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Discussione: Carmelo Navarra, il Tarzan tornato da Mauthausen

  1. #1
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    Carmelo Navarra, il Tarzan tornato da Mauthausen

    Anche se apparentemente incredibile e surreale, questa è una storia vera. Quella di un soldato originario di Agrigento, tale Carmelo Navarra, raccontata dal giornalista Luigi Barzini Jr. in un articolo pubblicato sulla rivista “L’Europeo” nel secondo dopoguerra. Carmelo era alle armi in fanteria, inquadrato in un battaglione di marcia che verso la fine del 1942 avrebbe dovuto coi suoi complementi ripianare le perdite dell’A.R.M.I.R. allora operante sul fronte russo. Mentre si trovava col suo reparto a Verona – importante nodo strategico ferroviario sede del “Centro Tradotte Est” che gestiva i treni diretti in Russia – si rese responsabile di un furtarello ai danni di un commilitone, venendo condannato da un tribunale militare ad otto anni di reclusione. Non possiamo saperlo, ma forse Carmelo scelse scientemente di compiere quel reato, preferendo un relativamente sicuro carcere italiano alla drammatica ordalia affrontata dalle nostre truppe sul Fronte Orientale. In ogni caso, se dopo l’8 settembre 1943 i tedeschi disarmarono e internarono circa 800.000 militari italiani sotto la sigla I.M.I. per negare loro la protezione internazionale garantita dalla Convenzione di Ginevra, il destino dei detenuti a Peschiera, Gaeta, e negli altri istituti di pena militari fu se possibile ancor peggiore. In quanto criminali, furono giudicati irrecuperabili dai nazisti e deportati direttamente nei campi di sterminio, come manodopera sacrificabile a costo zero. Carmelo finì con altri nell’inferno di Mauthausen, ma in qualche modo riuscì a sopravvivere fino al 1945 e a vedere la liberazione del campo da parte delle truppe alleate. A quel punto in attesa di rimpatrio, si trovò davanti la prospettiva di rientrare in Italia solo per tornare dietro le sbarre, dovendo scontare la pena residua nelle patrie galere. Comprensibilmente, dopo le terribili sofferenze subite era terrorizzato all’idea, ed ebbe un colpo di genio. Nel caos della Germania sconfitta e smembrata, gli inglesi stavano recuperando i propri P.O.W. dai vari lager e molte migliaia di essi erano truppe di colore provenienti dai vari possedimenti britannici in Africa e in Asia, finiti nei campi di sterminio anche per motivi razziali. Il siciliano Carmelo conosceva qualche parola d’inglese, o meglio del dialetto “broccolino” imparato dai compaesani emigrati in America, e con i suoi tratti somatici (piccolo e magro, colorito bronzeo, occhi leggermente a mandorla) non gli fu difficile mescolarsi fra arabi, africani, indù e sikh, facendosi passare per un orientale. Dopo averli sommariamente curati, rifocillati e rivestiti, il comando inglese trasferì quella massa di sudditi coloniali in Gran Bretagna, per interrogarli individualmente in attesa di poterli congedare e rimandare via nave ai paesi d’origine. Qui sorse per Carmelo il problema di trovare un nome abbastanza esotico e crearsi una identità credibile, almeno ad un primo esame del War Office. Si ricordò che nel 1939 aveva visto al cinema il film “Tarzan” interpretato dallo statunitense Johnny Weissmuller, già campione olimpionico di nuoto, e decise di spacciarsi per il personaggio letterario creato ai primi del novecento dallo scrittore americano Edgar Rice Burroughs. Di conseguenza compilò la sua scheda personale come segue:
    _______________________________
    Nome: Tarzan
    Cognome: Jungleman
    Grado militare: Pilota da caccia
    Nazionalità: Birmana
    Occupazione civile: Domatore di tigri
    ________________________________

    Nonostante gli sforzi dei migliori esperti del Colonial Office (il Ministero delle Colonie di Londra), perfetti conoscitori di tutte le lingue e i dialetti asiatici, non ci fu modo di comunicare col fantomatico “pilota birmano” dato che Carmelo alternava abilmente momenti di ostinato mutismo a ringhi e ululati alla Tarzan, inframmezzati da rauche e smozzicate parole inglesi, storpiate in un accento che per i sudditi di re Giorgio VI poteva sembrare indefinibile, ma probabilmente era spiccatamente siciliano. Alla fine qualcuno – magari qualche ufficiale inglese che aveva prestato servizio sul fronte italiano – si accorse dell’inganno. Per non perdere la faccia dopo essere stati gabbati per molti mesi dallo scaltro agrigentino, i burocrati del ministero lo rispedirono in Italia su un piroscafo diretto a Taranto, munito di un documento di identità provvisorio emesso dalla Croce Rossa Internazionale. Al momento dello sbarco, gli MP inglesi lo sbolognarono ai nostri Carabinieri, che sbrogliassero loro la faccenda se ne erano capaci. I perplessi uomini della Benemerita segnalarono subito il caso a Roma, telegrafando al Ministero degli Interni: “Consegnatoci autorità portuali britanniche Tarzan Jungleman, noto romanzesco abitante foreste alt chiediamo istruzioni urgenti alt rugge et dibattesi camera sicurezza”. Come moltissime “displaced persons” di incerta nazionalità e provenienza che si aggiravano per l’Italia alla fine della 2^g.m. anche Carmelo finì nel campo profughi di Santa Maria di Farfa, nei pressi di Rieti. A dirigere il campo era un Commissario di P.S. di origine siciliana, il dottor Placido Currò. Osservando e ascoltando attentamente il presunto “uomo selvaggio” il funzionario si convinse di trovarsi di fronte un suo compaesano e parlandogli pazientemente in dialetto, lo convinse che non aveva nulla da temere, essendo stato quel lontano reato prescritto dal passare del tempo e dalle sopravvenute amnistie. Così la lunga recita ebbe termine, “Tarzan Carmelo” confessò la sua vera identità al direttore raccontandogli la sua storia e nel 1947 fu senz’altro rimandato a casa ad Agrigento, città natale anche di Pirandello, che forse avrebbe apprezzato una storia tanto… pirandelliana!
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    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

  2. #2
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    Veramente molto interessante questa Piccola Storia; molte grazie per la condivisione
    sven hassel
    duri a morire

  3. #3
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    veramente ...

  4. #4
    Utente registrato L'avatar di storiaememoriagrigioverde
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    Già solo il telegramma della Benemerita...merita! "Rugge e dibattesi camera sicurezza" :P
    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

  5. #5
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    molto bella! grazie mille per la condivisione!

  6. #6
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    Grazie!! Storia strepitosa sulla spiccata capacità italica sull'arte dell'arrangiarsi

  7. #7
    Utente registrato L'avatar di storiaememoriagrigioverde
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    O piuttosto...di sopravvivere!
    CHISSA' A QUALE DI QUESTI ALBERI CI IMPICCHERANNO?

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