Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Type 20: gli orologi da pilota francesi

  1. #1
    Collaboratore
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    1,324

    Type 20: gli orologi da pilota francesi

    Questo mio lavoro è stato pubblicato, in origine, sul forum "Vetroplastica.it".
    Dopo la chiusra del forum, è stato ripubblicato su Kronos forum.
    Non è ancora completato: appena sarà finito verrà pubblicato anche qui di seguito.
    Nel frattempo, il lavoro in fase di esecuzione sarà visibile, insieme ad altri lavori sugli orologi militari sul forum Kronos:KRONOS ? Login
    Nel quale sarete sempre tutti benvenuti.


    Non si può pensare all'orologeria militare francese senza pensare ai leggendari Type 20 Airain, Auricoste, Breguet, Dodane, Chronofixe e Vixa.
    Si tratta di orologi dalla storia molto significativa e anche molto noti: sul web si trovano un sacco di notizie al loro riguardo.
    Purtroppo, però, non tutti ne parlano con cognizione di causa e qualcuno ne ha scritto, evidentemente, dopo una bella bevuta di cognac e questo è un peccato, perchè la materia merita un buon approfondimento...

    Si potrebbe un giorno aprire un dibattito, tra collezionisti ed appassionati, su quali nazioni abbiano maggiormente contribuito allo sviluppo dell’orologeria militare e per mezzo di quali orologi e modelli abbiano svolto un ruolo guida.
    Emergerebbe che senza dubbio l'orologeria militare ha radici antiche e ce l’ha proprio in Francia.
    È impossibile, infatti, studiare l’orologeria militare senza ricordare che Napoleone fu tra i primi strateghi moderni a dotarsi di un segnatempo affidabile e a dotarne i propri principali collaboratori.
    L’uso si diffuse prestissimo, anche negli altri eserciti, tanto che i due protagonisti dalla battaglia di Waterloo, Sua Altezza imperiale Napoleone 1° e Sir Arthur Wellesley, I duca di Wellington, avevano tutti e due un bel Breguet nel taschino…

    Però… mentre UK, USA, Germania, Olanda e, in misura minore, Italia e URSS, già a cavallo tra gli anni 30 e gli anni 40 iniziarono ad adottare, oltre agli orologi specialistici, anche degli orologi d’ordinanza e alcuni eserciti si spingono anche oltre, ovvero fino all’adozione di field watches per le fanterie, la Francia rimase indietro in questo percorso che pure aveva inizialmente tracciato.
    Come mai?
    Le Forze Armate francesi sono una realtà di tutto rispetto fino a tutta la Grande Guerra ed oltre, ma i Type 20 e i primi “field watches” francesi, gli Stowa, appaiono solo negli anni ’50, dopo un lungo periodo di difficoltà per la Francia.
    La Prima Guerra Mondiale lascia profonde lacerazioni e conflitti irrisolti: tutta l’Europa soffre per una profonda crisi politica, sociale ed economica.
    Nel '36 il Fronte popolare della sinistra vince le elezioni, in Francia, ma il governo del socialista Leon Blum non riesce a risollevare le sorti del paese, che giunge impreparato alla guerra.
    Non è vero, come si disse, che la Francia si arrese senza opporre una convinta resistenza.
    È vero piuttosto che le concezioni tattiche e strategiche utilizzate, nel primo periodo di guerra, da tutti i belligeranti erano obsoleti ed inadeguati ad arginare il concetto modernissimo e inedito della Guerra Lampo tedesca: in un… “lampo”, gli eserciti polacco, francese, inglese, olandese e belga furono travolti senza aver avuto modo di organizzare una resistenza adeguata.
    Ora, sarebbe noioso e fuori tema andare a specificare oltre le vicende storiche e politiche della Francia: quello che interessa è che, proprio quando, a cavallo tra il 1939 e il 1940, i belligeranti comprendono l’utilità di fornire orologi alle truppe, la Francia è in profonda crisi politica e militare.

