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Discussione: Ulderico Barengo: uno storico dell' Arma in AOI 1935/36

  1. #11
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    All' osservatorio/senza data
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  2. #12
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    Adi Ugri/5 giugno 1936/ Festa dell' Arma


    Foto di gruppo col personale nazionale ed indigeno
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  3. #13
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    Adi Ugri/5 giugno 1936/ Festa dell' Arma




    Altre foto scattate nella stessa occasione
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  4. #14
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    Adi Ugri/5 giugno 1936/ Festa dell' Arma

    La 70^ sez. mobilitata CC.RR. al comando del Ten. Latini (Div. Gran Sasso)






    Monumento ai caduti del passo di Af-Gagà / senza data
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  5. #15
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    Darò Taclè/senza data


    Tomba del tenente dei Bersaglieri Mario Morgantini, primo caduto nazionale della guerra d' Abissinia


    Sul cartello si legge:

    TEN. MORGANTINI
    GRUPPO BANDE DEL SERAE'
    PRIMO UFFICIALE CADUTO
    DARO' TACLE'
    3 OTTOBRE 1935
    _____________________


    Sul retro timbro rettangolare:



    ISTITUTO LUCE
    LARGO SANTA SUSANNA 17 ROMA
    SERVIZIO NEGATIVI
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  6. #16
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    Il corpo d' armata Maravigna si dispone su tre colonne: in avanguardia a quella di centro, avanza la banda del Seraè comandata dal tenente Mario Morgantini, bersagliere, e formata in parte da ex gregari del commissariato di governo del confine meridionale. Oltre Rama, non lungi dal Mareb, là dove ha termine la pianura, e il cammino prende a salire sulle alture che conducono ad Adua, è stata organizzata dal nemico una sottile linea difensiva: pochi uomini armati di fucili e di mitragliatrici contro un' imponente colonna avanzante. Ma i tigrini delò ras Seium sono fortemente ancorati al fortino di Darò Taclè e si battono con accanimento approfittando di un momentaneo loro prevalere numerico contro i trecento ascari della nostra avanguardia. Vi sono delle perdite nel reparto e Morgantini, che si batte alla sua testa, è ferito a morte.
    (Antonio Pignatelli - La guerra dei sette mesi - Longanesi - Milano - 1972)
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  7. #17
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    Soldati abissini festeggiano dopo il combattimento di Darò Taclè. Quello al centro imbraccia un f.m. Breda 30 catturato agli italiani; quello a destra indossa l' uniforme e il berretto rigido appartenuti a Morgantini.
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  8. #18
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    Dembeguinà/ senza data



    ____________________



    Il 15 dicembre il gruppo bande dell' altopiano, al comando del maggiore Criniti, avvistò a sud del Tacazzè (sulla cui riva settentrionale il gruppo si teneva in osservazione avanzata) forti nuclei nemici che si avvicinavano. Non poteva trattarsi che del ras Immirù.
    (...)
    Fu così dato ordine al tenente Ciarpaglini di aprire la marcia verso Af Gagà ed Axum con le motocarrette del reparto carri veloci che si trovava con il gruppo bande sul Tacazzè. Ciarpaglini si era mosso da poco, con la scorta di un carro veloce e di cinquanta uomini di banda, quando si udì dal campo un nutrito fuoco di fucileria accompagnato dai colpi di una mitragliatrice. Che era accaduto? Gli uomini del ras Immirù, sicuramente con l' aiuto di abitanti del luogo, si erano insinuati, percorrendo un itinerario arditissimo e ritenuto intransitabile, fra i nostri reparti e la loro via di ritirata ed avevano occupato il passo di Dembeguinà, punto di passaggio obbligato. Al nostro ufficiale pervenne un biglietto del tenente cui era affidato il comando dei cinquanta gregari dati di scorta alle motocarrozzette: "Siamo stati attaccati da alcune migliaia di abissini che tengono la posizione di Dembeguinà. Tentiamo di ripiegare. Urgono rinforzi". Non c' era da dfare altro che partire e subito. Criniti prese il comando della colonna. La banda "Cheren" marciava al centro, la "Seraè" e la "Hamasien" ai lati. In testa due carri veloci, altri due ai fianchi, uno in coda. Appena stabilitop il contatto con gli etiopici, i nostri reparti attaccarono. Furono mandati avanti i carri armati che quasi subito perdettero i cingoli rimanendo immobbilizzati. Il loro comandante, maggiore Crippa, che dirigeva a cavallo l' attacco, cadde ai primi colpi. Lo stesso Criniti fu raggiunto da una pallottola che gli si conficcò nella coscia.
    (...)
    Il tenente di Campello fu colpito alla mascella e al braccio sinistro. La situazione era buia e pareva senza via d' uscita: gli abissini immettevano continuamente truppe fresche nel combattimento che si faceva sempre più incandescente. Al termine di un ennesimo tentativo effettuato concordemente dai nostri reparti superstiti, un varco fu aperto verso nord, stretta breccia nel muro crepitante e tonante del fuoco nemico: ma mentre superato il passo, le bande scendevano il declivio,m gli abissini lanciarono un nuovo attacco. Con disperato coraggio i nostri contrattaccarono decisamente; e gli uomini del ras Immirù, anch' essi, e più di noi, duramente provati sebbene in numero preponderante, si ritirarono concludendo così quella sanguinosa giornata. Le nostre perdite furono sensibili: tutti i carri veloci e le motocarrette distrutti, i loro equipaggi quasi interamente annientati. Quanto alle bande, quella di "Cheren" ebbe da sola circa 222 gregari uccisi, oltre a due ufficiali, su una forza totale di 400. In tutto la giornata ci costò, fra morti e feriti, 9 ufficiali, 22 militari nazionali, 370 gregari.
    (Antonio Pignatelli - La guerra dei sette mesi - Longanesi - Milano - 1972)
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  9. #19
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    Militari del X° Squadrone carri veloci "Esploratori del Nilo"/19° Rgt. Guide decorati per il fatto d' arme di Dembeguinà, 15 novembre 1935 -XIV E.F.

    _______

    Capitano di cavalleria CRIPPA ETTORE di Carlo.
    M.O.V.M. alla memoria.

    "Capitano di cavalleria di uno squadrone di carri veloci seppe formare un reparto solido, vivace, ardimentoso. Dal Tacazzè a Dembeguinà - in aspro estenuante e sanguinoso combattimento - mise in valore le sue doti eccelse di comandante abile e risoluto. Sprezzante di ogni pericolo sotto l' imperversare del fuoco nemico, pur di dare il massimo appoggio alle proprie fanterie, non esita a uscire dal carro per impartire ordini e lanciarsi all' assalto. Colpito a morte tenne contegno eroico, sereno; esempio superbo di cavaliere d' Italia".
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  10. #20
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    Tenente di cavalleria MARTELLI FRANCO (figlio di S.E. Alessandro Martelli).
    M.O.V.M. alla memoria.

    "Volontario di guerra, spirito ardente; animatore, trascinatore dei suoi carristi veloci, li condusse alle più ardue ed eroiche gesta nel difficile esanguinoso combattimento di Dembeguinà. Assunto il comando dello squadrone in seguito alla morte del suo capitano, per rendersi contodella situazione, sotto raffiche intense del fuoco nemico, uscì dal proprio carro, impartì ordini e si lanciò decisamentenella mischia. Ferito a morte, tenne contegnoi eroico, incitando i dipendenti nell' aspra lotta. Spirò al grido di: Viva il Re. Viva il Duce".
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