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Discussione: soldaten

  1. #1
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    soldaten

    Libro che personalmente non ho letto, ma ho visto ben recensito su più foti. Si può trovare un'intervista agli autori nel sito www.famigliacristiana.it
    Allego una delle presentazioni trovate in rete:
    Immaginate le voci dialogare in tedesco, pioverci addosso da un altro tempo e un altro luogo. Dai campi di prigionia inglesi e americani, durante la seconda guerra mondiale. La lingua è aspra, come le storie che racconta: sono soldati dell’esercito del Furher finiti tra le maglie del nemico. Tra di loro è in corso una gara a chi la spara più grossa, a chi ne ha viste e fatte di più. Un modo come un altro per vincere la noia della detenzione e dimostrare che la banalità del male ha molte facce e altrettanti emissari: persone comuni trasformate in aguzzini dall’insensatezza della guerra.

    POHL“(…) Era il nostro giochetto prima di colazione, andare con i mitra a caccia di soldati solitari per i campi, e poi, con due pallottole, stenderli e lasciarli a terra alla rinfusa” MEYER: Ma sempre contro i soldati? POHL: Anche contro le persone. Abbiamo attaccato la gente in fila per strada. Eravamo un aereo dietro l’altro. (…) SCHMID: Ho sentito del caso di quei due furfanti quindicenni. Erano in uniforme e sparavano all’impazzata (…) Alla fine, li hanno scovati entrambi (…) Gli hanno fatto scavare la fossa, due buchi, poi hanno fucilato il primo. Che però non è caduto nella fossa, ma lì davanti. Allora hanno detto all’altro che doveva spingerlo dentro, prima di essere fucilato anche lui. E l’ha fatto, con aria spavalda! Un delinquente di quindici anni! Questo sì che è fanatismo, o idealismo!

    “Soldaten” (Garzanti, 2012) è tutt’altro che un saggio storico paludato: addentrarsi tra le sue pagine (oltre 450) significa staccare il biglietto per un tunnel dell’orrore. L’orrore che deriva dal trovarsi faccia-a-faccia col conflitto, l’orrore che discende - soprattutto - dalla consapevolezza che i mostri veri non imbracciano fucili in sembianze da Nosferatu, ma hanno, molto più “comunemente“, facce (e anime) da padri di famiglia, da vicini di casa, da ragazzini affondati in divise due taglie più grandi rispetto alle loro.

    Con “Soldaten” Sonke Neitzel e Harald Welzer hanno aggiunto un ulteriore tassello (feroce, impietoso, verista) alla letteratura storico-antropologica sull’ultima guerra mondiale. L’aspetto più disturbante dei racconti “rubati” ai soldati della Wermacht (il contenuto di questo libro viene dagli archivi dei servizi segreti anglo-americani) sta nel tono “privato”, quasi confidenziale, delle conversazioni. Le storie con cui si intrattengono tra di loro i prigionieri non hanno, infatti, alcun fine dimostrativo, propagandistico: sono storie che denunciano, soprattutto, il “piacere” provato nel commettere atti innominabili in nome della causa hitleriana, l’intima soddisfazione davanti alle esecuzioni più crudeli.

    Per ciò “Soldaten” è un libro che vorresti finisse presto: perché possa venirti risparmiata l’ennesima abiezione compresa certamente nella pagina successiva. Un saggio sulla guerra e sugli uomini chiamati a combatterla, che ha la forza dirompente di un ordigno. Il testo che le nuove generazioni dovrebbero mandare a memoria per sottrarsi agli errori commessi da quelle che le hanno precedute.

    Li
    sven hassel
    duri a morire

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Franz56
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    Re: soldaten


    Vedrò di procurarmelo...
    Grazie delle news...
    La vita è un temporale... prenderlo nel .... è un lampo...!!!
    El vento, el ... e i siori i gà sempre fato quel che i gà voludo lori...

    "Se un bischero dice 'azzate vorti'osamente può apri' un varco spazio temporale, in cui può incontrassi po'i se'ondi prima, generando 'osì un'infinita e crescente marea di 'azzate"... Margherita Hack

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