    Il concetto di Field Watch.
    Ovviamente la Wehrmacht, come gli altri eserciti è già dotata di orologi.
    Anzi: pare che il primo esercito a dotare orologi in modo diffuso (non ai soli generali) fosse proprio quello prussiano e tedesco del XIX secolo, solo che gli orologi rimanevano all'epoca ancora appannaggio di ufficiali, specialisti, di tecnici di bordo, marconisti etc.
    Si tratta di orologi robusti, moderni, ben fatti, spesso raffinati e costosi, ma di dimensioni cospicue e principalmente da tasca, da tavolo o da parete.
    Le loro prestazioni erano e sono ottime, ma il loro costo, le dimensioni, la scarsa praticità di uso, li rendevano poco versatili e per forza di cose non poterono avere una grande diffusione.
    Qualche esercito, però, ha già iniziato a dotarsi di orologi da polso, economici, meno pregiati, ma molto più numerosi, all'inizio del XX secolo.
    Già in quegli anni, infatti, le meccaniche di dimensioni minori cominciarono ad essere affidabili e precise. Successivamente, l’incabloc inizia agarantire anche una notevole robustezza. Sono orologi dal costo limitato: senza complicazioni, a carica manuale.
    Una diffusione massiccia di orologi garantisce che una grande quantità di militari sappia sempre l’ora.
    Si comprende che, tatticamente e strategicamente, è meglio essere in tanti a conoscere un orario magari approssimativo, che essere in pochissimi a conoscere l’ora esatta.
    Frutto di questa concezione militare e strategica è il “field watch”, un orologio economico, robusto, forse poco preciso, ma anche affidabile, del quale dotare il maggior numero di soldati, anche di fanteria, e non solo i piloti, i navigatori, gli specialisti e i tecnici.
    Ebbene, proprio nei giorni in cui la Germania e l’UK scoprono il field watch (e, nel contempo, si ampia il fronte di guerra al punto da avere la necessità di coordinare le operazioni belliche anche su diversi fusi orari) e dunque proprio quando si decide di adottare i DH e gli ATP, la Francia è in condizioni di profonda crisi e non può partecipare a questa evoluzione.
    Le truppe tedesche hanno sfondato le linee di difesa, il primo ministro Paul Reynard si dimette, sostituito dal maresciallo Philippe Petain, che si affretta subito a chiedere un armistizio alla Germania.
    Per la Francia inizia un periodo, che ancora oggi pesa sulla coscienza di molti: il"collaborazionismo" con gli occupanti, che porterà una parte della società francese, primo fra tutti il governo, trasferito a Vichy, a condividere l'odio e la follia dei nazisti.
    De Gaulle ripara a Londra da dove, il 18 giugno, lancia dai microfoni della BBC un famoso appello ai francesi perché resistano ai tedeschi.
    Qualche giorno dopo denuncia l'armistizio e questo gli vale una condanna a morte in contumacia.
    Conquistata la fiducia di Churchill, da Londra e dall'Africa organizza le forze della Francia libera. Nel settembre 1941, de Gaulle creò il Comité National Français (CNF, Comitato Nazionale Francese), il governo della Francia Libera in esilio.
    Il 24 novembre gli Stati Uniti garantiscono il supporto economico all'iniziativa.
    Il 3 giugno del '44 viene nominato presidente provvisorio della repubblica dal Consiglio della difesa, nato in Congo nel '40. Un governo che viene riconosciuto dalle grandi potenze, Usa, Urss e Gran Bretagna.
    Gli equipaggiamenti delle FF.AA. della Francia libera sono inizialmente presi in prestito dall’Inghilterra, ma si tratta di materiale obsoleto ed inadeguato.
    Successivamente i francesi ricevono il più moderno equipaggiamento americano. A parte alcuni pezzi di origine francese o svizzera, anche gli orologi sono di provenienza anglosassone e nordamericana, dunque.
    Il 25 agosto gli americani liberano Parigi e De Gaulle entra nella città dove costituisce un governo provvisorio sotto il suo stretto controllo. Egli presiede il governo per i mesi seguenti, ma si dimette nel gennaio del 1946, in seguito ai contrasti con l’Assemblea costituente appena eletta, dovuti alla sua concezione di un esecutivo forte.
    De Gaulle nutre forte la speranza che il paese faccia ancora appello a lui.
    Ma le elezioni che si svolgono in autunno lo vedono sconfitto.
    Un destino simile spetta a Churchill in UK.
    Gli Usa varano il Piano Marshall, programma, impegnativo e coraggioso, ma anche molto saggio, di aiuto alle nazioni europee devastate dal conflitto.
    Gli aiuti vengono gestiti direttamente da un’organizzazione sovranazionale, dalla quale discende sia l’Ocse che l’idea stessa di Unione Europea.
    In tutta Europa si ricomincia a ricostruire: anche la Francia si dà una nuova Costituzione, si fanno riforme sociali e c’è notevole impulso allo sviluppo economico e sociale.
    La Francia è tra le nazioni Alleate e/o confinanti che si dividono il territorio tedesco in altrettante zone di influenza, secondo questo schema:





