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Discussione: Storia di un italiano

  1. #1
    Utente registrato L'avatar di Cavaliere nero
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    Storia di un italiano

    Ieri è ricorso l'8 settembre, data simbolo di molti eventi e questo mi ha fatto pensare di pubblicare la storia di come mio nonno, allora soldato del regio esercito, ha vissuto quei giorni e le loro conseguenze.

    Il racconto non è lunghissimo in quanto si basa solo sul ricordo dei suoi racconti quando ero piccolo, col vostro aiuto vorrei cercare fonti sull'argomento, ogni aiuto è ben gradito! Sopratutto vorrei sapere se oltre al fascicolo personale di ogni soldato ne era previsto anche uno per i prigionieri e se, nel caso, devo cercarlo qui in Italia o in Germania...

    Iniziamo!

    Mio nonno nasce il 27 dicembre 1924 a Rubbio, frazione di un piccolo paesino dell'altopiano di Asiago: Conco. Il padre era stato alpino in Ortigara ed era stato decorato di croce al valore militare per aver ripreso al nemico una mitragliatrice nel corso di un'azione notturna, oltre ad essa aveva ricevuto anche altre decorazioni delle quali non so purtroppo nulla.

    Nell'agosto 1943 (mi pare il 26 agosto) all'età* di appena 19 anni parte per il centro di arruolamento di Bologna (che lui ricorderà* sempre come le "12 casermette"), a mattina presto dopo il consueto turno in fabbrica di 16 ore prende il treno e nel viaggio di andata, al momento di prendere la coincidenza, si addormenta in un'angolo di una stazione ferroviaria per accorgersi solo al suo risveglio, che nel corso del suo pisolino la fabbrica che si trovava 100 metri di fronte alla stazione non c'era più! Un bombardamento l'aveva rasa al suolo senza fortunatamente toccare la stazione e lui nemmeno si era svegliato!
    Approdato poi a Bologna effettuò le consuete visite mediche, vaccinazioni, ecc e venne assegnato al trasporto del genio fotoelettrico impegnato nella difesa antiaerea. Passano meno di due settimane, ancora non è stato impegnato in nessuna forza di azione o addestramento, ed ecco che la radio avvisa dell'armistizio! Il capitano della sua unità* ordina di tenere d'occhio la situazione attorno alle caserme mentre lui va al comando principale a qualche chilometro di distanza per chiedere delucidazioni. Passa il giorno senza che il comandante ritorni e l'unità* comincia ad evaporare, tutti scappano verso casa e solo mio nonno ed un'altro rimangono in caserma, fedeli agli ordini ricevuti. Ancora poche ore e le truppe tedesche fanno irruzione, mio nonno viene caricato su un treno bestiame e spedito nel circondario di Lipsia, presso lo Stalag IV G di Oschatz, qui dopo aver rifiutato l'arruolamento nella Wehrmacht su consiglio di tre francesi, girerà* molti campi minori (sopratutto Bohlen e Lippendorf), fabbriche, cave di carbone ecc impegnato nei lavori di ricostruzione delle linee ferroviarie che seguivano i bombardamenti alleati, o nelle miniere di carbone della centrale energetica di Lippendorf a tutt'oggi esistente ed attiva. Molte avventure gli accadono nel suo soggiorno forzato in Sassonia, molti sono i compagni che vede morire in incidenti vari e molti gli orrori che vive sopratutto a causa dei bombardamenti, delle malattie e della denutrizione. Ricordava spesso che aveva rischiato di morire per la febbre, e che il dottore del campo, un francese, lo aveva salvato dandogli molti più giorni di riposo del massimo consentito; ricordava dei raid notturni fuori della baracca per rubare le scorze di patate dalla discarica delle cucine o per scappare dal lato del campo dove stavano i francesi, con i quali aveva fatto amicizia e che gli regalavano di tutto visto che stavano molto meglio degli italiani grazie ai pacchi della loro croce rossa; spesso raccontava di come scambiasse i pacchi di sigarette francesi con le guardie in cambio di cibarie varie; di come si gettasse fuori della colonna dei prigionieri per raccogliere le piante di tarassaco (un radicchio selvatico molto amaro) che poi mangiava crude, o della razione quotidiana che consisteva in un pasto al giorno composto da mezza pagnotta di pane nero, margarina (che diceva essere ricavata dal carbone e che dava a tutti reazioni allergiche) un litro di zuppa e the' come bevanda (dove cavolo prendevano il the' i tedeschi nel 1943!?). E poi il lavoro, nel quale ogni tanto capitava l'incidente, come una volta in cui il treno facendo retro lo sbalzò giù dai binari, lui ne uscì con un po' di mal di schiena, un suo collega invece venne tagliato a metà* dalle ruote dei vagoni. Dopo più di un'anno di prigionia, nel quale aveva peraltro fatto amicizia con alcune guardie e col capo del campo che gli aveva anche salvato la vita da una guardia che voleva ucciderlo per aver disubbidito ad un'ordine, riesce a scappare dallo Stalag ed a rifugiarsi presso dei contadini, i Moser, che gli danno ospitalità* in cambio di una mano nei campi di patate, dato che i loro due figli erano morti entrambi in russia. Un giorno un russo a cavallo bussò alla porta e lui si trovò così a fare da interprete ed a salvare dalla totale confisca dei beni la famiglia che lo ospitava assieme ad un'altro italiano, il russo promise però che sarebbe tornato dopo pochi giorni e che se i due italiani non fossero stati in salute e ben vestiti la famiglia tedesca l'avrebbe pagata cara! Perchè per lui "italianskij karashò, gnemetskij njet!"

