gennaio 1966 fu nominato governatore militare della regione sud-orientale da Aguyi-Ironsi e si stabilì nella capitale regionale Enugu. Dopo il contro-golpe del luglio 1966 che portò al potere una giunta militare egemonizzata dai musulmani e lo scatenarsi di violenti pogrom contro le comunità Igbo residenti nel nord, assunse un atteggiamento legalitario e attendista. Ma dopo il fallimento dei colloqui di pace del gennaio 1967 in Ghana, prese atto dell’impossibile convivenza tra musulmani e cristiani. Di conseguenza, in accordo con giuristi, politici, e religiosi locali, il 30 maggio 1967 proclamò la secessione dalla Nigeria della regione sud-orientale, costituitasi in stato indipendente e sovrano col nome di Repubblica del Biafra. Dopo l’invasione da parte delle truppe federali Odumegwu-Ojukwu, nominato Capo provvisorio dello Stato e promosso Generale, assunse il comando delle truppe biafrane ed ebbe alcuni successi iniziali, occupando porzioni di territorio nel sud-est, ma a partire dalla fine del 1967 fu costretto a restare sulla difensiva mentre i federali, riforniti di armi e mercenari dalle maggiori potenze, riconquistarono lentamente gran parte del territorio perduto. Nel 1969 la popolazione civile biafrana e un gran numero di Igbo cristiani – profughi dalle regioni a maggioranza islamica – erano assediati in una ristretta enclave nelle boscaglie al centro del paese e ormai tutte le città erano state occupate dalle truppe federali. Nonostante si profilasse un vero e proprio genocidio di massa per fame e Chukwuemeka Odumegwu-Ojukwu fosse costretto a comandare le sue truppe male armate da un bunker sotterraneo, i combattenti biafrani fecero muro contro le preponderanti forze nemiche e resistettero con la forza della disperazione fino al gennaio 1970. Davanti all’ineluttabilità della resa, Odumegwu-Ojukwu fuggì in aereo insieme ai membri del suo governo ad Abijan (Costa d’Avorio) dove ottenne asilo politico e rimase fino al 1982. In seguito all’amnistia presidenziale ottenuta nel 1983, rientrò in Nigeria come privato cittadino e grazie alla immutata popolarità tra le popolazioni cristiane iniziò una lunga carriera politica. Già sposato e divorziato tre volte e padre di quattro figli, nel 1994 si risposò per la quarta volta con la giovane reginetta di bellezza Bianca Onoh, già detentrice del titolo di Miss Intercontinental, dalla quale ebbe altri tre figli. In tarda età grazie alla rivalutazione storica della sua figura di leader e all’ingente patrimonio ereditato dal padre, la sua attività politica culminò nelle candidature alle presidenziali del 2003 e del 2007, ma in entrambe le occasioni ne uscì sconfitto. Morì in una clinica di Londra il 26 novembre 2011 dopo breve malattia, all’età di 78 anni.
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  7. #7
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    (4) ELENCO PILOTI DI MINICON BIAFRANI
    Tra il maggio 1969 e il gennaio 1970 i cinque MFI-9B Minicon originariamente immatricolati SE-EUE, SE-EUL, SE-EUN, SE-EWE, SE-EWF acquistati in Svezia da Carl Gustav von Rosen equipaggiarono il 47th Squadron della Biafra Air Force (BAF), effettuando oltre 300 voli di guerra contro obiettivi nigeriani. I minuscoli monomotori furono inizialmente pilotati da contractors reclutati in Svezia, cui si aggiunsero gradualmente i più esperti tra i piloti biafrani addestrati in una scuola di volo conosciuta come “Campo I” organizzata nel Gabon con l’aiuto dei servizi segreti francesi. Col progressivo rimpatrio dei piloti svedesi, logorati dai voli di guerra e sfiduciati riguardo l’esito finale del conflitto, piloti locali e mercenari di varia nazionalità si alternarono ai comandi dei velivoli superstiti. Solo due piloti caddero in combattimento, entrambi abbattuti dal fuoco contraereo delle truppe federali nigeriane, in quanto la bassa velocità impediva ai reattori Mig 17 della Nigeria Air Force (NAF) di intercettarli in volo. Il seguente elenco riporta il nome, il grado ricoperto nella BAF, la nazionalità ed ove possibile la sorte di ogni pilota che volò (anche saltuariamente) con i Minicon, ma purtroppo non è da considerarsi completo.