    La zona di occupazione destinata alla Francia è nel sud ovest, con capitale Baden Baden, ma ciò che maggiormente ci interessa è che nel settore francese capita uno dei grandi poli industriali orologieri tedeschi, forse quello con la maggiore concentrazione di fabbriche di orologeria: la Schlenker – Grusen ha sede in Villingen Schwenningen, la Junghans è a Schramberg, nel Baden-Württemberg, la Stowa ha sede in Engelsbrand, mentre Laco, Durowe e Puw hanno sede a Pforzheim, la Kienzle in Schwenningen, come la Hanhart, che inizialmente era nata in Svizzera, (nel 1882, in Diessenhofen) spostata in Germania nel 1902.
    Le produzione degli orologi di queste fabbriche era stata tutta convertita dal governo nazista alle esigenze di guerra ed era volutamente distribuita in diversi centri, sufficientemente vicini per garantire efficienza logistica, ma anche distribuiti per esigenze di difesa passiva.
    Ciò nonostante molte di queste fabbriche erano state pesantemente bombardate dagli alleati.
    Grazie agli aiuti del piano Marshall vengono ricostruite e riavviate alla produzione.
    A titolo di esempio, la Laco, Lacher e Co. e la Durowe a metà degli anni ’50 vengono ospitate in un edificio di 5 piani, occupano 1500 dipendenti e producono 80.000 movimenti meccanici al mese.
    Ovviamente una consistente parte della produzione orologiera di queste fabbriche venne assorbita dalle esigenze francesi.
    Non per nulla molti Junghans, molti Kienzle e molti Schlenker – Grusen che circolano sono privi di assegnazioni tedesche e, infatti, furono fabbricati per uso commerciale dopo la guerra, sotto l'egida francese...
    Ricordate che ne abbiamo già visto uno?




    Non solo:... gli orologi d'ordinanza francesi mostrano un chiaro imprinting tedesco... notate questi Breguet:


    Una tra le maggiori di queste esigenze era la ricostruzione di FF.AA. efficienti e moderne, dotate di segnatempo di buona qualità, per far fronte alle nuove crisi politiche e militari internazionali.
    Ciò nonostante la Francia vive anche una profonda crisi politica, dovuta all’instabilità politica e alle lotte di insorgenza nazionale nelle diverse colonie d’oltremare.
    Dopo una guerra durata nove anni, la Francia abbandona l’Indocina nel 1954. Nello stesso anno inizia la Guerra di Algeria.
    Nel maggio del 1958 ufficiali dell’esercito e civili europei, temendo che il governo di Parigi si stesse preparando a negoziare con i ribelli, insorsero nei confronti della madre patria e presero il controllo di Algeri, appoggiati dal comando dell’esercito: sull’esempio algerino, il colpo di stato militare sembrava imminente anche in Francia.
    In questa situazione critica il generale De Gaulle rientrò sulla scena politica come un salvatore: a giugno l’Assemblea nazionale gli concede pieni poteri per governare il paese per sei mesi e preparare una nuova Costituzione.
    Dunque questa è la situazione storico politica in cui appaiono i primi veri orologi militari francesi da polso: i Type 20 e i field watches della Stowa, orologi il cui DNA teutonico è innegabile...
    I risarcimenti di guerra, però, è bene dirlo da subito, con le forniture di orologi militari... non c'entrano nulla...