    Pochi giorni dopo il russo tornò e gli regalò una bicicletta, invitandolo presso la stazione ferroviaria dove i russi avevano creato un'area autogestita per i prigionieri liberati dai campi li attorno, mio nonno ringraziò così la famiglia che lo aveva ospitato e partì alla volta della stazione. Qui trovò molti altri italiani che gli comunicarono che i russi li avrebbero mandati a casa entro pochi giorni, ma i giorni e poi i mesi passarono senza che i russi dessero il minimo segno di volerli rimpatriare, così nella notte mio nonno saltò su un treno di passaggio assieme ad un compagno e rientrò in Italia passando dall'Ungheria, visto che le linee ferroviarie nella zona austriaca non esistevano più.

    Rientrato in Italia, dove era stato dato per morto, dovette ben presto emigrare per trovare lavoro e così nel 1946 partì per l'Argentina, Rio de la Plata, dove passò circa due anni. Da qui in poi la sua vita si fece un po' più tranquilla, finchè l' 1 maggio 2008 un tumore al polmone lo strappa ai suoi cari. (ed io mi ritrovo, due anni dopo, a scrivere questo articolo con le lacrime agli occhi).

    Ahimè dal suo soggiorno forzato in Germania non riporterà* nulla: la divisa italiana l'aveva consumata in pochi mesi e sostituita con un cappotto da ufficiale francese, ed al posto degli scarponi italiani ormai distrutti una guardia gli aveva portato un paio di stivali tedeschi imbottiti di pelliccia (da aviatore?) che due soldati polacchi gli ruberanno durante la sua fuga dal campo. Tanti sono invece i ricordi e gli aneddoti, i principali ve li ho riportati nel testo, altri li ricordo solo a momenti. Inquietante era la cifra dei morti nel campo: quando lui arrivò i prigionieri erano circa in 360, quando fuggì erano rimasti in circa 63... Le morti erano dovute in larghissima parte alla denutrizione che colpiva anche le guardie del campo (tutti mutilati che non potevano più servire al fronte).

    Strano invece il suo ricordo delle guardie del campo che considerava dei poveri disgraziati come lui, mezzo morti di fame, mutilati e preoccupati dal corso della guerra che stavano ormai perdendo, e che a parte il lavoro manuale condividevano all'incirca le stesse condizioni di vita dei prigionieri che sorvegliavano.

    Poco prima di morire, quando ancora nessuno sapeva della malattia che stava per comparire a tradimento, mi chiese di organizzarci per andare a visitare il campo dove era stato prigioniero, ma la sorte ha voluto diversamente e ad Oschatz, Bohlen e Lippendorf dovrò purtroppo andarci da solo...
    [center:377uncav]La sera risuonano i boschi autunnali
    di armi mortali, le dorate pianure
    e gli azzurri laghi e in alto il sole
    più cupo precipita il corso; avvolge la notte
    guerrieri morenti, il selvaggio lamento
    delle lor bocche infrante.
    Georg Trakl[/center:377uncav]

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: Storia di un italiano

    La storia delle persone normali è sempre la migliore. I patimenti e le sofferenze di milioni di persone comuni sono passate sotto silenzio coperte dal fragore della guerra.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  3. #3
    Utente registrato
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    Re: Storia di un italiano

    Emozionante è dire poco!
    Grazie per aver condiviso con noi questi ricordi.

  4. #4
    Utente registrato L'avatar di silent brother
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    Re: Storia di un italiano

    Una storia davvero molto commovente Cavaliere Nero!
    DANIELE
    "Ad unum pro civibus vigilantes"

  5. #5
    Utente registrato L'avatar di Cavaliere nero
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    Re: Storia di un italiano

    Grazie, eh è stata molto avventurosa la sua vita, spero che questo topic che ho scritto mi aiuti anche a non dimenticare i piccoli particolari della sua storia visto che in questi ultimi due anni alcuni dettagli stanno un po' sfumando nella mia memoria...

    L'unico documento che potrei postare a corredo della storia è il libretto di lavoro di quando era in Argentina, se riesco a trovarlo lo faccio
    [center:377uncav]La sera risuonano i boschi autunnali
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    guerrieri morenti, il selvaggio lamento
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    Georg Trakl[/center:377uncav]

  6. #6
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    Re: Storia di un italiano

    Storia bellissima ed interessante. Con altri particolari, se ne potrebbe fare un articolo, che ne dici?

    Frank

  7. #7
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    Re: Storia di un italiano

    Per me, le storie di uomini normali sono quelle che trasmettono più emotività*.
    Bello come racconto, ma triste come lo sono purtroppo tante.
    Grazie per averlo condiviso con noi
    luciano

  8. #8
    Utente registrato L'avatar di Cavaliere nero
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    Re: Storia di un italiano

    Penso che sia una bellissima idea Franco! come si potrebbe fare?

    Grazie Luciano, ed anche a tutti gli altri per averlo apprezzato...
    [center:377uncav]La sera risuonano i boschi autunnali
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  9. #9
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    Re: Storia di un italiano

    Posso provvedere io per trasformare il tutto in un articolo, collaboro con la rivista SGM (Seconda Guerra Mondiale) dove spesso vengono pubblicate storie di reduci. Mandami un pm e ci organizziamo.

    Alfa
    Per aspera ad astra

  10. #10
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    Re: Storia di un italiano

    Bellissimo e commovente racconto. Cerca di non dimenticarlo, finchè i ricordi sono vivi anche i nostri cari lo sono.

    Scusate una curiosità*, ma cosa vuol dire " italianskij karashò, gnemetskij njet"??

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