    Carl Gustav von Rosen – Colonnello Pil. – Svezia – Viene promosso Comandante di Squadriglia e comandante della 47^ squadriglia BAF. Rimpatria definitivamente ai primi di dicembre 1969.
    Martin Lang – Capitano Pil. – Svezia – Rimpatria a fine maggio 1969.
    Gunnar Haglund – Tenente Pil. – Svezia – Rimpatria a fine maggio 1969.
    Torsten Nilsson – Tenente Pil. – Svezia – Rimpatria nel 1969.
    Bengt Weitzh – Tenente Pil. – Svezia – Rimpatria nel 1969.
    Lynn Garrison – Tenente Pil. – Canada – Già pilota militare della RCAF all’età di 17 anni e in seguito pilota in operazioni coperte della CIA. Pilota di velivoli d’epoca e consulente aeronautico per varie produzioni cinematografiche hollywoodiane. Pilota di B-26 BAF. Rimpatria nel 1969.
    August Okpe – Comandante di Squadriglia – Biafra – Già pilota di DC-3 e comandante della squadriglia trasporti BAF. Al termine delle ostilità si arrende alle truppe federali nigeriane nel gennaio 1970.
    Willy Bruce – Tenente Pil. – Biafra – Rimpatria nel 1969.
    Goody Njoku – Tenente Pil. – Biafra – Al termine delle ostilità si arrende alle truppe federali nigeriane nel gennaio 1970.
    Alex Agbafuna (+) – Tenente Pil. – Biafra – Caduto in combattimento (abbattuto dal fuoco della c/a nigeriana) il 28/11/1969.
    Ibikare “Ibi” Allwell Brown (+) – Tenente Pil. – Biafra – Caduto in combattimento (abbattuto dal fuoco della c/a nigeriana) il 4/1/1970.
    John “Johnny” Chukwu – Comandante di Squadriglia – Biafra – Già pilota di Alouette II e comandante della squadriglia elicotteri BAF. Al termine delle ostilità si arrende alle truppe federali nigeriane nel gennaio 1970.
    Ray “Uncle Ray” Nwanegbo – Tenente Pil. – Biafra – Al termine delle ostilità si arrende alle truppe federali nigeriane nel gennaio 1970.
    Larry Obiche – Tenente Pil. – Nigeria – Già pilota civile della Nigeria Airways, cristiano di etnia Yoruba. Nell’aprile 1967 dirotta in Biafra il Fokker F.27 matricola 5N-AAV e si arruola nella BAF. Condannato a morte in contumacia dalle autorità nigeriane per diserzione. L’8 gennaio 1970 giunge in volo con Artur Alves Pereira a Libreville (Gabon) dove ottiene asilo politico.
    Karl-Bruno Ljungberg – Ten. Pil. – Svezia – Rimpatria nel 1969.
    Rune Norgren – Tenente Pil. – Svezia – Rimpatria a metà agosto 1969.
    Friederich “Freddy” Herz – Tenente Pil. – Repubblica Federale Tedesca – Già pilota del bombardiere B-25 BAF. Rimpatria a fine dicembre 1969.
    Artur Alves Pereira – Tenente Pil. – Portogallo – Già pilota di T6-G nella 42^ squadriglia BAF. Viene promosso Comandante di Squadriglia e dal dicembre 1969 prende il comando della 47^ squadriglia BAF al posto di Carl Gustav von Rosen. L’8 gennaio 1970 giunge in volo con Larry Obiche a Libreville (Gabon). Rimpatria in quello stesso mese.
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