  2. #2
    Collaboratore
    Data Registrazione
    Aug 2006
    Località
    Pieve di Cento (BO ) Emilia Romagna
    Messaggi
    4,401
    Si vede che sei un vero esperto del settore. Potrei stare ore a guardare le belle foto e leggere le tue professionali descrizioni.
    COMPLIMENTI
    sven hassel
    duri a morire

  3. #3
    Collaboratore
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    1,324
    Grazie... è ancora solo la prima puntata...

  4. #4
    Utente registrato L'avatar di stecol
    Data Registrazione
    Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    2,554
    Continua Klaus, che la cosa si fa interessante ...
    É difficile volare con le aquile quando hai a che fare con i tacchini ....

  5. #5
    Collaboratore
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    1,324
    Andiamo avanti:
    Nel campo dell’orologeria militare bisogna essere sempre molto restii a fare affermazioni assolute e perentorie: la materia è tanto vasta ed insidiosa che… mai dire mai…
    Però... non so se ci avete mai fatto caso, ma penso di non sbagliare se affermo che i privi veri cronografi da pilota assegnati della storia (e nati, progettati e costruiti per l'aeronautica da guerra) sono tre e appaiono più o meno nello stesso periodo storico: i Tutima Glashütte, gli Hanhart e i sovietici Type 1 e similari.
    Sebbene concepiti nel 1939 (i tedeschi) e nel 1941 (i sovietici), per lungo tempo questi tre orologi (e le loro sottoversioni e derivati) rimasero gli unici cronografi da pilota da polso assegnati (altra affermazione pericolosa...?).
    A dire il vero, però, mentre i due orologi della Luftwaffe sono dei prodotti moderni, quello sovietico appare un ripiego, un riuso di meccaniche e casse progettati per altro uso e che hanno le dimensioni di un orologio da tasca.

    Data la premessa storica, non stupisce che, mentre gli Alleati si ritrovavano a dover gestire e smaltire consistenti surplus di orologi militari, (che in parte riverseranno sul mercato civile, in parte stoccheranno e in parte distruggeranno,) la Francia correva invece a dotarsi di orologi militari.
    La Francia, ovviamente, non si limitò a farsi rifornire con i surplus alleato, poichè UK e USA avrebbero smaltito solo orologi obsoleti, mentre inviarono ai magazzini quelli più moderni.
    D'altra parte, non stupisce neppure che, nei primi anni '50, ovvero nel momento in cui la Francia si accinse a dotarsi di un cronografo da pilota per una propria aviazione moderna, le specifiche tecniche e le caratterisiche estetiche si ispirassero agli orologi tedeschi.
    Ma c'è anche un altro motivo per cui agli esordi della loro orologeria militare moderna i francesi attinsero tanto all'esperienza germanica.
    La Germania all'epoca era ancora divisa in diverse zone di occupazione: ognuna delle potenze alleate possedeva l'autorità di governo della propria zona e sosteneva diverse politiche verso la popolazione.
    Il piano originario degli Alleati per governare la Germania come singola unità attraverso il Consiglio di Controllo degli Alleati si ruppe nel 1946-1947, a causa delle crescenti tensioni della Guerra Fredda tra l'Occidente e l'Unione Sovietica.
    La completa rottura della cooperazione est-ovest divenne evidente con il blocco di Berlino, e il ponte aereo più famoso della storia, dal 24 giugno 1948 al 11 maggio 1949).
    Fallito il piano iniziale, le tre zone occidentali si unirono nella Repubblica Federale Tedesca Stato che nacque nel maggio 1949, mentre nella zona di occupazione sovietica nacque la Repubblica Democratica Tedesca nell'ottobre 1949.
    Ad ovest, l'occupazione continuò ufficialmente fino al 1955, ma dopo la creazione della repubblica federale i governatori militari furono sostituiti da alti commissari civili, le cui posizioni erano talvolta a metà tra quelle di governatore e ambasciatore.
    Quando la repubblica federale fu riconosciuta come Stato sovrano nel 1955, l'occupazione occidentale cessò di esistere.
    Gli alti commissari furono sostituiti da ordinari ambasciatori.

  6. #6
    Collaboratore
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    1,324
    Caratteristiche generali:
    Purtroppo, si sa molto ma non si sa ancora tutto sulla storia di questi orologi.
    E, purtroppo... circolano ancora sul web un sacco di informazioni sbagliate in materia... Siamo qui proprio per cercare di fare chiarezza e sfatare falsi miti...
    A differenza che per i Type 21, ci manca, innanzitutto, il bando di gara e di selezione, con l’elenco delle specifiche tecniche di riferimento, dal quale evincere, tra l’altro, anche il periodo in cui si commissionarono i primi lotti.
    Dobbiamo dunque risalire alle caratteristiche tecniche, per mezzo dell’osservazione delle caratteristiche comuni o di quanto riferito dai centri di revisione. Le caratteristiche tecniche iniziali, infatti, venivano sottoposte a verifiche periodiche.
    Queste la caratteristiche: quadrante nero, con indici e lancette luminescenti (al Radio), lancetta dei secondi cronometrici centrale, contatore dei minuti a ore tre, con scala fino a 30 minuti, contatore dei secondi continui a ore 9.
    Cassa in acciaio (o cromata o in allumino, il solo Auricoste), con fondello e vite o a scatto, ghiera rotante bidirezionale, per prendere memoria dei tempi di misurazione superiori ai 30 minuti, e pulsanti a pompa.
    Precisione nell’ambito di 8 secondi al giorno, carica manuale, riserva di carica di oltre 35 ore e capacità di gestire le operazioni di start, stop e reset, anche mediante funzione Taylor, almeno 300 volte senza problemi.
    Tuti, tranne il Vi-xa, hanno un meccanismo cronografico con sistema di antishock.
    Manca la funzione hack set, ma è presente la “Funzione Taylor”, “flyback” o “Retour en vol” o “di azzeramento e ripartenza istantanei”.
    Cos'è e a cosa serve?
    I cronografi tradizionali, fino agli anni ’30 del secolo scorso, erano comandati da un solo pulsante, mediante il quale avveniva il controllo dello smistamento della cronometria, per il conteggio dei tempi parziali.
    Mentre l’orologio continua beato il suo compito dedicato a registrare il tempo continuo, parte dell’energia del bariletto, irreggimentata dai sistemi che ne gestiscono il ritmo e la cadenza, viene utilizzata da un sistema di registrazione del tempo parziale.
    Con un solo pulsante si dava inizio, si fermava il tempo parziale e si riazzerava il conteggio.
    Una volta riazzerata la rilevazione, il crono è di nuovo pronto ad effettuare una nuova misurazione.
    Nei primi anni ’30 la ditta Breitling realizza un cronografo con due pulsanti, che consente di effettuare le misurazioni in modo più efficiente: uno dei due pulsanti fa partire, fermare e, se occorre, fa ripartire il tempo parziale cronometrico. In condizioni di “stop”, dato con questo primo pulsante, il secondo pulsante è in grado di azzerare il tempo misurato, mettendo in condizione di ricominciare la misurazione.
    Questo tipo di sistema è più utile di quello tradizionale, monopulsante, ma rimane piuttosto complicato e farraginoso da usare.
    Occorre, infatti, comunque dare diversi comandi all’orologio, mediante l’uso di due pulsanti, uso che richiede tempo e coordinazione, con il rischio di perdere tempo e di compiere errori.
    Così Longines, nella seconda metà degli anni '30 (1936, 1938, per altre fonti) realizza un movimento cronografico con la funzione di azzeramento e ripartenza istantanei "back-to-fly".
    Il numero del brevetto della Longines è 183262.
    Un tasto fa partire il tempo cronografico, parziale, da sottoporre ad una prima misurazione. Ad un dato momento, a comando, l’orologio è in grado sia di comportarsi come fino ad allora succedeva: stop e riazzeramento, sia di riazzerare e far ripartire da zero una marcia cronografica che, in realtà, non si è mai arrestata.
    Questa funzione è particolarmente utile per coloro che hanno bisogno di misurare con rapidità due o più eventi in rapida successione.
    Ciò avviene, in navigazione aerea, quando occorre misurare il tempo che si impiega fino ad un dato punto di riferimento (cartografico o geografico) per poi misurare il tempo da percorrere in vista dello step successivo.
    Più che garantire un risparmio di tempo, questo sistema garantisce che la seconda misurazione parta davvero.
    Un solo atto è più facile da controllare rispetto a tre atti distinti (certe volte si ricomincia a contare senza neanche guardarlo, il crono) e c’è meno rischio di trovarsi con il cronografo che non ha ricominciato la misurazione perché una delle tre distinte pressioni non è andata a buon fine.
    D’altra parte questo tipo di misurazione da una parte sembra stressare un pochino di più le componenti meccaniche e dall’altre non permette di tenere memoria del tempo trascorso.
    Qualcuno tende a paragonare questa funzione con la funzione “sdoppiante o rattrapante”, ma in realtà sono due cose diverse, con scopi diversi, poiché con la Funzione Taylor si ricomincia a misurare da zero e non si di stingue la misurazione tra un tempo “grande” ed uno “minore”.
    Oggi l’elettronica rende inutili o superflue queste funzioni che, a dire il vero, tendevano all’obsolescenza già negli anni ’60. Eppure ci sono ancora case produttrici che adottano questa complicazione, quasi come vezzo vintage.
    In Francia, i principali utilizzatori di questi cronografi sono stati i piloti e gli equipaggi dell'Aeronautica Militare, della Marina, dell’Esercito e il CEV (Centre d'Essai en Vol), Centro di Sperimentazione del Volo.
    Qualcuno sostiene che alcuni di questi orologi avrebbero servito durante la guerra in Indocina.
    In realtà, però, la Guerra di Indocina termina proprio nel luglio del 1954, anno in cui sarebbe stato eseguito il primo contratto di fornitura, dunque se partecipazione sarà stata… di sporadica partecipazione si sarà trattato.
    Altri cronografi sono stati venduti alle forze aeree del Marocco e Argentina, nell’ambito di rapporti di fornitura di aeromobili e di formazione di personale di volo..

    Qui c'è il report finale delle prove tecniche, datato Luglio 1953, con tanto dei nomi dei tre funzionari selettori e loro numero di telefono interno, al ministero...

    Da programma contrattuale i cronografi avrebbero dovuto essere rivisti e controllati ogni anno, per la verifica delle prestazioni iniziali, ma questa è la teoria.
    Dopo ogni controllo, invece, sul fondello dell'orologio si incideva una data di scadenza della garanzia di perfetto funzionamento con le lettere "FG" (che stanno per Fin Garantie) prima della data stimata per il successivo intervento di controllo e, se necessario, di pulizia e manutenzione.
    In realtà pare che gli interventi avvenissero a scadenza un pochino irregolari, con salti in ordine casuale.
    Come abbiamo detto di recente, i marchi FG non costituiscono "segno di assegnazione", di proprietà, approvazione o altro: sono solo una sorta di promemoria tecnico.
    Il "Tipo 20" e "Tipo 21" hanno alcune caratteristiche comuni. Entrambi sono dotati di manuale calibro a carica automatica con la funzione "back-to-fly", quadrante nero con indici e numeri arabi e una lunetta girevole bidirezionale con riferimento. Entrambi hanno dimensioni simili tra i 37 ei 39 mm di diametro senza corona.
    Al di là delle somiglianze di base, tuttavia, esistono alcune variazioni nei dettagli dei diversi orologi forniti da ciascun costruttore.
    Analogamente, sono stati utilizzati diversi movimenti.
    La maggior parte dei cronografi Type 20 hanno due contatori, ma qualcuno ne ha tre.
    Alcuni hanno una lunetta con incisione di numeri e altri solo un indice marcatore girevole.

  7. #7
    Moderatore L'avatar di maxtsn
    Data Registrazione
    Jan 2011
    Località
    Prov. TO
    Messaggi
    6,576
    Complimenti per le tue conoscenze.
    Ti ringrazio per l'interessante e spiegata ottimamente condivisione.
    __________________________________________________ __________________________________________________ __

    Max

    Frangar non flectar

  8. #8
    Moderatore L'avatar di coloniale
    Data Registrazione
    Mar 2008
    Località
    Ducato di Parma - Emilia Romagna -
    Messaggi
    4,858
    che topic spettacolo! grazie di aver condiviso le tue conoscenze con noi!
    ciao Nicola
    "coloniale"

    SUMMA AUDACIA ET VIRTUS!

  9. #9
    Collaboratore
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    1,324
    Beh, grazie a voi dell'apprezzamento: fa piacere che sia piaciuto.
    Proseguo nella trattazione per affrontare la prima delle grandi case che hanno fornito questi orologi.

    Si tratta della prima, e non solo in ordine alfabetico: è una di quelle che preferisco in assoluto:
    Auricoste
    In ordine alfabetico dovremmo trattare prima di tutti la Airain, ma questo non è che un nome per designare i Dodane. Per comodità, dunque, tratterei Dodane, Chronofixe e Airain insieme.
    La fabbrica Auricoste ha una lunga tradizione alle spalle: fu fondata nel 1854 da Emile Thomas, un orologiaio specializzato in cronometri marini.
    Gli succede Joseph Auricoste, nel 1889 che gli conferisce il nome che attualmente ancora porta.
    Sin dagli esordi l’azienda ha sempre avuto stretti legami con la Marina di Stato e con le forze armate francesi e gode di una inattaccabile reputazione nel settore della cronometria da navigazione marina, reputazione rafforzata da numerosi riconoscimenti in competizioni ed esposizioni universali.
    Qui il link al museo della casa madre:
    Auricoste | Le Musée Auricoste



    La auricoste fu tra i primi a dotare di orologi gli aviatori francesi, nei primi anni del 1900:

    Dopo la seconda guerra mondiale, Pierre Auricoste, succeduto al padre Joseph, inizia a collaborare con aziende di eccellenza, come la Patek Philippe, nello sviluppo di cronometri elettromeccanici di bordo per la marina da guerra francese.


    La ditta ha prodotto anche ottimi orologi da cockpit aeronautici, con meccaniche svizzere, per le varie FF.AA. francesi e dei paesi alleati:



    Sempre nell’ambito delle forniture militari alla Marina da guerra francese è nota la collaborazione con Cousteau per gli orologi da polso militari subacquei Auricoste - Spirotecnique.

    Ancora oggi l’Auricoste fornisce orologi di bordo per alcune delle principali unità navali della Marine Nationale, comprese portaerei e sommergibili nucleari, ma figura tra i fornitori di ministeri, di uffici pubblici, del parlamento repubblicano e dell’Eliseo.




    La più nota fornitura di orologi militari J Auricoste è però forse proprio quella di Type 20, fatta per le FF.AA. francesi nel biennio 1954/1955, in diverse varianti, per un totale di 2.000 pezzi.
    Sebbene vi siano diverse sotto-versioni di Type 20 Auricoste, tutte montano la meccanica Lemania 2040 (15TL) 15 linee, derivato dall’Omega 33.3, dunque di primissima categoria, con la “funzione Taylor", un contatore da 30 minuti a ore 3 e secondi continui alle 9.


    Versione con trotteuse luminescente (la mia preferita: adoro le trotteuse luminescenti... la trotteuse è la lancetta dei secondi centrali)...

    Per molti (non nascondo di essere tra costoro...) è il miglior movimento di tutta la serie Type 20 e, da solo, rende appetibili gli Auricoste sebbene non acciaio.
    Sulla platina principale, sotto il bilancere, proprio sopra la identificazione numerica del calibro 2040, c'è la sigla LWO (Lemania Watch l'Orient), ad indicare che l'ebauche è prodotta dalla prestigiosa casa svizzera.

    Esistono almeno tre tipi di cassa: uno in ottone cromato, l’altra in acciaio inox e una terza, praticamente mai citata, in alluminio.
    Il primo è di gran lunga la più comune. Può mostrare le tracce del tempo, ma la maggior parte hanno subito un trattamento di rodiatura che rende la cromatura molto robusta e resistente, anche se talvolta assume un aspetto opaco.
    Il modello in acciaio è molto più raro e fu principalmente riservato al Centro Sperimentale di Volo di Brétigny-sur-Orge, (CEV: Centre d’Essai en Vol) su specifica ordinazione.
    Centre d'essais en vol de Brétigny-sur-Orge ? Wikipédia
    Ancor più rara è la versione in alluminio, pare che fosse sempre destinata al CEV.
    In tutti e tre i casi, le casse misurano 38 mm, corona esclusa la corona e il fondo è in acciaio a scatto.
    La lunetta-ghiera girevole bidirezionale è dentellata, ed ha un singolo indicatore-marcatore, trattato con vernice luminescente al Radio, a dire il vero non molto visibile...

    Sono molto rare e forse ricomprese nel numero totale di 2.000 pezzi le versioni dei Type 20 Auricoste prodotte in piccole quantità per i piloti marocchini, per quelli argentini e per il mercato civile.
    Generalmente questi ultimi sono in acciaio, hanno il fondello avvitato ed hanno una lunetta graduata, diversa, nera, in materiale sintetico.

    Il fondello degli Auricoste reca il numero di contratto di fornitura "5099-54" e un numero di serie, oltre alle consuete marcature FG che possono essere le più diverse.
    Quelli destinati al Centre d’Essai en Vol portano la marcatura CEV.
    Cassa in alluminio?

    Cassa in acciaio:


    Auricoste esiste ancora: il marchio è stato acquistato nei primi anni '90 da Claude Tordjmann e la sua sede è ora sempre a Parigi, nel 15 ° arrondissement.
    Dopo diversi annunci ed altrettanti rinvii la Auricoste ha varato di nuovo una moderna versione del Type 20:

    Non conosco l'orologio, di solito le riedizioni non fanno impazzire i puristi e gli amatori, ma le caratteristche di questa qui sembrano decisamente proprio di eccellente livello, come tradizione J.Auricoste vuole, da oltre 150 anni: meccanica automatica DUBOIS DEPRAZ 42021 DD/57JEWELS con 28600 alt/ora,
    diametro 42 mm, vetro in hesalite, impermeabile 100 mt., campitura al SuperLuminova e prezzo... decisamente consistente.

    La sede, a Parigi, dell'azienda, nei primi anni del secolo scorso, al n° 10 di Rue de la Boetie:

    Nel 1900 l'azienda riceve una madaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi.
    Pubblicità dell'epoca: come si vede Auricoste è titolare del marchio Aural, con il quale (oltre che con il proprio nome) ha fornito orologi e cronografi al Ministere de la Guerre durante il primo conflitto mondiale.


    Ecco un Auricoste con un altro figlio della Francia del secondo dopoguerra: l'erogatore Mistral, monostadio, famoso quanto coloro che lo perfezionarono: Cousteau e Gagnan.

    Dunque una storia di oltre un secolo e mezzo, densa ed ininterrotta di produzioni prestigiose e di forniture militari.
    Una storia tutta francese, che si è svolta in un campo in cui Italia e Francia hanno sempre primeggiato, rivali ed alleate, in pace e in guerra: l'amore per le immersioni, la navigazione e il mare, in tutte le sue forme.

Permessi di scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •